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Infatti, non fu riconoscente di questa liberazione ai partigiani veronesi, come si lamentò in alcune interviste all'Arena di Verona uno dei protagonisti, Emilio Moretto detto Bernardino. Lo stesso Moretto riconosce in questo assalto il forte segnale politico e di rivolta.
 
[[File:Antonicelli-Trabucchi-Roveda.jpg|thumb|upright=1.30|Giovanni Roveda, in primo piano a destra, in piazza Vittorio a Torino il 6 maggio 1945. A sinistra [[Franco Antonicelli]] e al centro il Generale [[Alessandro Trabucchi]]]]
Nell'aprile [[1945]] partecipò alle cinque giornate di Torino, la liberazione della città ad opera dalle formazioni partigiane. Il 28 aprile 1945, nel pieno dell'insurrezione, il [[CLN]] della regione Piemonte ([[CLNRP]]) nominò Roveda sindaco di Torino a capo di una "Giunta Popolare" rappresentativa di tutte le forze politiche democratiche, mentre il socialista [[Pier Luigi Passoni]] venne nominato prefetto e [[Giorgio Agosti]], esponente di spicco del movimento "[[Giustizia e Libertà]]", questore. Dopo l'ingresso in città del comando militare alleato (1º maggio 1945) e la resa del generale tedesco Schlemmer, il 3 maggio 1945 avvenne l'insediamento ufficiale della nuova giunta. La nuova amministrazione popolare della città comprendeva tra gli altri [[Ada Gobetti]] (vedova di [[Piero Gobetti|Piero]]), [[Gioacchino Quarello]] ([[Democrazia Cristiana|democristiano]]) e [[Domenico Chiaramello]] ([[Partito Socialista Italiano|socialista]]), vicesindaci, e il futuro [[premio Nobel]] [[Renato Dulbecco]] ([[Partito D'Azione|azionista]]).<br>
A partire dal [[1923]], con l'avvento del [[fascismo]], Torino aveva subito sei anni di commissariamento e sedici di governo dei podestà: le ultime elezioni municipali si erano svolte un quarto di secolo prima, nel 1920.
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