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Dopo questi ripetuti insuccessi, Buller finalmente iniziò un nuovo ciclo di operazioni il 14 febbraio [[1900]] (mentre nel frattempo procedeva favorevolmente oltre l'[[Orange (fiume)|Orange]] l'imponente avanzata della massiccia forza di spedizione guidata personalmente da Lord Roberts), organizzando una metodica offensiva in più fasi per conquistare le posizioni dominanti boere e liberare finalmente Ladysmith<ref>T.Pakenham, ''La guerra anglo-boera'', pp. 414-415.</ref>.
[[File:The Relief of Ladysmith by John Henry Frederick Bacon.jpg|thumb|left|250px|Il momento della [[Assedio di Ladysmith|liberazione di Ladysmith]]; stretta di mano tra il maggiore [[Hubert Gough]], della cavalleria di Buller, e il generale [[George Stuart White|George White]], comandante della guarnigione assediata.]]
Nella circostanza Buller mostrò di aver appreso le dolorose lezioni delle precedenti battaglie; migliorò il coordinamento tra i reparti e le tattiche d'attacco della fanteria, riorganizzò l'impiego dell'artiglieria e selezionò meglio i comandi (tra cui si distinsero i generali [[Neville Lyttelton|Lyttelton]] e [[Henry Hildyard]])<ref>T.Pakenham, ''La guerra anglo-boera'', p. 415.</ref>. Il generale diresse quindi gli scontri con efficacia, lentamente ma con ordine, organizzando prima la conquista delle colline sulla sponda meridionale del Tugela e quindi, non senza difficoltà e perdite, sloggiando progressivamente le forze boere dalle altura dominanti sulla sponda settentrionale del fiume<ref>T.Pakenham, ''La guerra anglo-boera'', pp. 416-420.</ref>.
[[File:Buller a Ladysmith.jpg|thumb|right|280px|Il generale Buller entra in Ladysmith liberata.]]
 
Dopo oltre dieci giorni di scontri ([[Battaglia delle alture del Tugela]]), finalmente le forze di Buller sbucarono in campo aperto e costrinsero alla ritirata le forze di Botha; l'assedio di Ladysmith venne rotto il 27 febbraio [[1900]] (nello stesso giorno della grande vittoria di Roberts a [[Battaglia di Paardeberg|Paardeberg]])<ref>T.Pakenham, ''La guerra anglo-boera'', pp. 427-436.</ref>. Nonostante le reciproche congratulazioni e gli ultimi successi delle truppe di Buller, tra i comandi (White e Hamilton in particolare) e i soldati assediati rimaneva una sorda ostilità verso il generale accusato come principale responsabile della lunghezza dell'assedio (da cui il suo nuovo soprannome irridente di "Sitting Bull"<ref>T.Pakenham, ''La guerra anglo-boera'', p. 543.</ref>)<ref>T.Pakenham, ''La guerra anglo-boera'', pp. 441-444.</ref>.