Differenze tra le versioni di "Ignazio Florio jr"

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Fu lui a volere l'''Esposizione Nazionale'' a Palermo nel 1891 che doveva dimostrare a tutti un'immagine della Sicilia moderna e laboriosa. In quegli anni Palermo fu veramente una capitale europea: nel giro di pochissimi anni si arricchì di un grandissimo numero di ville e palazzi liberty, fiorirono le arti e anche la musica aveva trovato il suo tempio nel monumentale [[Teatro Massimo Vittorio Emanuele|Teatro Massimo]] progettato dai Basile e fortemente voluto da [[Ignazio Florio]] che volle realizzare a Palermo uno dei più grandi Teatri lirici d'Europa, secondo solo all'[[Opera di Parigi]].
 
Agli inizi del Novecento, allorché lo Stato italiano iniziò a tagliare le convenzioni con la Società di navigazione Florio, concentrando a [[Genova]] le attività della S.N.I., Ignazio, nel tentativo di rimodernare e ampliare i cantieri navali di Palermo, considerati fatiscenti e inadeguati, si imbarcò in un'opera di dimensioni grandiose che erose l'intero capitale dei Florio portandolo ad un progressivo disfacimento culminato nell'assorbimento da parte della [[Banca Commerciale Italiana]], maggiore creditrice, delle azioni della S.N.I.. Una dopo l'altra chiusero tutte le attività della Casa Florio: anche la tonnara di [[Isola di Favignana|Favignana]], fiore all'occhiello insieme agli stabilimenti vinicoli di [[Marsala]], sarà assorbita dalla Banca Commerciale che ne chiese l'[[ipoteca]] già agli inizi del Novecento come garanzia sul credito sempre maggiore concesso ai Florio.
 
Ignazio tentò di reagire fino all'ultimo, creando tonnare e piantagioni di banane alle [[Canarie]] e tentando pure, nel 1925, di rifondare una nuova flotta di navigazione, ma alle prime difficoltà gli ultimi capitali Florio vennero assorbiti dalle Banche. [[Giovanni Giolitti]] tentò in tutti i modi di aiutare i Florio, ma i tempi erano profondamente mutati da quando Vincenzo Florio aveva intrapreso l'attività armatoriale. Egli poteva contrattare a tavolino prezzi e rotte di navigazione a suo piacimento, garantito dal regime monopolistico con cui, insieme a [[Rubattino]], controllava il mercato navale. Fra le responsabilità degli stessi Florio c'è da dire come essi fino all'ultimo mantennero un tenore di vita spropositato rispetto alle loro entrate. Senza volerlo, proprio la dissoluzione dorata del loro impero, unita al fascino leggendario di Franca e Ignazio, ma anche di Vincenzo e di Giulia, creò il mito dei Florio.
 
Ai dissesti economici si aggiunsero i lutti familiari. Anche il piccolo Baby-Boy, l'erede della dinastia morì inspiegabilmente a otto anni. A nove anni morì la figlia maggiore, Giacobina. Sembra che una maledizione si fosse abbattuta su di loro. I gioielli di Donna Franca vengono venduti all'asta, i mobili e gli immobili di Casa Florio andarono al pubblico incanto. Fu venduto tutto il possibile per pagare i debiti. Ma i Florio non fallirono mai. Gli ultimi anni di Ignazio trascorsero nella totale apatia. Rimasto sordo e totalmente solo, si considerava un uomo finito. Solo la scomparsa di Donna Franca, la sua donna, lo scosse profondamente: non volle vederla stesa sul letto di morte. Di morti, lui ne aveva visti abbastanza. Dopo la morte di Franca, volle tornare a Palermo, la città in cui era nato, dove morì il 19 settembre del 1957.
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