Differenze tra le versioni di "Frati francescani dell'Immacolata"

Quel gruppo di frati viene riconosciuto dalla Chiesa venti anni dopo, nel [[1990]], come nuovo dono e realtà. Infatti, il 22 giugno [[1990]], solennità del Sacro Cuore di Gesù, l'allora Arcivescovo di Benevento Mons. [[Carlo Minchiatti]], “per decisione del Santo Padre” (cfr Segreteria di Stato Prot. n. 258.501), firmò il decreto di erezione del nuovo Istituto di Diritto diocesano, e il 23 giugno [[1990]], festa del Cuore Immacolato di Maria, ci fu l'erezione effettiva dell'Istituto presso il ''Centro La Pace'' di [[Benevento]], con la professione dei voti di circa 30 religiosi. La novità proposta dai fondatori consiste nell'aver sviluppato, perfezionandolo, oltre ai tre già noti voti un quarto voto denominandolo "voto mariano": questo voto viene emesso nella professione religiosa al primo posto seguito dai voti dell'[[obbedienza]], della [[povertà]] e della [[castità]]. La rapida crescita dello stesso nel mondo e le credenziali dei Vescovi nelle cui diocesi si trovavano le case dell'Istituto, portò il 1º gennaio [[1998]], solennità della Madre di Dio, al riconoscimento pontificio (cfr. CRIS Prot. n. B 242-1/94).
 
La Congregazione per i Religiosi e le Società di Vita Apostolica (con approvazione ''ex auditu'' di papa Francesco <ref>[http://it.radiovaticana.va/news/2013/08/02/risposta_di_padre_lombardi_a_proposito_della_nomina_di_un_commissario/it1-716380 </ref>) in seguito alla precedente Visita Apostolica, ha deciso, con decreto dell'11 luglio 2013, il commissariamento della Congregazione dei Frati Francescani dell'Immacolata. Il fondatore Padre Stefano Maria Manelli, con tutto l'Istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata unito a lui, obbedisce alle direttive della Santa Sede. Questo inaspettato e assai discusso provvedimento ha suscitato clamore e forti preoccupazioni nell'opinione pubblica e ha causato non poche perplessità, dal momento che il decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata intacca uno dei principali carismi e capisaldi da cui si caratterizzava l'Istituto religioso, poichè fa divieto ai frati di celebrare la messa secondo la forma straordinaria del rito romano (il cosiddetto rito romano antico o messa di S. Pio V), in ciò contraddicendo le disposizioni contenute nella legge universale della Chiesa stabilita nel 2007 da Papa Benedetto XVI con il Motu Proprio "Summorum Pontificum", con il quale viene data piena libertà a tutti i sacerdoti di rito romano di celebrare la messa tridentina e parecchi ordini religiosi, da allora, si sono avvalsi di questa facoltà. Secondo quanto riportato dal noto vaticanista Sandro Magister nel suo blog "Settimo Cielo", il pesante e ancora non del tutto chiarito divieto contenuto nel decreto di commissariamento deciso dal Vaticano avrebbe suscitato perplessità anche nel Pontefice emerito Benedetto XVI, il quale avrebbe espresso stupore e preoccupazione durante alcune confidenze fatte ad un gruppo di pellegrini venuti a fargli visita<ref>http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350603</ref><ref>http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350567</ref>.
 
Secondo alcune dichiarazioni rilasciate nel novembre 2013 dal Cardinale Castrillon Hoyos, Presidente emerito della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il provvedimento di divieto avrebbe tuttavia carattere transitorio, anche perchè la stragrande maggioranza dei frati avrebbe richiesto di poter riprendere a celebrare "more antiquo".
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