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Al periodo belga risale l'opera ''Conspiration pour l'Egalitè dite de Babeuf''. Buonarroti continuò sempre a ritenere la Francia nazione guida. Tornò quindi a Parigi, dove lavorò alla tessitura dei rapporti con i rivoluzionari italiani a Parigi, Ginevra, Londra ed in altre città in cui vi erano esuli della penisola italiana.
A questo periodo risalgono i controversi rapporti con [[Giuseppe Mazzini]], inizialmente concordanti nelle intenzioni politiche, in seguito afflitti da contrasti per una diversa valutazione della questione sociale, fondamentalmente interpretata dal Buonarroti in termini di classe<ref F. Della Peruta, ''Per la storia dei rapporti tra Giovine Italia e buonarrotismo'' (Lettere di F. Bono a P. Olivero), Critica storica, III (1964), pp. 342-363; ''Nel mondo buonarrotiano'', Critica storica, IV (1965), pp. 585-595.</ref>
 
{{quote|Era un uomo profondo, ma assai gretto: conformava la sua vita alle sue credenze; ma era intollerante, e mi tacciava di traditore, se per caso affiliavo un banchiere o un ricco borghese. Era inoltre comunista.|Giuseppe Mazzini}}
 
== Opere ==