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Rivestì numerose cariche all'interno degli uffici e dei diaprtimentidipartimenti del Ministero della Guerra nipponico, arrivando alla carica di Ministro dello stesso nel 1936. Capo di Stato Maggiore dell'esercito imperiale dal 1940, Sugiyama fu favorevole alla guerra contro le potenze occidentali: inizialmente vittoriosa, la [[Guerra del Pacifico (1941-1945)|guerra sul fronte del Pacifico]] divenne sempre più costosa e avara di successi giapponesi, tanto che il Primo ministro [[Hideki Tojo]] lo destituì all'inizio del 1944. Sugiyama fu comunque richiamato già a luglio e nominato Ministro della Guerra, poi comandante supremo di un gruppo d'armate vicino Tokyo incaricato di respingere possibili sbarchi statunitensi. DieciDopo giornila dopo[[Resa ladel Giappone|resa senza condizioni del [[Giapponesuo paese]], il generale Sugiyama si uccise contolse la propria pistolavita.
 
== Biografia ==
Il 27 settembre 1940, a seguito della [[Campagna di Francia|caduta della Francia]] e dell'alleanza formale con [[Adolf Hitler|Hitler]] e [[Benito Mussolini|Mussolini]] mediante il [[Patto Tripartito]], il Giappone ottenne dal [[regime di Vichy]] il permesso per la creazione di basi militari nell'[[Indocina]] settentrionale: quest'atto inasprì le relazioni diplomatiche intrattenute con gli [[Stati Uniti d'America]] e il [[Regno Unito]], già tese per le brutalità nipponiche in Cina; la crisi si aggravò quando nel luglio 1941 il Giappone [[Occupazione giapponese dell'Indocina|occupò integralmente]] la colonia francese. Gli Stati Uniti decretarono dunque un [[embargo]] petrolifero ai danni del Giappone (subito seguiti dai maggiori produttori mondiali dell'epoca), che sarebbe stato rimosso soltanto con il ritiro delle armate imperiali dall'Indocina e dal continente.<ref>{{Cita|Millot 1967|pagg. 24-25, 37-38}}</ref> Le discussioni in seno ai vertici governativi e militari protesero sempre più per una risoluzione aggressiva della crisi e Sugiyama si schierò immediatamente con il partito favorevole alla guerra contro Stati Uniti e potenze coloniali nell'[[Oceano Pacifico]]: egli dichiarò che l'unica concessione ammissibile per l'Impero era quella di smobilitare le truppe impegnate sul fronte cinese entro il 1966.<ref name="kgbudge.com"/> Poiché i negoziati si stavano facendo sempre più serrati a causa della fermezza statunitense, le alte sfere nipponiche pianificarono un [[Attacco di Pearl Harbor|attacco a sorpresa a Pearl Harbor]] per neutralizzare la [[United States Navy|US Navy]] nel Pacifico e poter così conquistare le rive del Sud-Est asiatico, ricche di petrolio e altre materie prime.<ref>{{Cita|Millot 1967|pagg. 28, 32-34}}</ref> Nel corso di una conferenza tenutasi il 20 novembre 1941, Sugiyama dette il suo consenso a un documento che prevedeva l'amministrazione militare della futura [[Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale]], senza tenere in conto l'opinione del Primo ministro [[Hideki Tojo]]. Affermò anche, durante un'altra riunione, che il Giappone non doveva temere attacchi aerei in tempo di guerra<ref name="kgbudge.com"/> e sostenne sempre che un conflitto contro l'Occidente sarebbe stato di facile soluzione.<ref name="duringthewar"/>
 
Nel dicembre 1941 il Giappone dette avvio a una [[Guerra del Pacifico (1941-1945)#L'espansione giapponese. 1941-1942|grande espansione in Asia e nel Pacifico]] conquistando vaste distese: i successi mietuti sembrarono dare ragione alle previsioni di Sugiyama, a differenza di quanto accaduto nel 1937. Una prima smentita si verificò nell'aprile 1942 quando Tokyo venne bombardata nel corso del [[Incursione aerea su Tokyo|"Doolittle raid"]], evento che glisi fecetradusse perderein moltaun'enorme perdita di credibilità per il generale; laegli convinse Tojo ad approvare una legge retroattiva sulla pena di morte per gli equipaggi dei bombardieri, provocando così l'esecuzione di tre aviatori statunitensi. La [[Battaglia delle Midway|sconfitta sofferta a Midway]] nel giugno 1942 e la sfibrante [[campagna di Guadalcanal]] infine perduta all'inizio del 1943 frenarono poi l'avanzata giapponese. NonostanteProprio questii rovesciripetuti ilfallimenti generaleraccolti nel tentativo di conquistare [[Henderson Field|la pista aerea]] sull'isola cominciarono a intaccare seriamente la fama di Sugiyama: venneil insignito31 dicembre 1942 partecipò a una conferenza del Gran Quartier Generale imperiale alla presenza dell'ambitoimperatore titoloe onorificovoluta dida Tojo per ridimensionare l''Gensui''influenza del generale. Il Primo ministro parlò per quasi due ore indirizzando numerose e malcelate critiche a Sugiyama anche grazie al sostegno del Ministro della oMarina [[Gensui|marescialloShigetaro di campoShimada]], nelpianificando giugnouna 1943nuova strategia globale e dichiarando che la conduzione della guerra doveva essere appannaggio del governo imperiale e non dello Stato Maggiore generale dell'esercito.<ref name="kgbudge.com"/>
 
Nonostante questi rovesci e il richiamo dell'imperatore, che gli rimproverò le sue baldanzose dichiarazioni fatte sia sulla Cina sia a proposito di una guerra contro le potenze occidentali,<ref name="duringthewar"/> Sugiyama venne insignito dell'ambito titolo onorifico di ''Gensui'' o [[Gensui|maresciallo di campo]] nel giugno 1943.<ref name="kgbudge.com"/>
 
==== Ultimi anni e morte ====
[[File:Koiso_cabinet_photo_op.jpg|thumb|right|I membri del governo Koiso al momento dell'insediamento: Sugiyama è il primo da sinistra in primoprima pianofila]]
 
La pressione statunitense si fece insostenibile proprio quello stesso mese, quando il 30 giugno il generale [[Douglas MacArthur]] e l'ammiraglio [[William F. Halsey]] lanciarono una [[Operazione Cartwheel|duplice offensiva]] nelle [[isole Salomone]] e in [[Nuova Guinea]]. A novembre scattò una vasta offensiva nel Pacifico centrale che privò il Giappone delle [[Isole Gilbert]], seguita da una serie di devastanti operazioni aeronavali contro le [[Isole Marshall]]: i bombardamenti precedettero lo sbarco in forze delle truppe statunitensi, che entro la fine del febbraio 1944 si assicurarono il possesso delle posizioni strategicamente più importanti.<ref>{{Cita|Millot 1967|pagg. 489, 574, 599, 614}}</ref> Soprattutto quest'ultima disfatta, che avvicinò il fronte alla madrepatria, si riflesse assai negativamente sul prestigio di Sugiyama: la crisi nelle sfere governativo-militari venne risolta dal Primo ministro [[Hideki Tojo]] con la forza e il 21 febbraio 1944, come accadde ad altri comandanti di rango elevato, il maresciallo venne bruscamente sollevato dalla carica di Capo di Stato Maggiore dell'esercito con l'accusa di disfattismo e incapacità;<ref>{{Cita|Millot 1967|pag. 615}}</ref> Tojo stesso assunse tale posizione mentre Sugiyama venne relegato aal ruolo di Ispettore dell'addestramento.<ref name="kgbudge.com"/> Il 18 luglio dello stesso anno, però, con [[Campagna delle Isole Marianne e Palau|l'avanzata statunitense nelle Marianne]] in pieno svolgimento, Tojo rassegnò le dimissioni da ogni suo incarico e sciolse il governo.<ref>{{Cita|Millot 1967|pag. 704}}</ref> Il nuovo [[Gabinetto del Giappone]] presieduto dal generale a riposo [[Kuniaki Koiso]] richiamò Sugiyama dandogli la carica di Ministro della Guerra.<ref name="kgbudge.com"/>
 
Il 6 aprile 1945, il giorno dopo la denuncia sovietica del trattato di non aggressione stipulato nel 1941, il governo Koiso cadde e fu rimpiazzato da quello di [[Kantarō Suzuki]].<ref>{{Cita|AA.VV. 2000|pag. 260}}</ref> Il generale [[Korechika Anami]], figura di spicco del militarismo nipponico, divenne Ministro della Guerra e Sugiyama venne trasferito alla testa del Comando delle Forze del Settore Orientale, con [[Shizuichi Tanaka]] come Capo di Stato Maggiore:<ref>{{Cita|Millot 1967|pag. 707}}</ref> da questo centro nevralgico dipendeva la 1ª Armata Generale, composta dall'11ª, 12ª e 13ª Aree d'Armata e dispiegata sull'isola di [[Honshū]]. Compito di tale complesso di forze era difendere il [[Kantō]] e quindi la capitale Tokyo dalla prevista [[Operazione Downfall|operazione anfibia]] pianificata dagli Stati Uniti.<ref name="kgbudge.com"/> Ma ormai il paese, dopo la [[Battaglia di Iwo Jima|perdita di Iwo Jima]] e [[Battaglia di Okinawa|di Okinawa]], provato dai bombardamenti a tappeto sulle città e a corto di ogni genere di risorse, era sull'orlo della disfatta più totale. Il 6 agosto 1945 [[Hiroshima]] venne spazzata via dal primo ordigno atomico della storia e il 9 agosto anche la città di [[Nagasaki]] venne del pari distrutta: l'imperatore e il Primo ministro costrinsero infine i più accesi militaristi, ancora intenzionati a battersi, ad accettare la [[resa incondizionata]] e la mattina del 15 agosto il Giappone depose le armi.<ref>{{Cita|Millot 1967|pag. 990}}</ref>
La pressione statunitense si fece insostenibile proprio quello stesso mese, quando il 30 giugno il generale [[Douglas MacArthur]] e l'ammiraglio [[William F. Halsey]] lanciarono una [[Operazione Cartwheel|duplice offensiva]] nelle [[isole Salomone]] e in [[Nuova Guinea]]. A novembre scattò una vasta offensiva nel Pacifico centrale che privò il Giappone delle [[Isole Gilbert]], seguita da una serie di devastanti operazioni aeronavali contro le [[Isole Marshall]]: i bombardamenti precedettero lo sbarco in forze delle truppe statunitensi, che entro la fine del febbraio 1944 si assicurarono il possesso delle posizioni strategicamente più importanti.<ref>{{Cita|Millot 1967|pagg. 489, 574, 599, 614}}</ref> Soprattutto quest'ultima disfatta, che avvicinò il fronte alla madrepatria, si riflesse assai negativamente sul prestigio di Sugiyama: la crisi nelle sfere governativo-militari venne risolta dal Primo ministro [[Hideki Tojo]] con la forza e il 21 febbraio 1944, come accadde ad altri comandanti di rango elevato, il maresciallo venne bruscamente sollevato dalla carica di Capo di Stato Maggiore dell'esercito con l'accusa di disfattismo e incapacità;<ref>{{Cita|Millot 1967|pag. 615}}</ref> Tojo stesso assunse tale posizione mentre Sugiyama venne relegato a Ispettore dell'addestramento.<ref name="kgbudge.com"/> Il 18 luglio dello stesso anno, però, con [[Campagna delle Isole Marianne e Palau|l'avanzata statunitense nelle Marianne]] in pieno svolgimento, Tojo rassegnò le dimissioni da ogni suo incarico e sciolse il governo.<ref>{{Cita|Millot 1967|pag. 704}}</ref> Il nuovo [[Gabinetto del Giappone]] presieduto dal generale a riposo [[Kuniaki Koiso]] richiamò Sugiyama dandogli la carica di Ministro della Guerra.<ref name="kgbudge.com"/>
 
Hajime Sugiyama rimase incredulo all'annuncio e come diversi ufficiali o soldati giapponesi decise di non voler sopravvivere all'onta della sconfitta, in ottemperanza al codice militare ''[[Bushidō]]''. Nel proprio ufficio a Tokyo compì il suicidio rituale [[Seppuku]], seguito dalla consorte che ne scoprì il cadavere. Mentre sono d'accordo sulla causa del decesso, le fonti divergono sulla data effettiva della morte: due sostengono che sia avvenuta il 15 agosto stesso<ref name="kgbudge.com"/><ref>{{Cita|Millot 1967|pag. 992}}</ref> mentre una afferma che Sugiyama si tolse la vita il 12 settembre, dieci giorni dopo la resa formale del Giappone firmata sulla [[Nave da battaglia|corazzata]] ''Missouri''.<ref name="duringthewar"/>
Nel luglio del [[1945]], dopo il rimpasto del governo avvenuto tre mesi prima, Sugiyama fu posto a capo dell'Armata del Primo Teatro bellico, dispiegata sull'isola di [[Honshu]], la principale del [[Giappone]], per respingere l'invasione alleata del territorio nazionale, ritenuta imminente da molti capi nipponici.
Ma ormai il paese era sull'orlo della disfatta più totale, e le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki precipitarono gli eventi: il 15 agosto il Giappone si arrese agli [[Alleati della seconda guerra mondiale|Alleati]], e il 2 settembre la fine della guerra fu formalizzata con la firma del documento sulla corazzata ''Missouri''.
Sugiyama rimase incredulo all'annuncio, e come diversi militari giapponesi decise di non voler sopravvivere all'onta della sconfitta: il 12 settembre si uccise nel suo ufficio a [[Tokyo]] sparandosi in petto quattro colpi di pistola; sua moglie compì un gesto analogo quando scoprì il cadavere.
 
== Onorificenze ==