Differenze tra le versioni di "Stile severo"

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Il periodo entro il quale si sviluppa lo "stile severo" è nel mondo greco particolarmente vivace sotto ogni aspetto. Le riforme di [[Clistene]] segnarono un deciso avanzamento, in politica, fino a un regime [[democrazia|democratico]]. Acquisirono importanza nuove istituzioni rette da gruppi sociali diversi dagli aristocratici che avevano sponsorizzato la raffinata arte arcaica<ref name=DVC58>De Vecchi-Cerchiari, cit., pp. 58-59.</ref>.
 
Grandi avanzamenti si verificarono nel campo delle scienze, degli ordinamenti sociali, nel pensiero filosofico e nelle arti legate alla parola, [[poesia greca|poesia]] e [[teatro greco|teatro]]: una rivoluzione dello spirito che l'arte recepì e a cui partecipò. L'[[antropocentrismo]] greco giunse a maturazione: i raggiungimenti nello studio dell'[[anatomia]] e della [[chirurgia]] portarono a cambiamenti nell'arte a livello formale e un nuovo modo di pensare, quale si manifestò ad esempio nella tragedia, comportò una nuova rappresentazione dell'umanità, più concentrata e meditativa.
 
Con le vittorie militari sui Persiani andò maturando nella coscienza greca un'affermazione di superiorità della loro cultura e civiltà. Le rovine dopo gli avvenimenti bellici inoltre diedero nuovo impulso alla produzione scultorea, reintegrando opere distrutte in guerra<ref name=DVC58/>.
 
==Elementi caratterizzanti==
Già [[Cicerone]] e [[Quintiliano]], parlando dell'arte di questi anni, giudicarono le sculture "rigide e dure", seguendo un'interpretazione evoluzionistica della storia dell'arte, con la fase "severa" quale preparazione all'arte classica<ref name=DVC58/>.
 
Se lo stile arcaico si era formato nella definizione della linea di contorno che racchiudeva la figura<ref>Cfr. {{Cita|Bianchi Bandinelli 1986|pp. 15-16.||harv=s}}</ref>, nello stile severo sono gli elementi anatomici ad assorbire l'attenzione degli artisti soprattutto per quanto riguarda la loro funzione all'interno della struttura corporea; non sono i lineamenti esterni che interessano, i particolari o le manifestazioni contingenti, ma i meccanismi interni che determinano l'equilibrio delle forme esterne, con una concentrazione che conduce, per conseguenza, all'eliminazione di ogni accenno decorativo.
 
Parallelamente alla ricerca di un maggiore realismo anatomico nelle singole figure, si sperimenta una minore rigidità nella disposizione delle figure nello spazio e nei rapporti spaziali tra una figura e l'altra. Malgrado gli effettivi documenti sui quali è possibile oggi studiare e riconoscere ciò che chiamiamo "stile severo" la vera guida del cambiamento in arte sembra essere stata la [[pittura greca|pittura]], un ruolo di cui restano testimoni le fonti letterarie e la pittura vascolare della fine del VI secolo, nel momento in cui avvenne il passaggio dallo stile a [[figure nere]] allo stile a [[figure rosse]]. È infatti nella grande pittura murale che sembrano essere state sperimentate quelle innovazioni che è possibile leggere nella [[frontoni del tempio di Zeus a Olimpia|decorazione scultorea]] del [[Tempio di Zeus (Olimpia)|Tempio di Zeus ad Olimpia]]: la particolarità nella scelta del momento della rappresentazione, le soluzioni prospettiche, la tipizzazione della figura umana.
 
==Le opere==
Per quanto riguarda la figura isolata il passaggio dall'età arcaica all'età severa appare evidente in opere come la ''kòre di Euthydikos'', il cosiddetto ''Efebo biondo'' (490 a.C. ca., marmo, h 24,5 &nbsp;cm, Museo dell'Acropoli di Atene) e l’''Efebo'' attribuito alla bottega di [[Crizio]]. Nell'ambito della scultura architettonica la transizione appare nel [[frontoni di Egina|frontone orientale del tempio di Afaia a Egina]].
 
È a partire dall'epoca dello stile severo che le testimonianze letterarie relative agli scultori greci si infittiscono; gli scrittori di età ellenistica riconobbero nei maestri di questo periodo le premesse ai problemi condotti alle ultime conseguenze nell'epoca successiva. Ci sono giunti i nomi di [[Onata di Egina]], [[Calamide]], [[Pitagora di Reggio]] e [[Mirone]], ma solo per quest'ultimo le attività di ricostruzione e attribuzione possono dirsi sicure. Restano, come in epoca arcaica e come non sarà più in seguito, a causa della predominanza ateniese, grandi aree di distinzione regionale che offrono possibilità di sistemazione critica.
Opera chiave di questo periodo sono i [[frontoni del tempio di Zeus a Olimpia]] (471-456 a.C.), per il quale si è ipotizzata la presenza di un unico grande maestro, non identificato, a sovrintendere l'intera decorazione scultorea.
 
I grandi bronzi sopravvissuti sono: l’''[[Auriga di Delfi]]'' (470 a.C. ca., bronzo, h 180 &nbsp;cm, Delfi, Museo archeologico); la testa, proveniente da Cipro, già appartenente al Duca di Devonshire e nota come ''[[Apollo Chatsworth]]'' e infine il ''[[Cronide di Capo Artemisio|Cronide]]'', ritrovato in mare presso il [[Capo Artemision]] (460 a.C., bronzo, h 209 &nbsp;cm, Atene, Museo archeologico nazionale)<ref>{{Cita|Bianchi Bandinelli 1986|p. 29.||harv=s}}</ref>. Un altro celebre bronzo, noto oggi solo da copie romane marmoree, è l<nowiki>'</nowiki>''[[Afrodite Sosandra]]'', del 460 a.C. circa<ref name=DVC58/>. In bronzo, ma note solo tramite copie marmoree, sono le opere di [[Mirone]], quali il ''[[Discobolo]]'' (455 a.C.) e l<nowiki>'</nowiki>''[[Athena e Marsia]]'' (450 a.C.)<ref>De Vecchi-Cerchiari, cit., pp. 60-63.</ref>. La figura dell'atleta inizia a sostituire quella del kouros.
 
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[[Categoria:Scultura nell'antica Grecia]]
 
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