Differenze tra le versioni di "Alfredo Kraus"

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=== Gli ultimi anni ===
Nel [[1991]] gli viene concesso il premio Principe delle Asturie. Nel nuovo decennio, malgrado l'avanzare dell'età, continua ad esibirsi nei consueti ruoli lirico leggeri, sfoggiando uno smagliante registro acuto che manterrà intatto sino a fine carriera. Nell'estate del 1992 viene chiamato a Firenze per sostituire Carreras, ammalatosi all'ultimo momento, nella registrazione della Traviata per l'etichetta Philips, che sarà la sua ultima registrazione di un'opera completa. Con il diradarsi degli impegni a teatro, Kraus si dedica con particolare interesse all'insegnamento (tra i suoi allievi, [[Lucia Aliberti]], [[Giuseppe Filianoti]] ed il cantante pop [[Mario Frangoulis]]). La sua città natale gli ha intitolato l'[[Auditorio Alfredo Kraus]], inaugurato il 5 dicembre [[1997]]. Nello stesso anno, la morte della moglie lo porta ad un periodo di profonda crisi, spingendolo ad abbandonare temporaneamente le scene. Tuttavia vi ritorna nuovamente l'anno successivo, continuando nel frattempo l'attività di insegnante. Nella primavera del 1999, si esibisce a Madrid in un'ultima performance live in cui, malgrado gli oltre settant'anni, dimostra ancora un pieno controllo della voce (sfoggiando ancora intatti i suoi lunghi fiati e i celebri acuti). Una grave forma di cancro al pancreas lo costringe però al definitivo ritiro, portandolo alla morte il 10 settembre dello stesso anno.
 
== Profilo artistico ==
{{quote|Il più vibrante violoncello pareva freddo a paragone del raggio di luce scaturito dal suo fiato|[[Paolo Isotta]]}}
Kraus è stato considerato il migliore tenore lirico leggero della sua generazione ed un modello assoluto di tecnica canora, distinguendosi per la perfezione dell'emissione, la chiarezza di dizione ed il dominio delle note acute (sino al mi bemolle), oltre che per la non comune longevità vocale.
Dotato di una voce naturalmente piuttosto valida, ma non certo eccezionale, con un volume assai limitato ed un timbro privo di attrattive particolari, venato di inflessioni nasali, ha sviluppato nel corso degli anni una tecnica canora tra le più perfette dell'intero panorama musicale internazionale. Timbro chiaro e squillante, dalla sonorità lievemente metallica, privo di bruniture e rotondità, dalla sonorità cristallina, nobilitato da una grande eleganza nel fraseggio, attento e sfumato, con una cura quasi maniacale verso chiaroscuri, filature e mezzevoci e con un controllo della voce spesso al limite del virtuosismo.<ref>G. VITALI, Op. cit..</ref>
 
=== Tecnica vocale ===
Punto di contatto tra la tradizione spagnola (che trova uno dei suoi massimi esponenti in [[Miguel Fleta|Fleta]]) e la scuola belcantistica italiana ([[Tito Schipa|Schipa]]), Kraus ha costruito la sua celebre e personale tecnica vocale sviluppando e perfezionando i principi esposti nell'Ottocento da [[Francesco Lamperti]] ed seguiti anche da Mercedes Llopar, basati sull'assoluta padronanza della voce in maschera (mediante l'utilizzo rigoroso e perfettamente controllato delle casse di risonanza ossee del cranio, zigomi e seni nasali in particolare), sull'appoggio sulla membrana diaframmatica e sulla compressione del fiato tra il diaframma e la maschera. In Kraus l'applicazione di questi principi raggiunge il massimo livello di perfezionamento, grazie ad una estrema disciplina e ad un controllo totale delle cavità di risonanza e della respirazione, ottenendo così una minima sollecitazione delle corde vocali ed un limitato uso di aria, in grado di garantire fiati estremamente lunghi (sino a 20") e al contempo un controllo delle mezzevoci rimasto insuperato, ed un minimo sforzo della gola nell'emissione dei suoni (permettendo di raggiungere note quali re o mi bemolli senza alcuna tensione vocale). L'uso estremamente attento e accorto della voce in maschera ha anche portato il cantante ad un massimo utilizzo dello squillo ([[twang]]), in grado di aumentare l'udibilità effettiva dei suoni anche partendo da un volume limitato, con l'acquisizione di un caratteristico timbro argentino e penetrante (a scapito della rotondità e del calore della voce).
La tecnica canora di Kraus, adottata sin da giovane (sembra, in modo empirico, prima ancora dell'incontro con la Llopart), è rimasta sostanzialmente la stessa durante tutto l'arco della carriera del cantante, che vi ha introdotto successivi perfezionamenti e adattamenti. In particolare, nella seconda fase della sua esperienza canora, il frequente uso della lingua francese ha portato ad un immascheramento più pronunciato, sfruttando soprattutto i risuonatori della parte superiore del volto (portando, secondo alcuni, a più evidenti inflessioni nasali nella voce). L'ultima parte della carriera di Kraus corrisponde ad un progressivo assotigliarsi della voce, riducendo volume e armonici a favore di un sempre maggior controllo dell'emissione, con una minima sollecitazione delle corde vocali che ha permesso al tenore di cantare con una voce ancora integra, sino agli acuti più estremi, sino alla morte. Gli ultimi anni sono anzi stati caratterizzati (al contrario del normale progresso della voce) da uno sfaldarsi del registro inferiore e da uno schiarimento del timbro, con il mantenimento del registro acuto pressoché integro.
Del tutto estranea a Kraus, per sua stessa ammissione, è invece la tecnica del [[falsettone]], che non ha mai saputo, ne voluto, padroneggiare (a detta del cantante in virtù dell'innaturale e insalubre uso delle corde vocali che essa prevede), preferendo al contrario perfezionare l'utilizzo della piena voce anche negli acuti più estremi. Allo stesso modo, assai raro, e mai approfondito, è l'utilizzo della voce di petto pura, del resto raramente compatibile con il suo registro vocale abituale.<ref>ALFREDO KRAUS, ''Una lezione di canto''. Bongiovanni. Bologna, 1991</ref><ref>ENRICO STINCHELLI, ''Le grandi voci della lirica''. Gremese ed. Roma, 1980</ref><ref>G. VITALI, Op. cit..</ref>
 
== Repertorio ==
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