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Durante la [[Guerra Fredda]], in particolare fino a tutti gli anni [[anni 1960|anni sessanta]]-[[anni 1970|settanta]], erano chiamati '''Carristi''', per distinguerli dagli ''[[Socialisti autonomisti|Autonomisti]]'', quei [[socialismo|socialisti]] i quali approvarono l'intervento dei carri armati [[Unione Sovietica|sovietici]] in [[Rivolta di Poznań|Polonia]], [[Rivoluzione ungherese del 1956|Ungheria]] e [[Primavera di Praga|Cecoslovacchia]].
 
Più in generale, i ''carristi'' erano per la conservazione del [[frontismo]], per il mantenimento dell'alleanza con il [[Partito Comunista Italiano|PCI]]. Tale alleanza si era manifestata nel [[1948]] con la presentazione alle elezioni del "[[Fronte Democratico Popolare]]". Il Fronte assunse come proprio simbolo il volto di [[Giuseppe Garibaldi]] e assunse come stendardo bandiere di un rosso meno acceso di quello in uso presso i comunisti. Lo scopo era quello di contendere il primato alla [[Democrazia Cristiana]] dimostarandodimostrando una certa "autonomia" dai comunisti russi. La spegiudicata campagna elettorale della DC, che puntò sul rischio della sovietizzazione del Paese, determinò il fallimento del progetto del Fronte. La DC si portò al 48,5%, incrementando del 13% i suoi voti, mentre il Fronte ottenne il 31% dei voti, il 10% in meno di quello che PSI e PCI avevano ottenuto appena due anni prima alle [[Elezioni politiche italiane del 1946|elezioni per l'Assemblea Costituente]]. Non irrilevante fu anche il risultato ottenuto dai [[Partito Socialista Democratico Italiano|socialdemocratici]] di [[Giuseppe Saragat]], che conquistarono il 7,1% dei voti e che nel 1946 si erano presentati insieme al PSI. Nonostante il fallimento alle elezioni del 1948 i carristi ritenevano necessario mantenere intatto il "fronte proletario".
 
Essi rappresentavano una minoranza cospicua all'interno del partito, arrivando a raggiungere anche circa il 40% dei voti congressuali. I loro maggiori esponenti ([[Tullio Vecchietti]], [[Dario Valori]], [[Lucio Libertini]], [[Lelio Basso]]) si opposero in tutti i modi all'unificazione socialista, chiedendo anche il ripristino del patto di unità di azione con il PCI, continuando ad accettare acriticamente le tesi sovietiche e comuniste.
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