Differenze tra le versioni di "Brancaleone degli Andalò"

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Appartenne ad una nobile famiglia [[guelfi e ghibellini|ghibellina]] [[Bologna|bolognese]], nella quale diversi membri erano stati [[podestà]], e che di questa attività avevano fatto quasi una professione. Era fratello di [[Diana degli Andalò]] e di [[Loderingo degli Andalò]].
 
Con questo incarico fu inviato a [[Roma]] - su richiesta del Comune che intendeva darsi propri ordinamenti, e soprattutto sottrarsi all'anarchia violenta dei baroni - dal Consiglio della sua città nel [[1252]]. Qui fu nominato [[Senatore di Roma|senatore]] per un triennio, accettando la carica a patto di ricevere, a garanzia della propria incolumità e indipendenza, alcuni membri di famiglie baronali romane, da trasferire a Bologna fino al [[1255]].
La richiesta fu accettatata e l'Andalò cominciò ad esercitare la sua carica, cercando un difficile equilibrio tra il potere dominante e violento dei baroni, il desiderio della emergente classe borghese di sottrarsi ai baroni e di avere il proprio vescovo con sé e dalla sua parte, e la debolezza del papa soggetto, oltre che alla prepotenza dei baroni, anche alle pressioni degli Angioini da una parte e degli Svevi dall'altra.
 
[[Papa Innocenzo IV|Innocenzo IV]], papa all'epoca, si era fermato a [[Perugia]], che considerava più sicura, di ritorno dal [[concilio di Lione I|concilio di Lione]]. Il Senatore lo sollecitò energicamente a tornare a Roma, e in effetti il papa rientrò nell'Urbe il 6 ottobre 1253, ma non vi rimase a lungo, spostandosi ad Anagni e poi a Napoli per gestire la complicata vicenda della successione di [[Federico II di Svevia]], dove morì il 7 dicembre 1254.
 
Il successore, [[Papa Alessandro IV|Alessandro IV]], era nipote di [[Papa Gregorio IX|Gregorio IX]] e personalmente legato ai baroni romani, tramite gli [[Annibaldi]] e in particolare [[Riccardo Annibaldi]], anche da parentela. Il conflitto con il Senatore di Roma, la cui missione era appunto quella di arginare e possibilmente abbattere il prepotere baronale, e che per questo era stato anche nominato [[Capitano del Popolo]], carica a Roma ancora inusitata e invece sempre più frequente nelle città municipali, era inevitabile; divenne durissimo, poi, quando il Senatore, fermamente intenzionato a garantire a Roma principi elementari di garanzia dell'ordine pubblico contro le prepotenze baronali, e ad introdurvi principi di governo popolare come la presenza di borghesi rappresentanti delle Arti e dei Rioni nel Consiglio cittadino, nel maggio 1255 accusò [[Colonna (famiglia)|Oddone Colonna]] come "ribelle dell'Urbe" e fu per questo assalito in Campidoglio. Se la cavò, lì per lì, ma in novembre fu nuovamente aggredito, e stavolta catturato e imprigionato per alcuni mesi nel castello di [[Passerano]]. Alla fine il papa lo fece liberare in cambio degli ostaggi ancora trattenuti a Bologna.
 
Nella primavera successiva tuttavia Roma assisteva ad un'altra sommossa contro gli [[Annibaldi]] e il nuovo Senatore imposto dai nobili, un Maggi [[brescia]]no che veniva deposto e ucciso nel maggio 1257. Brancaleone degli Andalò tornò così a Roma, richiamato dal Comune, a continuare il suo lavoro: fece impiccare due Annibaldi, distruggere un centinaio di torri baronali, avviare una trattativa con [[Manfredi di Sicilia|Manfredi]] alla ricerca di una più forte impronta ghibellina nella politica estera; queste misure molto energiche suggerirono al papa di ritirarsi prima a [[Viterbo]] e poi ad [[Anagni]].
 
Il Senatore morì nell'estate del [[1258]] - durante una missione a [[Tarquinia|Corneto]] per assicurare a Roma il rifornimento di grano - forse di veleno, forse, più banalmente, di malaria.
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