Differenze tra le versioni di "Italo Tibaldi"

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== Nella Resistenza ==
 
Il padre di Tibaldi era ufficiale di Cavalleria alla scuola di Cavalleria di [[Pinerolo]].<ref>''Se non indicato diversamente, tutte le informazioni sono tratte dalla testimonianza di Tibaldi su „Lager e deportazione“ (vedi „Collegamenti esterni“)''</ref> In seguito al disgregamento dell’esercito il padre si unì ad una formazione di [[Resistenza italiana|Resistenza]] e Tibaldi diventòdivenne “automaticamente“ staffetta.
 
== Arresto e deportazione ==
== Mauthausen e trasferimento ad Ebensee ==
 
Arrivati al campo situato su una collina, i deportati furono fatti spogliare, spinti nelle docce, disinfettati e portati alla baracca di [[quarantena]]. Lì avvennero la vestizione e l’immatricolazione. A Tibaldi vennero assegnati il numero di matricola 42307 e il [[Triangolo rosso (Nazismo)|Triangolo rosso]] per idei deportati politici. I prigionieri non potevano uscire, né avevano compiti esterni.
 
Il 28 gennaio 1944, dopo due settimane di quarantena, Tibaldi e circa 500 altri deportati furono trasferiti al campo di concentramento di Ebensee che in quel periodo era ancora in costruzione.
Tibaldi contribuì alla costruzione del campo, lo scopo del lavoro dei prigionieri però era un altro: costruire un sistema di gallerie enorme nella montagna che consentisse lo sviluppo e la produzione di [[Missile balistico intercontinentale|missili intercontinentali]].
 
Dapprima fu assegnato ad un lavoro che consisteva nel tagliare delle piante, poi al lavoro nelle gallerie. In generale gli italiani non furono ben visti nel lager, perché “la figura dell’italiano è belligerante”. A causa della sua giovinezza e la sua attività di [[partigiano]] riuscì a farsi rispettare, particolarmentein particolare dai deportaticompagni di prigionia russi.
 
Insieme ad altri italiani Tibaldi fece parte del Comitato di Resistenza checlandestino esistevainterno nelal campo di nascosto.
 
Il 4 maggio – due giorni prima della liberazione del campo da parte delle truppe americane – il comandante del campo invitò i deportati ad andare nelle gallerie per salvaguardarli. In realtà le [[Schutzstaffel|SS]] volevano farle saltare ed uccidere tutti quanti. I prigionieri si rifiutarono di obbedire all’ordine e il personale del campo fuggì.
== Il ritorno in Italia ==
 
Tibaldi pesava appena 36 chili e venne ricoverato all’ospedale americano a [[Salisburgo]], che era stato istituito in una caserma. In seguito fu portato all’ospedale militare di [[Bolzano]]. Lì trovò qualcuno che lo portò fino a [[Milano]]. Già a Milano cominciò il primo duro impatto: erano i familiari che chiedevano notizie riguardanti i figli, i fratelli, etceccetera.
 
A proposito di queste esperienze dolorose Tibaldi dice: “...oppure anche il discorso di spiegare a una madre che hai visto il figlio andare al forno crematorio e alla camera a gas, come si fa?”
 
Con un trasporto raggiunse Torino, dove venne accolto dalla [[Croce Rossa]]. Tibaldi - malato di [[scabbia]] - riuscì a chiamare sua madre, che venne a portarlo a casa su una carrozzella - era già fine di giugno o metà luglio.
 
Più tardi Tibaldi entrò nel Comune di Torino come [[geometra]]. Trasferitosi a Vico Canavese, divenne dapprima sindaco e poi presidente della Comunità Montana Valchiusella. Si dette inoltre alla ricerca e pubblicò un’opera preziosa sui trasporti dall’Italia ai lager nazisti.
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