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L'OKH non condivideva completamente questa impostazione ma per il momento si accontentò di organizzare le prime fasi della campagna, evidenzando comunque come la spinta principale dovesse essere esercita nel settore centrale dell'immenso [[Fronte orientale (1941-1945)|fronte orientale]]<ref>E.Bauer, ''Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. III'', pp. 109-111.</ref>. Compito del potente [[Gruppo d'armate Sud]] al comando del prestigioso [[feldmaresciallo]] [[Gerd von Rundstedt|von Rundstedt]] restava quello di invadere l'[[Ucraina]] e di organizzare una grande manovra di accerchiamento puntando direttamente su [[Kiev]] per poi discendere lungo il [[Dniepr]] e accerchiare tutte le forze nemiche schiacciandole contro la costa del [[Mar Nero]], in collaborazione con un secondo raggruppamento tedesco-rumeno schierato in [[Romania]] (Operazione ''Münich'')<ref>R.Kirchubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', pp. 8-9.</ref>
[[File:Bundesarchiv Bild 183-1986-0210-503, General Ewald von Kleist.jpg|thumb|left|160pxupright=0.7|Il generale [[Paul Ludwig Ewald von Kleist|Ewald von Kleist]], l'esperto comandante del Panzergruppe 1 sul fronte ucraino.]]
Per effettuare una simile complessa manovra il Gruppo d'armate Sud disponeva però di un solo raggruppamento corazzato, il ''Panzergruppe 1'' al comando dell'esperto generale [[Ewald von Kleist]]. Il ''Panzergruppe'' era peraltro il più potente dei quattro schierati sul fronte orientale insieme a ''Panzergruppe 2'' del generale [[Heinz Guderian]] (dipendente dal [[Gruppo d'armate Centro]]) ed era costituito da cinque delle migliori e più esperte [[Panzer-Division]], organizzate in tre ''Panzerkorps'' (3°, 48° e 14°), equipaggiate con un gran numero di [[Panzer III]] e [[Panzer IV]] più moderni e rafforzate da tre divisioni motorizzate e dai reparti [[Waffen-SS]] [[5. SS-Panzer-Division "Wiking"|"Wiking"]] e [[1. SS-Panzer-Division "Leibstandarte SS Adolf Hitler"|"Leibstandarte Adolf Hitler"]]<ref>F.DeLannoy, ''Panzers en Ukraine'', pp. 5-7.</ref>. Nel complesso il raggruppamento corazzato del generale von Kleist allineava 880 carri armati, tra cui 447 Panzer III (principalmente del modello con cannone anticarro da 5cm/L42, in grado di dominare i carri leggeri sovietici ed efficace anche contro i moderni carri medi [[T-34 (carro armato)|T-34]]<ref>R.Michulec, ''Armor battles on the Eastern Front (1)'', pp. 3-4; l'autore evidenzia come il cannone tedesco 5cm/L42 avesse capacità simili al 76,2 mm F32 del carro sovietico, come la corazzatura inclinata frontale del T-34 fosse di solo 5mm più spessa di quella verticale del Panzer III, e come a 500-1000 metri di distanza il T-34 disponesse solo di un lieve margine di superiorità complessiva.</ref>) e 168 Panzer IV<ref>F.DeLannoy, ''Panzers en Ukraine'', p. 7.</ref>.
 
 
Nella realtà [[Stalin]] e il comando dell'Armata Rossa stavano costituendo forze imponenti proprio nel settore ucraino nella previsione di un possibile attacco tedesco in questa regione ricca di materie prime e di stabilimenti industriali. Secondo i piani del generale [[Georgij Žukov]] del 15 maggio, inoltre, dal settore dell'Ucraina occidentale sarebbero potute partire operazioni offensive preventive con potenti forze meccanizzate per anticipare i piani tedeschi<ref>C.Bellamy, ''Guerra assoluta'', pp. 130-133.</ref>. Nelle ultime settimane erano quindi in movimento numerosi corpi meccanizzati inviati a rafforzare le cospicue forze già presenti. Alla data del 22 giugno quindi il generale [[Mikhail Kirponos]], comandante del "Distretto militare speciale Sud-Occidentale" (che sarebbe stato trasformato in guerra in "Fronte Sud-Occidentale") disponeva di forze poderose, anche se ancora parzialmente in movimento e non opportunamente schierate ed equipaggiate, numericamente molto superiori a quelle nemiche. In particolare erano presenti nel settore meridionale sette corpi meccanizzati con una disponibilità teorica di oltre 3800 carri armati di vario tipo<ref>Oltre ai sette corpi meccanizzati presenti nel settore del ''Fronte Sud-occidentale'' - 22°, 4°, 15°, 8°, 9°, 19°, 24° - erano schierati più a sud altri tre corpi - 16°, 2° e 18° - che portavano il numero di carri armati complessivamente disponibili a 5.465, in: R.Kirchubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', p. 29.</ref>.
[[File:M. P. Kirponos.jpg|thumb|right|160pxupright=0.7|Il generale [[Mikhail Kirponos|Kirponos]], comandante del Fronte Sud-occidentale sovietico, sarebbe caduto nella sacca di Kiev.]]
In realtà questi raggruppamenti meccanizzati, costituiti ciascuno da due divisioni corazzate ed una divisione meccanizzata con in teoria 1031 carri armati per ogni corpo meccanizzato, erano stati organizzati solo da pochi mesi (a seguito della precipitosa decisione di Stalin e dei suoi generali di ricostituire le forze corazzate autonome dopo le clamorose vittorie tedesche) e presentavano, tranne alcune eccezioni, enormi carenze di equipaggiamento (essendo costituiti in gran maggioranza da carri armati leggeri con solo piccole percentuali dei nuovi mezzi medi e pesanti superiori tecnicamente ai carri tedeschi), erano scarsamente addestrati, con quadri di comando giovani ed inesperti<ref>S.J.Zaloga, ''T-34/76 medium tank'', p. 9.</ref>. Inoltre i corpi meccanizzati presentavano gravi carenze logistiche, mancavano di idonee attrezzature di manutenzione e riparazione, la quantità di munizioni anticarro disponibili era insufficiente, e non erano in grado di mettersi rapidamente in movimento dalle loro posizioni di schieramento, in alcuni casi lontani anche molte centinaia di km dalla linea del fronte combattente<ref>S.J.Zaloga, ''T-34/76 medium tank'', pp. 9-15.</ref>.
 
L'attacco del 22 giugno 1941 colse totalmente di sorpresa la dirigenza politica e militare sovietica (sempre convinta di una possibile guerra solo nel [[1942]]); i primi ordini diramati nella mattinata risultarono contraddittorii e poco efficaci e aumentarono ancora la confusione nei comandi subordinati sulla linea del fronte. Solo alle 21.15 il Comando supremo di Mosca diramò il fatale ordine n. 3 che imponeva di contrattaccare in massa impegnando in forze i corpi meccanizzati per schiacciare le punte offensive tedesche e passare immediatamente alla controffensiva in territorio nemico<ref>C.Bellamy, ''Guerra assoluta'', pp. 227-228.</ref>.
[[File:Bundesarchiv Bild 101I-186-0199-08A, Russland, Panzer III in einem Feld.jpg|thumb|left|270pxupright=1.2|Schieramento di carri [[Panzer III]] pronti a passare all'offensiva.]]
Privi di informazioni precise sulla consistenza e la formidabile potenza delle masse corazzate della [[Wehrmacht]] i comandi dell'Armata Rossa (il [[maresciallo dell'Unione Sovietica|maresciallo]] [[Semën Konstjantynovyč Tymošenko|Timošenko]], Stalin e il generale Žukov) sperarono di riuscire ad impedire la catastrofe sulle frontiere impegnando in massa i corpi meccanizzati, ancora non concentrati e molto disorganizzati, in una sconsiderata controffensiva generale, secondo le linee guida del piano n. 41 preparato il 15 maggio 1941. I contrattacchi tentati disperatamente nei giorni seguenti dai generali sovietici sul fronte terminarono tutti con rovinose sconfitte e non poterono impedire il disastroso crollo delle linee sovietiche<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 131-134.</ref>.
 
 
Ulteriori attacchi tedeschi vennero sferrati dalla 101ª Divisione leggera a [[Przemysl]] sul fiume [[San (fiume)|San]] e dalla 1ª Divisione da montagna direttamente contro la importante piazzaforte di [[Leopoli|Lvov]]. La progressione dei panzer allarmò subito il generale Kirponos che, sollecitato anche dal generale Žukov (presente sul posto) a concentrare i suoi potenti mezzi corazzati e a contrattaccare secondo gli ordini provenienti da Mosca, per guadagnare tempo decise in primo luogo di far intervenire i due corpi schierati più vicini alle frontiere<ref name="R.Kirchubel, pp. 32-33"/>. Il 4º Corpo meccanizzato del generale [[Andrej Vlasov|Vlasov]] (il più potente e moderno dell'Armata Rossa con la 8ª e la 32ª divisioni corazzate equipaggiate con 979 carri armati, tra cui 327 T-34 e 101 KV<ref name="F.DeLannoy, p. 11">F.DeLannoy, ''Panzers en Ukraine'', p. 11.</ref>) avrebbe contrattaccato per proteggere Lvov, mentre il 22º Corpo corazzato del generale Kondrusev (con 707 mezzi corazzati, tra cui 31 KV schierati nella 41ª divisione corazzata<ref name="F.DeLannoy, p. 11"/>) avrebbe marciato su [[Volodymyr-Volyns'kyj|Vladimir-Volinskij]] dove era già schierata la 1ª brigata anticarro alle prese con la [[14. Panzer-Division (Wehrmacht)|14. Panzer-Division]] del 3º Panzerkorps tedesco.
[[File:Battle of Dubno.svg|thumb|right|270pxupright=1.2|Carta con le prime fasi della battaglia di [[Dubno]] e l'avanzata della [[11. Panzer-Division (Wehrmacht)|11. Panzer-Division]] fino al 25 giugno [[1941]].]]
Nel frattempo il generale Kirponos cercò di concentrare al massimo le sue riserve mobili per sferrare una controffensiva generale e schiacciare i corpi corazzati tedeschi in rapida avanzata verso Luc'k, Brody e Žitomir; il 15º e l'8º Corpo meccanizzato vennero fatti avanzare per attaccare da sud, mentre più a nord vennero richiamati il 9º, il 19º e il 24º Corpo meccanizzato<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', p. 163.</ref>. L'avanzata più profonda e pericolosa venne effettuata il 23 e il 24 giugno dalla [[11. Panzer-Division (Wehrmacht)|11. Panzer-Division]] del generale [[Ludwig Crüwell]], elemento di punta del 48º Panzerkorps e formazione già famosa per lo slancio aggressivo dei suoi uomini (soprannominata "divisione fantasma" dopo le sue [[Operazione Marita|vittorie nei Balcani]])<ref>F.DeLannoy, ''Panzers en Ukraine'', p. 6 e pp. 13-15.</ref>.
[[File:Bundesarchiv Bild 101I-186-0194-07A, Russland, Panzersoldat.jpg|thumb|left|130pxupright=0.6|Il [[colonnello]] [[Gustav-Adolf Riebel]], l'esperto e capace comandante del reggimento corazzato della [[11. Panzer-Division (Wehrmacht)|11. Panzer-Division]].]]
Il 23 giugno la 11. Panzer-Division respinse un primo attacco della 10ª Divisione corazzata sovietica appartenente al 15º Corpo corazzato del generale Karpezo; a Radekhov i panzer, guidati da capaci ufficiali come il [[colonnello]] Gustav-Adolf Riebel ed il [[tenente colonnello]] Theodor von Schimmelmann, respinsero gli attacchi e inflissero pesanti perdite ai carri leggeri nemici, mentre altri reparti della 32ª divisione corazzata (appartenente al 4º Corpo del generale Vlasov) tentarono ugualmente senza successo di intralciare l'avanzata dei mezzi corazzati tedeschi<ref>In questo primo scontro il reggimento corazzato della 11. Panzer-Division rivendicò la distruzione di 46 carri leggeri sovietici BT, mentre i tedeschi subirono alcune perdite contro i carri medi della 32ª divisione corazzata; in S.J.Zaloga, ''T-34/76 medium tank'', pp. 13-14.</ref>. L'impiego frammentario nei primi giorni dell'Operazione Barbarossa dei corpi meccanizzati sovietici, formazioni spesso distanti molte decine di kilometri dalle prime linee e afflitte da gravi carenze logistiche accentuate dalle difficili caratteristiche del terreno, paludoso e intersecato da numerosi corsi d'acqua, favorì le Panzer-Division tedesche che poterono affrontare in successione i vari contrattacchi e respingerli grazie alla loro maggior abilità ed esperienza di manovra con mezzi corazzati, sfruttando abilmente i mezzi di comunicazione radio e il superiore addestramento nel tiro controcarro<ref>F.DeLannoy, ''Panzers en Ukraine'', pp. 14-15.</ref>.
 
 
===Tentativi di contrattacco sovietici===
[[File:Bundesarchiv Bild 101I-187-230-06A, Russland, Panzer III.jpg|thumb|right|270pxupright=1.2|Carri armati [[Panzer III]] in difficile avanzata nella steppa ucraina.]]
Durante il 24 giugno il generale Kirponos, secondo le direttive del generale Žukov che, dopo essersi trattenuto sul campo per alcuni giorni, sarebbe ripartito per Mosca il 25 giugno, cercò di riorganizzare il suo schieramento per sferrare finalmente un contrattacco coordinato sui due fianchi del sempre più pericoloso e profondo cuneo corazzato tedesco. Nel frattempo una parte del 4º Corpo meccanizzato sferrò un nuovo attacco a ovest di Lvov in direzione di Nemirov ma incappò in un potente schieramento anticarro tedesco della [[71. Infanterie-Division (Wehrmacht)|71ª Divisione fanteria]], subi dure perdite e fallì completamente i suoi obiettivi<ref name="R.Kirchubel, p. 33">R.Kirchubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', p. 33.</ref>.
[[File:T34 2.jpg|thumb|left|200px|Colonna di carri sovietici [[T-34 (carro armato)|T-34]].]]
Anche il 22º Corpo meccanizzato, duramente respinto dalla [[13. Panzer-Division (Wehrmacht)|13. Panzer-Division]], era in grave difficoltà, ed il generale [[Konstantin Rokossovskij|Rokossovskij]] al comando del 9º Corpo meccanizzato posizionato molto più a est, nell'area di Sepetivka, che stava tentando di eseguire i suoi ordini di avanzata su Rovno e Luc'k, incappò nei resti in disfacimento della 19ª Divisione corazzata del corpo meccanizzato del generale Kondrusev comprendendo per la prima volta la tragicità della situazione sovietica<ref>C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp. 227-228.</ref>. Equipaggiato solo con 300 carri armati leggeri, il corpo di Rokossovskij, secondo gli ordini del generale Kirponos avrebbe dovuto coordinare i suoi attacchi su Klevan e Luc'k con il 19º Corpo meccanizzato del generale Feklenko, ugualmente equipaggiato solo con 450 carri armati leggeri e appena 7 carri medi o pesanti e posizionato ancor più a est nella regione di Žitomir. Il 24 e il 25 giugno l'avanguardia di Rokossovskij (la 20ª Divisione corazzata al comando del colonnello [[Mikhail Katukov]], futuro famoso comandante di unità corazzate [[battaglia di Berlino|fino a Berlino]]) avrebbe subito una dura lezione contro i panzer del 3º Panzerkorps, perdendo tutti i suoi carri leggeri<ref>R.N.Armstrong, ''Red Army tank commanders'', pp. 34-35.</ref>.
 
Nel frattempo a sud continuava la estenuante e confusa marcia del potente 8º Corpo meccanizzato del generale Rjabisev che, dotato di 932 carri armati tra cui 167 T-34 e KV, era partito fin dal 22 giugno dalla sua area di Drogobych; intralciato da ordini contraddittori e da enormi carenze logistiche e organizzative solo il 25 giugno arrivò in modo frammentario nell'area di Kremenets per sferrare il contrattacco<ref>C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp. 211-218.</ref>. Gli ottimistici ordini finali del generale Kirponos vennero diramati ai reparti subordinati la notte del 24 giugno; essi prevedevano in teoria un potente doppio attacco a partire dalle ore 09.00 del 26 giugno organizzato, a nord del cuneo corazzato del Panzergruppe 1, dal 9º e dal 19º Corpo meccanizzato sovietico che, raggruppati sotto il comando superiore del generale Potapov (comandante della 5ª Armata), avrebbero attaccato dai boschi a nord di [[Rovno]] in direzione rispettivamente di [[Klevan]] (9º Corpo) e di [[Dubno]] (19º Corpo)<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', p. 164.</ref>.
[[File:Bt7 3.jpg|thumb|right|270pxupright=1.2|Carri leggeri sovietici [[BT (carro armato)|BT-7]]; la maggior parte dei corpi meccanizzati sovietici erano equipaggiati di questi mezzi inferiori ai carri medi tedeschi.]]
Contemporaneamente, a sud sarebbe stato costituito un "Gruppo mobile del Fronte Sud-Occidentale" al comando del generale Morgunov (responsabile di tutte le unità meccanizzate del Fronte) con l'8º Corpo meccanizzato che, al termine della sua sfibrante marcia di avvicinamento, avrebbe attaccato verso Dubno, e con il 15º Corpo meccanizzato del generale Karpezo in direzione di [[Brody (Ucraina)|Brody]]<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 164-165.</ref>. Il 15º Corpo meccanizzato, in teoria molto ben equipaggiato con 749 carri armati tra cui 136 carri T-34 e KV, aveva già subito dure perdite contro la 11. Panzer-Division nei giorni precedenti; ora, rafforzato con la 8ª Divisione corazzata sottratta al 4º Corpo meccanizzato, doveva avanzare in un terreno particolarmente difficile e paludoso cercando di coordinarsi con il corpo meccanizzato del generale Rjabisev<ref name="J.Erickson, p. 165">J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', p. 165.</ref>. Nella realtà i corpi meccanizzati sovietici, male organizzati, con gravi carenze di equipaggiamento, di sostegno logistico e di comando e controllo, bersagliati dall'aria continuamente dagli attacchi della Luftwaffe, sarebbero entrati in combattimento in modo disordinato e frammentario disperdendo la loro potenza d'urto. L'8º Corpo meccanizzato, punta di diamante della prevista controffensiva, il 26 giugno aveva pronti solo 150 carri armati della 34ª Divisione corazzata e appena 60 della 12ª Divisione corazzata; mentre il generale Karpezo, dopo aver attraversato durante la marcia di avvicinamento cinque corsi d'acqua, poté impegnare una sola divisione corazzata<ref name="J.Erickson, p. 165"/>.
 
 
===Battaglie di carri a Brody, Luc'k e Dubno===
[[File:Bundesarchiv Bild 101I-020-1268-36, Russland, russischer Gefallener, Panzer BT 7,.jpg|thumb|right|270pxupright=1.2|Truppe tedesche ispezionano il campo di battaglia; in secondo piano un carro leggero sovietico [[BT (carro armato)|BT-7]] in fiamme.]]
Dal 26 giugno 1941 i corpi corazzati sovietici, faticosamente concentrati sui due lati del cuneo di sfondamento tedesco sferrarono finalmente la loro controffensiva dando inizio a quattro giorni di furiose battaglie di carri tra le più combattute e costose per le due parti della guerra sul fronte orientale<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 164-166.</ref>; i reparti corazzati sovietici si impegnarono coraggiosamente e misero in difficoltà le Panzertruppen tedesche, molto più esperte e abili, che rimasero sorprese dalle capacità offensive del nemico. Lo stesso generale [[Franz Halder|Halder]] sottolineò la durezza degli scontri e le elevate e inattese perdite subite dando un giudizio lusinghiero delle capacità di comando del nemico<ref>C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp. 286-287.</ref>.
 
 
Nella notte del 26 giugno il generale Rjabisev ricevette inizialmente ordine dal generale Kirponos (preoccupato anche per la situazione a Lvov) di ripiegare verso est, ma più tardi l'arrivo del commissario politico del Fronte, generale Vašugin, al posto di comando dell'8º Corpo meccanizzato impose una nuova variazione dei piani: ora il corpo meccanizzato avrebbe dovuto raggrupparsi e puntare direttamente su Dubno per tagliare fuori, in collegamento con il 19º Corpo meccanizzato, le forze tedesche giù arrivate a Ostrog<ref>C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp. 237-240.</ref>. Nel frattempo era completamente fallito l'attacco del 15º Corpo meccanizzato da Brody verso Berestecko: duramente bombardato dalla Luftwaffe, il corpo si disgregò, il generale Karpezo venne ferito e sostituito dal colonnello Ermolov, mentre la 8ª Divisione corazzata rimase bloccata a Kamenka-Bugskaja senza poter intervenire in aiuto<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 165.</ref>.
[[File:Bundesarchiv Bild 101I-185-0137-15A, Jugoslawien, Panzer III im Feld.jpg|thumb|left|290pxupright=1.3|Carri armati tedeschi della [[13. Panzer-Division (Wehrmacht)|13. Panzer-Division]] durante l'avanzata in [[Ucraina]].]]
La situazione stava precipitando per i sovietici anche nella regione di Lvov, dove l'altra divisione del 4º Corpo meccanizzato (la 32ª Divisione) si ritirò a sua volta verso [[Ternopol]], mentre l'intervento della [[9. Panzer-Division (Wehrmacht)|9. Panzer-Division]] (appartenente al 14º Panzerkorps) permise ai tedeschi di avanzare rapidamente verso l'importante città ucraina già preda di una sollevazione di elementi nazionalistici anti-sovietici. Lvov sarebbe caduta la notte del 29-30 giugno dopo la ritirata delle residue forze del generale Vlasov e, dopo caotici scontri, violenze ed esecuzioni da parte di entrambe le parti, di prigionieri politici e minoranze etniche<ref>R.Kirchubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', p. 37; J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', p. 166.</ref>.
 
Nel frattempo anche a nord i combattimenti il 26 giugno si conclusero con il fallimento degli attacchi sovietici: la 13. Panzer-Division respinse con facilità nella regione di Klevan i carri leggeri del 9º Corpo meccanizzato, e il generale Rokossovskij decise di rinunciare a impossibili avanzate e di adottare tattiche più prudenti di difesa mobile che permisero ai carri sovietici di ottenere qualche successo locale nei giorni seguenti, ma non impedirono la ulteriore avanzata dei panzer tedeschi del 3º Panzerkorps oltre Rovno<ref>C.Bellamy, ''Guerra assoluta'', p. 245.</ref>. Più a est era iniziato anche l'attacco del 19º Corpo meccanizzato del generale Feklenko sul fianco sinistro della punta avanzata della 11. Panzer-Division, contemporaneamente minacciata anche sul fianco destro dagli attacchi dell'8º Corpo meccanizzato. La 11. Panzer-Division, molto esperta e combattiva, assunse quindi, senza ripiegare, una cosiddetta posizione a riccio ("Igel", nella terminologia dell'esercito tedesco<ref name="R.Kirchubel, p. 36">R.Kirchubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', p. 36.</ref>) mantenendo le sue posizioni esposte, difendendosi in tutte le direzioni e respingendo gli attacchi dei carri leggeri del 19º Corpo meccanizzato<ref name="R.Kirchubel, pp. 36-37">R.Kirchubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', pp. 36-37.</ref>.
[[File:Bundesarchiv Bild 146-1975-078-27A, Russland, Panzer III.jpg|thumb|right|300pxupright=1.4|Ufficiali delle [[Panzer-Division|Panzertruppen]] a colloquio durante una pausa dell'avanzata delle divisioni corazzate.]]
La situazione più critica per i tedeschi si verificò il 27 giugno a sud, dove il generale Rjabisev, dopo le energiche sollecitazioni del commissario Vašugin, organizzò un raggruppamento tattico della 34ª Divisione corazzata, affidato all'abile generale Nikolaj Popel, per marciare direttamente verso Dubno e tagliare le comunicazioni della 11. Panzer-Division<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 165-166.</ref>. L'attacco ebbe inizialmente successo; i carri del generale Popel avanzarono coraggiosamente in profondità nelle retrovie del 48º Panzerkorps tedesco, senza preoccuparsi dei collegamenti, raggiunsero Dubno e si spinsero pericolosamente fino a sei kilometri dalle unità di avanguardia del 19º Corpo meccanizzato, ripartito all'attacco da nord-ovest<ref name="R.Kirchubel, p. 36"/>. La manovra sovietica sembrò avere successo e mise in difficoltà i tedeschi, ma in realtà il gruppo mobile del generale Popel era praticamente isolato dal resto dell'8º Corpo meccanizzato e a rischio di distruzione, mentre il 9º Corpo meccanizzato era stato costretto alla difensiva e lo stesso 19º Corpo meccanizzato finì per essere respinto indietro dai panzer della 11. e della 13. Panzer-Division. Il generale Potapov, responsabile delle forze corazzate sovietiche a nord, inoltre non riuscì, per inesperienza e mancanza di adeguati collegamenti, a coordianare le sue operazioni con quelle del raggruppamento meridionale del generale Morgunov, sprecando il momento favorevole e disperdendo la forza d'urto delle sue forze<ref name="J.Erickson, p. 165"/>.
 
 
===Fallimento sovietico e ripresa dell'avanzata tedesca===
[[File:Hube, Sieckenius, Strachwitz.jpg|thumb|right|300pxupright=1.4|Il comandante della [[16. Panzer-Division (Wehrmacht)|16. Panzer-Division]], il generale [[Hans Hube]], a destra, a colloquio dopo la battaglia di Brody-Dubno con due dei suoi ufficiali più preparati; al centro il colonnello [[Rudolf Sieckenius]], a sinistra il maggiore [[Hyazinth Graf Strachwitz]].]]
Nella notte del 29 giugno il generale Kirponos comprese che la sua controffensiva era ormai destinata al fallimento; tuttavia, non scoraggiato, decise di fare ancora un tentativo di contrastare soprattutto il 3º Panzerkorps, raggruppando sotto il comando del generale Potapov i resti del 9º, del 22º, del 19º Corpo meccanizzati e contando nell'arrivo del 24º Corpo meccanizzato del generale Cistiakov (altra formazione corazzata debole, equipaggiata solo con 220 carri leggeri) per attaccare sul fianco sinistro il Panzergruppe 1, di nuovo in avanzata da Rovno a [[Novohrad-Volyns'kyj|Novgorod-Volinksij]]<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 166-167.</ref>. Nel frattempo la situazione si era deteriorata irreversibilmente a sud: il gruppo mobile del generale Popel, ormai accerchiato, si batté coraggiosamente per giorni isolato nell'area di Dubno e infine riuscì, dopo aver abbandonato tutti i carri armati rimasti e il materiale pesante, a sfuggire, a partire dal 2 luglio, verso sud-est, riuscendo a ricongiungersi, ridotto a poche migliaia di soldati a piedi, alle forze sovietiche solo nel mese di agosto<ref>C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp. 324-326.</ref>.
 
Anche i resti del valoroso 8º Corpo meccanizzato e del 15º Corpo meccanizzato abbandonarono i tentativi offensivi, dopo aver subito nuove perdite contro la 16. Panzer-Division, ora rinforzata da reparti anticarro delle divisioni di fanteria in avvicinamento<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', p. 166.</ref>; un ultimo disastroso tentativo offensivo del commissario Vašugin provocò nuove perdite quando alcuni reparti finirono per errore in un terreno impraticabile e furono costretti ad abbandonare tutti i loro mezzi (lo stesso Vašugin di fronte alla catastrofe si suicidò)<ref name="R.Kirchubel, p. 36"/>. Ancora più a sud Lvov era già stata abbandonata e i resti del 4º Corpo meccanizzato (poche decine di carri del 32ª Divisione corazzata) ripiegarono oltre Tarnopol<ref>S.J.Zaloga, ''T-34/76 medium tank'',pp. 16-17.</ref>.
[[File:Bundesarchiv Bild 101I-220-0630-02A, Russland, zerstörter russischer Panzer.jpg|thumb|left|280pxupright=1.3|Resti di mezzi corazzati sovietici distrutti.]]
Nonostante i tentativi del generale Kirponos di migliorare l'efficienza dei suoi reparti mobili, anche i suoi ultimi sforzi pe rcontrastare la marcia tedesca fallirono il 30 giugno, e, mentre anche i corpi meccanizzati del generale Potapov si ritiravano (dopo aver perso oltre l'80% dei loro mezzi) verso ovest, le Panzer-Division tedesche ripresero la loro avanzata in profondità, mentre il comando del Fronte Sud-Occidentale tentava di organiizzare un nuovo schieramento difensivo sulle vecchie posizioni della [[Linea Stalin]]<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', p. 167.</ref>.
{{Vedi anche| Battaglia di Uman'|Battaglia di Kiev (1941)}}
Gli aspri scontri tra carri tedeschi e sovietici nella regione di Luc'k e Dubno si conclusero quindi alla fine del mese di giugno con la chiara vittoria delle Panzer-Division e con la inevitabile e disordinata ritirata dei resti delle teoricamente potenti formazioni meccanizzate lanciate imprudentemente nella battaglia dal comando dell'Armata Rossa. Le perdite di carri durante questi scontri furono altissime soprattutto tra le formazioni sovietiche; le Panzertruppen rivendicarono un gran numero di vittorie: il 3º Panzerkorps comunicò la distruzione di 267 carri nemici<ref name="R.Kirchubel, p. 33"/>, la 11. Panzer-Division (sempre più avanti delle altre divisioni corazzate e spesso impegnata in audaci marce isolate) affermò di aver distrutto 150 mezzi corazzati<ref>F.DeLannoy, ''Panzers en Ukriane'', p. 19.</ref>, mentre la 16. Panzer-Division, impegnata nei giorni decisivi del 27 e 28 giugno a schiacciare le forze dell'8º Corpo meccanizzato avanzate su Dubno, rivendicò addirittura la distruzione di 293 carri armati sovietici<ref>S.J.Zaloga, ''T-34/76 medium tank'', p. 15.</ref>.
[[File:Bundesarchiv B 145 Bild-F016221-0016, Russland, Brennender T-34.jpg|thumb|right|290ox|Uno dei decine di carri armati sovietici [[T-34 (carro armato)|T-34]] distrutti sulcampo di battaglia.]]
Effettivamente le perdite nei corpi meccanizzati sovietici furono elevatissime, nella prima settimana di luglio i corpi avevano ormai perso oltre 80% dei loro mezzi e battevano in ritirata in profondità, le deboli formazioni a nord erano ridotte a pochi migliaia di uomini a piedi, mentre solo il 4º Corpo meccanizzato aveva ancora un cospicuo numero di carri armati ma stava ripiegando a sua volta ed era disorganizzato e a corto di rifornimenti<ref>S.J.Zaloga, ''T-34/76 medium tank'', pp. 15-16.</ref>.
 
 
Tuttavia il comando sovietico, a dispetto delle dure perdite, continuò i suoi tentativi di frenare l'avanzata tedesca verso Kiev e nella seconda settimana di luglio, i resti dei corpi meccanizzati furono ancora raggruppati e rinforzati da alcune riserve, contrattaccarono di nuovo mettendo nuovamente in difficoltà le punte corazzate tedesche<ref>R.Kirchhubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', pp. 38-40.</ref>. In realtà i tedeschi furono sorpresi dalla resistenza sovietica e dalla necessità di continui e duri scontri per proseguire l'avanzata; i comandi manifestarono ripetutamente apprezzamento per le capacità del comando nemico, per la combattività e il coraggio delle truppe e dei reparti corazzati nemici e per la potenza e la modernità delle macchine sovietiche<ref>C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', p. 287.</ref>.
[[File:Bundesarchiv Bild 101I-185-0139-20, Polen, Russland, Panzer in Bereitstellung.jpg|thumb|left|270pxupright=1.2|I molteplici mezzi meccanizzati di una [[Panzer-Division]] in movimento durante l'estate [[1941]].]]
Le perdite di mezzi corazzati tedeschi furono le più elevate della prima fase dell'operazione Barbarossa, anche se molto inferiori a quelle nemiche; inoltre i tedeschi, in possesso del campo di battaglia dopo la ritira sovietica, poterono recuperare e rimettere in efficienza un gran numero dei panzer danneggiati nelle battaglie a Brody e Dubno, e riprendere vigorosamente l'avanzata in Ucraina nonostante la continua ed ostinata resistenza<ref name="R.Kirchubel, p. 38"/>. Dal punto di vista strategico le battaglie nell'area di Dubno rallentarono l'avanzata del Gruppo d'armate Sud e costarono duri sacrifici ai reparti della Wehrmacht, sorpresi dall'audacia dei reparti meccanizzati sovietici (in particolare dell'8º Corpo meccanizzato<ref>G.K.Žukov, ''Memorie e battaglie'', p. 274.</ref>), ma in prospettiva esaurirono prematuramente le riserve dell'Armata Rossa, provocando infine un indebolimento catastrofico del Fronte Sud-Occidentale del generale Kirponos che avrebbe subito poi la totale distruzione a Uman' e Kiev<ref>C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp.243-244.</ref>.
 
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