Differenze tra le versioni di "Biblioteca (Pseudo-Apollodoro)"

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===Il mito di Admeto e Alcesti===
[[Admeto (mitologia)|Admeto]] era un potente re della [[Tessaglia]], sposo di [[Alcesti (mitologia)|Alcesti]] e padrone per un breve tempo del dio [[Apollo]]
[[ImmagineFile:Admetus 18879.png|thumb|230px|left|''Admeto deve morire'', da Charles Mills Gayley, ''"The Classic Myths in English Literature and in Art"'', Ginn and Company, [[Boston]] [[1893]].]]
 
Apollo aiutò Admeto ad ottenere la mano della principessa [[Alcesti (mitologia)|Alcesti]], figlia di [[Pelia]] re di [[Iolco]]. Alcesti aveva così tanti pretendenti che Pelia stabilì per loro un compito apparentemente impossibile: per ottenere la mano di Alcesti avrebbero dovuto legare al giogo di una biga un [[cinghiale]] ed un [[leone]]<ref name="Apollodoro">[[Pseudo-Apollodoro]], ''Biblioteca'' libro I, 9, 15.</ref>. [[Apollo]] imbrigliò gli animali, e Admeto guidò la biga fino a Pelia, riuscendo così a sposare Alcesti. Admeto, comunque, si dimenticò di fare sacrificio ad [[Artemide]]. La dea, offesa, riempì la camera nuziale di serpenti<ref name="Apollodoro"/>, e nuovamente Apollo giunse in aiuto di Admeto: gli consigliò di effettuare un sacrificio ad Artemide e, una volta fatto, la dea tolse i serpenti.
===La famiglia di Edipo===
[[File:IngresOdipusAndSphinx.jpg|right|thumb|250px|''Edipo e la Sfinge'', di [[Jean Auguste Dominique Ingres]], c. 1805]]
Dopo che [[Edipo]], figlio di Laio e Giocasta superò l'età di fanciullo, diventò fortissimo tra tutti i quali provavano per lui molta invidia. E dato che era anche molto intelligente, Polibo decise di mandarlo nella città di [[Delfi]] ove risiedevano i suoi veri genitori. Ben presto Edipo pretese di diventare il re e così si accese una forte disputa tra lui e Laio (di cui non conosceva la paternità) e Edipo lo uccise. Morto Laio, Creonte occupò il trono, esiliò Edipo e mise una [[Sfinge]], figlia di [[Tifone (mitologia)|Tifone]], nelle zone di [[Tebe (Grecia)|Tebe]] in [[Beozia]] affinché tormentasse gli abitanti. La Sfinge tormentava i passanti formulandole degli enigmi: “ Quale animale ha quattro, tre, due gambe e che contrariamente alle leggi del più forte se ha più gambe è più debole?”. Dato che nessuno sapeva rispondere, la Sfinge divorava i malcapitati. Edipo si recò in Beozia per ascoltare gli indovinelli della Sfinge e li seppe risolvere, pretendendo in sposa Giocasta, sua madre. La profezia della Sfinge si era avverata e dall'unione di Edipo e Giocasta nacquero [[Eteocle]], [[Polinice (mitologia)|Polinice]], [[Antigone (figlia di Edipo)|Antigone]] e [[Ismene]]. Tuttavia la pace nel regno durò poco perché un terribile flagello e una carestia si abbatterono su Tebe. Edipo interrogò il celebre indovino [[Tiresia]] il quale rispose che la peste sarebbe sparita se la morte di Lico fosse stava vendicata. Meneceo, padre di Giocasta per la disperazione si gettò da un muro. Edipo infuriato sosteneva che Lico fosse morto per mando dei banditi di un “trivio” e che suo vero padre fosse Polibo. Tuttavia dopo un po' di tempo Edipo cominciò a credere che davvero lui avesse ucciso il padre Lico e la situazione precipita quando viene informato della morte di Polibo, suo tutore.<br />Alla notizia Giocasta perse la ragione si uccise, mentre Edipo si accecò con degli spilli. Di seguito, ceduto il trono nuovamente a Creonte, Edipo fuggì con Antigona.
 
[[ImmagineFile:Giovanni Battista Tiepolo 027.jpg|thumb|200px||left|Eteocle e Polinice di [[Giambattista Tiepolo]]]]
[[Polinice (mitologia)|Polinice]] era figlio di Edipo assieme al gemello [[Eteocle]]. Divenuti grandi giunse il momento di regnare su Tebe e il sorteggio scelse Eteocle che, dato che Polinice si opponeva al suo progetto, lo fece esiliare. Polinice si recò da [[Adrasto]] il quale prese d'assedio Tebe con sette generali. Capaneo il quale si dice che volesse conquistare la città contro il volere di Giove, scavalcando sfacciatamente un muro per giungere a Tebe, fu fulminato. Amfiarao sprofondò nella terra, ed Eteocle e Polinice si affrontarono sul campo di battaglia, uccidendosi l'un l'altro. Cremati i due cadaveri, dalla pira si elevò un fumo altissimo che oscurò il cielo. Tiresia, figlio di Evero, fu costretto a fuggire dalla città dato che i tebani non si fidavano più delle sue profezie. Meneceo, dato che la sorte di Tebe stava quasi per capitolare, salì sul muro riportando la vittoria in campo.<br>
Dato che [[Creonte]], figlio di Meneceo, aveva proibito la sepoltura del corpo di Polinice dato che questi aveva dichiarato guerra a Tebe, la sorella [[Antigone (figlia di Edipo)|Antigone]] e l'amica Argia presero il cadavere e lo cremarono assieme a quello del fratello Eteocle. Subio dopo il funerale Argia fuggì, mentre Antigone fu catturata dai soldati del re e imprigionata. Successivamente il re Creonte diede l'ordine al figlio [[Emone]] di uccidere la traditrice, ma il giovane, essendo innamorato di lei, non lo fece, ma Antigone fu ugualmente giustiziata. Successivamente Creonte, morto anche Emone di disperazione, diede sua figlia [[Megara (mitologia)|Megara]] al prode Ercole i quali genereranno Terimaco e Ofilite.
 
Allevato dalle [[Naiadi]], riuscì letteralmente a stregar con la sua sfolgorante bellezza la stessa Afrodite, che lo amò appassionatamente, e poi anche Persefone. Afrodite lo mandò da [[Persefone (mitologia)|Persefone]] in una cassa di legno, affinché quest'ultima lo tenesse al sicuro in un angolo buio. Persefone, spinta dalla curiosità, aprì il cofano e vi scorse il bellissimo bambino. Se ne innamorò e lo tenne con sé nel suo palazzo. Afrodite fu informata della faccenda e si precipitò irata nel Tartaro per rivendicare Adone, ma Persefone rifiutò di restituirlo ad Afrodite, ed essa s'appellò allora al verdetto di [[Zeus]].
 
[[ImmagineFile:Aphrodite Adonis Louvre MNB2109.jpg|thumb|right|250px|Afrodite e Adone, vaso [[Attica|Attico]] a figure rosse, ca 410 a.C., [[Parigi]], [[Louvre]].]]
Zeus, che ben sapeva che Afrodite in un modo o nell'altro si sarebbe unita con il bel fanciullo, rifiutò di risolvere una questione così sgradevole e l'assegnò ad un tribunale meno prestigioso, presieduto dalla Musa [[Calliope]]. La dea stabilì che Afrodite e Persefone meritavano pari autorità su Adone, perché la prima l'aveva salvato al momento della nascita, e la seconda in seguito, scoperchiando il cofanetto e rinvenendo il fanciullo. Calliope risolse la disputa ordinando al ragazzo di passare un terzo dell'anno con Afrodite, un terzo con Persefone e un terzo con la persona di sua scelta. Secondo altri, Zeus stesso s'interessò alla questione ed emise il verdetto.
 
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