Differenze tra le versioni di "Cittadinanza"

nessun oggetto della modifica
 
In sociologia la ''cittadinanza'' assume una valenza più ampia e si riferisce all'appartenenza e alla capacità d'azione degli individui nel contesto di una determinata comunità politica.
 
Nel diritto, le persone che sono prive della cittadinanza di uno stato sono dette ''stranieri'' se hanno la cittadinanza di un altro stato, ''[[apolidia|apolidi]]'' se non hanno alcuna cittadinanza.
 
== Storia e impiego del termine ==
* intersezione tra individuo e collettività.
 
Nel suo significato giuridico attuale, la cittadinanza è il collettore di una molteplicità di diritti e doveri riferibili ad un individuo in quanto parte di un determinato assetto politico. Al contrario, le persone che sono prive della cittadinanza sono definite ''stranieri'' se hanno la cittadinanza di un altro stato e ''[[apolidia|apolidi]]'' se non hanno alcuna cittadinanza.
 
La riflessione [[sociologia|sociologica]] sulla cittadinanza prende avvio nel dopoguerra con gli studi di [[Thomas Humphrey Marshall|Thomas H. Marshall]], dedicati alla [[disuguaglianza di classe]] e all'[[integrazione sociale]], che si concentrano sulla possibilità di ridurre le iniquità sociali attraverso l'introduzione del [[welfare state]].<ref>T.H. Marshall, ''Cittadinanza e classe sociale'', Utet, Torino, 1976</ref>.
E' senz'altro la dimensione "materiale" della cittadinanza quella che oggi rappresenta il contributo più significativo della sociologia a questo genere di studi, una cittadinanza intesa come capacità del soggetto (che sia o no cittadino) di realizzarsi all'interno di una determinata comunità politica a partire dai propri capitali personali e dai diritti e servizi che gli sono garantiti.
 
== CaratteristicheCittadino e suddito ==
Come si è detto, il concetto di cittadinanza si ricollega alla titolarità di determinati diritti, detti appunto ''diritti di cittadinanza'', enunciati nelle [[costituzione|costituzioni]] e nelle [[dichiarazione dei diritti|dichiarazioni dei diritti]]. Nell'ambito dei diritti di cittadinanza si distinguono:
 
* i ''diritti civili'', cui corrispondono obblighi di non fare da parte dello stato e, in generale, dei pubblici poteri e che rappresentano, quindi, una limitazione del loro potere; comprendono la libertà personale, di movimento, di associazione, di riunione, di coscienza e di religione, l'uguaglianza di fronte alla legge, il diritto alla presunzione d'innocenza e altri diritti limitativi delle potestà punitive dello stato, il diritto a non essere privati arbitrariamente della proprietà, il diritto alla cittadinanza e così via;
* i ''diritti politici'', relativi alla partecipazione dei cittadini al governo dello stato (inteso in senso lato, comprensivo anche, ad esempio, degli enti territoriali), sia direttamente (attraverso istituti quali il [[referendum]], la petizione ecc.) sia indirettamente, eleggendo i propri rappresentanti (''elettorato attivo'') e candidandosi alle relative elezioni (''elettorato passivo'');
* i ''diritti sociali'', cui corrispondono obblighi di fare, di erogare prestazioni, da parte dello stato e dei pubblici poteri; comprendono i diritti alla protezione sociale contro la malattia, la vecchiaia, la disoccupazione ecc., il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto all'istruzione e così via. Mentre i diritti civili e politici erano già presenti nelle costituzioni ottocentesche, i diritti sociali fanno il loro ingresso solo nel [[XX secolo]] con la realizzazione di quella particolare forma di stato nota come ''[[stato sociale]]''.
 
Va notato che lo stato può riconoscere i suddetti diritti, almeno in parte, anche a non cittadini, sulla scorta di impegni internazionali multilaterali (derivanti, ad esempio, dall'appartenenza all'[[Organizzazione delle Nazioni Unite|ONU]] o all'[[Unione europea]]) o bilaterali (a seguito di trattati che prevedono un reciproco trattamento di favore per i cittadini di uno stato da parte dell'altro) o anche di una scelta unilaterale (ad esempio, nell'ambito delle politiche d'integrazione degli immigrati presenti sul territorio nazionale). Tali fattori hanno fatto sì che negli stati odierni i diritti civili siano ormai riconosciuti anche ai non cittadini, e tale riconoscimento è di solito sancito a livello costituzionale, mentre i diritti sociali e soprattutto quelli politici tendono ancora ad essere legati alla cittadinanza.
 
Accanto ai diritti, la cittadinanza può comportare doveri sebbene, di solito, gli ordinamenti, se tendono a riservare i diritti ai cittadini, estendendoli eventualmente ai non cittadini, tendono invece ad imporre i doveri a tutti coloro che sono presenti sul loro territorio, a prescindere dalla cittadinanza. Un dovere tradizionalmente associato alla cittadinanza, fin dai tempi più antichi, è quello della difesa dello stato (o, come si usa dire, della ''patria'') che, in certi paesi, può tradursi nel servizio militare obbligatorio. Correlativamente tutti gli ordinamenti vietano e puniscono severamente il servizio militare del cittadino in forze armate straniere. Tra gli altri doveri dei cittadini si possono ricordare, in alcuni ordinamenti, il voto (che nella [[costituzione italiana]] è invece ambiguamente qualificato come "dovere civico") e, in molti ordinamenti, lo svolgimento delle funzioni di [[giudice]] laico (ad esempio, di giurato o di giudice popolare nella [[corte d'assise]] italiana).
 
=== Cittadino e suddito ===
Il concetto di [[cittadino]] differisce da quello di ''suddito'' che si riferisce a colui che è soggetto alla [[sovranità]] di uno stato; la condizione del suddito implica, di per sé, [[situazione giuridica soggettiva|situazioni giuridiche]] puramente passive (doveri e soggezioni), mentre quella del cittadino implica la titolarità di diritti e altre situazioni giuridiche attive (seppur accompagnati da doveri e altre situazioni giuridiche passive).
 
Attualmente il termine suddito è ancora largamente utilizzato nel [[diritto internazionale]] dove la cittadinanza non ha lo stesso rilievo dei diritti interni. Viene inoltre usato polemicamente per sottolineare situazioni, per lo più di fatto, nelle quali il cittadino non dispone di adeguati diritti nei confronti dello stato. Infine va osservato che nelle monarchie, anche costituzionali e parlamentari, è tradizione riferirsi ai cittadini come sudditi senza per questo implicare l'assenza di diritti civili e politici.
 
=== Cittadinanza e nazionalità ===
Un rapporto analogo a quello tra persona fisica e stato può sussistere anche tra [[persona giuridica]] e stato; in tal caso, però, non si parla di cittadinanza ma di ''[[nazionalità]]''. Riferito alle persone fisiche, questo stesso termine, anche se talvolta è usato impropriamente come sinonimo di cittadinanza, indica invece l'appartenenza ad una ''[[nazione]]'', condizione questa che in alcuni ordinamenti può avere rilevanza giuridica a prescindere dalla cittadinanza.
 
=== Popolo e popolazione ===
L'insieme dei cittadini di uno stato costituisce il suo ''[[popolo]]'', uno dei tre elementi costituenti dello stato, assieme al [[territorio]] e alla [[sovranità]].
 
È detto invece ''[[popolazione]]'' l'insieme delle persone che risiedono sul territorio di uno stato (i suoi ''abitanti''), a prescindere dal fatto che siano suoi cittadini. La popolazione, dunque, differisce dal popolo in quanto, da un lato, comprende anche gli stranieri e gli apolidi che risiedono sul territorio dello stato mentre, dall'altro, non comprende i cittadini residenti all'estero. La divergenza tra popolo e popolazione è accentuata negli stati interessati da un forte flusso migratorio, in entrata o in uscita.
 
== Diritti di cittadinanza ==
Come si è detto, il concetto di cittadinanza si ricollega alla titolarità di determinati diritti, detti appunto ''diritti di cittadinanza'', enunciati nelle [[costituzione|costituzioni]] e nelle [[dichiarazione dei diritti|dichiarazioni dei diritti]]. Nell'ambito dei diritti di cittadinanza si distinguono:
 
Nell'ambito dei diritti di cittadinanza si distinguono:
 
* i ''diritti civili'', cui corrispondono obblighi di non fare da parte dello stato e, in generale, dei pubblici poteri e che rappresentano, quindi, una limitazione del loro potere; comprendono la libertà personale, di movimento, di associazione, di riunione, di coscienza e di religione, l'uguaglianza di fronte alla legge, il diritto alla presunzione d'innocenza e altri diritti limitativi delle potestà punitive dello stato, il diritto a non essere privati arbitrariamente della proprietà, il diritto alla cittadinanza e così via;
* i ''diritti politici'', relativi alla partecipazione dei cittadini al governo dello stato (inteso in senso lato, comprensivo anche, ad esempio, degli enti territoriali), sia direttamente (attraverso istituti quali il [[referendum]], la petizione ecc.) sia indirettamente, eleggendo i propri rappresentanti (''elettorato attivo'') e candidandosi alle relative elezioni (''elettorato passivo'');
* i ''diritti sociali'', cui corrispondono obblighi di fare, di erogare prestazioni, da parte dello stato e dei pubblici poteri; comprendono i diritti alla protezione sociale contro la malattia, la vecchiaia, la disoccupazione ecc., il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto all'istruzione e così via. Mentre i diritti civili e politici erano già presenti nelle costituzioni ottocentesche, i diritti sociali fanno il loro ingresso solo nel [[XX secolo]] con la realizzazione di quella particolare forma di stato nota come ''[[stato sociale]]''.
 
Va notato che lo stato può riconoscere i suddetti diritti, almeno in parte, anche a non cittadini, sulla scorta di impegni internazionali multilaterali (derivanti, ad esempio, dall'appartenenza all'[[Organizzazione delle Nazioni Unite|ONU]] o all'[[Unione europea]]) o bilaterali (a seguito di trattati che prevedono un reciproco trattamento di favore per i cittadini di uno stato da parte dell'altro) o anche di una scelta unilaterale (ad esempio, nell'ambito delle politiche d'integrazione degli immigrati presenti sul territorio nazionale). Tali fattori hanno fatto sì che negli stati odierni i diritti civili siano ormai riconosciuti anche ai non cittadini, e tale riconoscimento è di solito sancito a livello costituzionale, mentre i diritti sociali e soprattutto quelli politici tendono ancora ad essere legati alla cittadinanza.
 
Accanto ai diritti, la cittadinanza può comportare doveri sebbene, di solito, gli ordinamenti, se tendono a riservare i diritti ai cittadini, estendendoli eventualmente ai non cittadini, tendono invece ad imporre i doveri a tutti coloro che sono presenti sul loro territorio, a prescindere dalla cittadinanza. Un dovere tradizionalmente associato alla cittadinanza, fin dai tempi più antichi, è quello della difesa dello stato (o, come si usa dire, della ''patria'') che, in certi paesi, può tradursi nel servizio militare obbligatorio. Correlativamente tutti gli ordinamenti vietano e puniscono severamente il servizio militare del cittadino in forze armate straniere. Tra gli altri doveri dei cittadini si possono ricordare, in alcuni ordinamenti, il voto (che nella [[costituzione italiana]] è invece ambiguamente qualificato come "dovere civico") e, in molti ordinamenti, lo svolgimento delle funzioni di [[giudice]] laico (ad esempio, di giurato o di giudice popolare nella [[corte d'assise]] italiana).
 
== Vicende della cittadinanza ==