Differenze tra le versioni di "Opere e poetica di Giovanni Verga"

nessun oggetto della modifica
m (Bot: niente spazio dopo l'apostrofo e modifiche minori)
{{torna a|Giovanni Verga}}
[[File:Sebastianutti, Guglielmo (1825-1881) & Benque, Franz (1841-1921) - Giovanni Verga.jpg|thumb|Ritratto di Verga]]
 
==Opere==
L'attività letteraria di Giovanni Verga, dopo le prime '''opere''' giovanili e di scarso rilievo, può essere divisa in due fasi: una prima caratterizzata dalle descrizioni di ambienti artistici e dell'alta società, in cui unisce residui [[Romanticismo|romantici]] e modi [[Scapigliatura|scapigliati]] con la tendenza generica a una letteratura "vera" e "sociale"; una seconda che può propriamente essere definita quella verista.
 
====I carbonari della montagna====
[[File:Catania Giovanni Verga.jpg|thumb|right|220px|Ritratto di [[Giovanni Verga]]]]
Ma la vera attività letteraria del Verga si fa iniziare con il [[romanzo storico]] ''I carbonari della montagna'' scritto nel [[1860]] e pubblicato tra il [[1861]] e il [[1862]] a [[Catania]] per l'[[editore]] Galàtola a spese dell'autore in quattro volumi.
Esso risente di tutte le letture fatte in quei tempi dal giovane, dall'[[Antonino Abate|Abate]] al [[Domenico Castorina|Castorina]], dal [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] al [[Ugo Foscolo|Foscolo]], dal [[Massimo D'Azeglio|D'Azeglio]] a [[George Gordon Byron|Byron]], [[Alexandre Dumas|Dumas]] e [[Walter Scott|Scott]] oltre ai vari [[poema cavalleresco|poemi cavallereschi]].
 
====Storia di una capinera====
[[File:Autografo Verga.jpg|thumb|right|260px|Particolare della prima edizione di ''[[Storia di una capinera]]'', con l'autografo di Verga]]
''[[Storia di una capinera]]'', romanzo scritto in forma epistolare e definito dallo stesso Verga in una lettera a [[Louis Edouard Rod]] di "genere romantico e sentimentale", venne scritto nell'estate del [[1869]] e pubblicata nel [[1871]] ottenendo subito un grande successo. In esso si intravedono alcuni temi tipicamente verghiani come quello della [[famiglia]] e della [[campagna]].
Il romanzo, pur presentando una sensibilità ultraromantica, ''"... presenta anche uno studio dell'ambiente ben documentato e la ricerca di verità e di efficacia sociale".''<ref>Mario Pazzaglia, ''L'Ottocento. Testi e critica con lineamenti di storia letteraria'', Zanichelli, Bologna, 1992, pag. 654</ref>
 
===La fase verista===
[[File:Vita dei campi.djvu|thumb|right|230px|La prima edizione di ''Vita nei campi'']]
Dopo questa novella, che può considerarsi un episodio isolato, il Verga continuò a scrivere i romanzi alla prima maniera, per poi riprendere dopo un po' di anni le posizioni stilistiche e umane che aveva espresso in Nedda, iniziando così la sua nuova fase narrativa. Risalgono al [[1880]] la raccolta di ''[[Vita dei campi]]'', al [[1883]] la raccolta ''[[Novelle rusticane]]'' e la progettazione di cinque romanzi del [[Ciclo dei Vinti]] del quale scrisse i primi due: ''[[I Malavoglia]]'' nel [[1881]] e ''[[Mastro-don Gesualdo]]'' nel [[1888]] con la pubblicazione tra i due, nel [[1882]], di un romanzo tra la vecchia maniera e la nuova, intitolato ''[[Il marito di Elena]]''.
 
====Il ciclo dei Vinti====
{{Vedi anche|Giovanni Verga (Ciclo dei Vinti)}}
[[File:I Malavoglia.djvu|thumb|right|240px|Frontespizio della prima edizione de ''I Malavoglia'']]
Lo scrittore siciliano aveva progettato un ciclo di cinque romanzi, ''Il ciclo dei vinti'', dei quali, però, scrisse solo i primi due: ''[[I Malavoglia]]'' ([[1881]]) e ''[[Mastro-don Gesualdo]]'' ([[1888]]), ai quali interpose ''[[Il marito di Elena]]'' ([[1882]]), romanzo che mostra ancora l'indecisione di Verga all'adozione del verismo. I successivi tre titoli che dovevano completare il ciclo non sono mai stati scritti: essi comprendono ''[[La duchessa di Leyra]]'' (di cui rimangono solo i primi capitoli), ''L'onorevole Scipioni'' e ''L'uomo di lusso''. Questi ultimi, in ordine, dovevano narrare la sconfitta di quella vanità che può sussistere solo ad un alto livello sociale, la sconfitta nelle ambizioni politiche tese alla conquista del potere, e la sconfitta nell'ambizione dell'artista che aspira alla gloria.
 
 
====Novelle rusticane====
[[File:Novelle rusticane - 242.jpg|thumb|right|250px|Un'illustrazione originale delle ''Novelle rusticane'']]
''Novelle rusticane'' è una raccolta di 12 novelle pubblicate a [[Torino]] dall'editore Casanova nel [[1883]] e sono, come scrive [[Sarah Zappulla Muscarà]]<ref>Sarah Zappulla Muscarà, ''Invito alla lettura di Giovanni Verga'', Mursia, Milano, 1984, pag. 100</ref> ''"Mirabili, nella loro sofferta, opprimente desolazione, percorse da un più cupo pessimismo e nessun spiraglio di luce sembra illuminare i protagonisti di questa disperata tragedia del vivere"''. Le novelle rusticane sono il secondo scritto verista di Verga e tratta la tematica della "roba". Qui Verga introduce le tematiche socio-economiche della Sicilia del tempo. Secondo Verga, riesce a far fronte agli imprevisti della natura solo chi riesce ad accumulare più beni (terre, denaro), secondo la "legge del più forte". È dunque necessario curare i possessi materiali.
 
====Per le vie====
[[File:Cavalleria Rusticana Illustration Circa 1880.jpg|thumb|right|250px|Un'illustrazione della novella ''[[Cavalleria rusticana (novella)|Cavalleria rusticana]]'']]
Risale al 1883 anche la pubblicazione, da parte dell'editore Treves della raccolta di novelle intitolata ''Per le vie'' che vede come protagonisti gli emarginati di una grande città come [[Milano]] in continua lotta per la sopravvivenza.
 
 
===Il pessimismo===
[[File:Verga. caccia a lupo.volpe.jpg|thumb|La caccia al lupo - La caccia alla volpe bozzetti scenici ed. Treves, Milano 1902.]]
Nella Prefazione al ''[[Giovanni Verga (Ciclo dei Vinti)|Ciclo dei vinti]]'', dalla quale si apprende l'ideologia verghiana, egli afferma, fra l'altro, che l'autore non deve intervenire perché non ha il diritto di giudicare e di criticare gli eventi: chi scrive deve quindi usare la [[Tecnica narrativa di Giovanni Verga|tecnica dell'impersonalità]], che si configura come il modo più adatto per esprimere una realtà di fatto, ovvero la presenza incontrastata del Male nel mondo. La vita è infatti una dura lotta per la sopravvivenza, e quindi per la sopraffazione: un meccanismo crudele che schiaccia i deboli e permette ai forti di vincere. È questa la legge della natura – la legge del diritto del più forte – che nessuno può modificare in quanto [[Necessità|necessaria]].
 
 
===L'impersonalità===
[[File:Verga.jpg|thumb|Erma di [[Giovanni Verga]]]]
 
Secondo la sua visione, la rappresentazione artistica deve conferire al racconto l'impronta di cosa realmente avvenuta; per far questo deve riportare "''documenti umani''"; ma non basta che ciò che viene raccontato sia reale e documentato: deve anche essere riportato in modo da porre il lettore "''faccia a faccia col fatto nudo e schietto''", in modo che non abbia l'impressione di vederlo attraverso "''la lente dello scrittore''". Per questo lo scrittore deve "''eclissarsi''", cioè non deve comparire nel narrato con le sue reazioni soggettive, le sue riflessioni, le sue spiegazioni, come nella narrativa tradizionale. L'autore deve inoltre "''mettersi nella pelle''" dei suoi personaggi, "''vedere le cose coi loro occhi ed esprimerle colle loro parole''" (''regressione''). In tal modo, la sua mano "''rimarrà assolutamente invisibile''" nell'opera, tanto che l'opera dovrà sembrare "''essersi fatta da sé''", "''essere sorta spontanea come fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto col suo autore''", proprio come una fotografia.
Nella conclusione della prefazione a [[I Malavoglia]] scrive: "Chi osserva questo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo; è già molto se riesce a trarsi un istante fuori dal campo della lotta per studiarla senza passione, e rendere la scena nettamente, coi colori adatti, tale da dare la rappresentazione della realtà, com'è stata, o come avrebbe dovuto essere". Inoltre Verga scrive nella lettera dedicatoria a [[Salvatore Farina]], prefazione alla [[novella]] [[L'amante di Gramigna]]: "[...] la mano dell'artista rimarrà assoluamente invisibile, allora avrà l'impronta dell'avvenimento reale, l'opera d'arte sembrerà ''essersi fatta da sé'' [...]".
Utente anonimo