Differenze tra le versioni di "Bibbia di Calci"

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|artista = Viviano
|artista2 = Alberto da Volterra
|data = post [[1168]]
|opera = dipinto
|tecnica = tempera su pergamena
|materiale =
|altezza = 56
|larghezza = 38
|profondità =
|città = [[Pisa]]
|ubicazione = [[Museo nazionale di San Matteo]]
}}
La '''Bibbia di Calci''' è un [[codice miniato]] [[pergamena]]ceo, composto di quattro volumi, conservato nel [[Museo nazionale di San Matteo]] di [[Pisa]]. Tra leIl piùprimo antichecodice opereha di185 ambito pisano pervenutecicarte, seil nesecondo conosce la data di esecuzione ([[1168]])205, il committenteterzo (''prebiter Gerardus'')238 e iil duequarto autori: ''Magister Vivianus'' e ''Albertus'' (o ''Adalbertus'') ''Volterranensis''231.
 
Tra le più antiche opere di ambito pisano pervenuteci, se ne conosce la data di esecuzione ([[1168]]), il committente (''prebiter Gerardus'') e i due autori: ''Magister Vivianus'' per la scrittura e ''Albertus'' (o ''Adalbertus'') ''Volterranensis'' per la miniatura. Ciò ne fa, per antichità e per pregio, uno dei capisaldi della [[storia della minaitura]] italiana.
 
==Storia e descrizione==
Si conosce la data di esecuzione, avviata il 10 ottobre 1168, per iniziativa del prete Gerardo di San Vito a Pisa, grazie alla scritta vergata nel foglio 231r del IV volume. Qui sono elencate le offerte dei fedeli, per lo più abitanti in zona, che permisero la realizzazione del codice, con una precisa elencazione delle spese sostenute. Al "maestro Viviano", fiduciario dell'abate Guido di San Vito, vennero date 15 lire "''et amplius''". Lo stesso personagggio si ritrova citato come testimone in alcuni atti che riguardano il monastero e l'[[arcivescovo di Pisa]] [[Villano Villani]] nel maggio e nel luglio 1171. A questa data sappiamo che la copiatura del codice era ancora in corso.
Seconda per antichità solo al ''Salterio di [[San Paolo a Ripa d'Arno]]'' (1104, [[Firenze]], [[Biblioteca Medicea Laurenziana]]), la Bibbia di Calci fu realizzata entro una scuola minatoria pisana o volterrana. È una Bibbia di tipo atlantico, caratterizzata cioè dal grande formato e con lettere iniziali ingrandite e decorate da figurazioni miniate.
 
L'altro personaggio citato è lo ''scriptor Albertus Vulterrensis'', probabilmente da identificare con ''Adalbertus scriptor de licteris maioribus de auro et de colore'' (quindi sicuramente un miniatore di capilettera) autore della Bibbia gemella nella [[Biblioteca Guarnacciana]] di [[Volterra]] (ms. LXI 8.7). Il nome di Alberto da Volterra, secondo una notizia di [[Alessandro da Morrona]] del 1793, doveva comparire anche su una croce dipinta per l'altare maggiore della [[chiesa di San Francesco (Pisa)|chiesa di San Francesco]]: ciò ne farebbe il primo nome noto della scuola pittorica pisana.
Era destinata al [[monastero di San Vito (Pisa)|monastero di San Vito]], a Pisa, ma fu a lungo conservata nella [[certosa di Calci]] che finì per darle il nome con cui è comunemente nota.
 
Seconda per antichità solo al ''Salterio di [[San Paolo a Ripa d'Arno]]'' (1104, [[Firenze]], [[Biblioteca Medicea Laurenziana]]), la Bibbia di Calci fu realizzata entro una scuola minatoria pisana o volterrana. È una Bibbia di tipo atlantico, caratterizzata cioè dal grande formato e con lettere iniziali ingrandite e decorate da figurazioni miniate.
Le miniature della Bibbia dimostrano che, nella fase d'oro dello splendore artistico ed economico pisano, la pittura aveva assimilato il [[pittura bizantina|linguaggio bizantino]] (anziché quello [[pittura romanica|romanico]] proveniente dal Mediterraneo occidentale).
 
Era destinata al [[monastero di San Vito (Pisa)|monastero di San Vito]], a Pisa, ma fupassò apoi lungoall'[[abbazia di San Gorgonio]] sull'[[isola di Gorgona]], i cui beni furono tutti conservataspostati nella [[certosa di Calci]] chedopo la sua chiusura; qui risulta già in un inventario 1378. Quest'ultimo cenobio finì per darledare il nome al codice con cui è comunemente notanoto.
Il nome di Alberto da Volterra, secondo una notizia di [[Alessandro da Morrona]] del 1793, doveva comparire anche su una croce dipinta per l'altare maggiore della [[chiesa di San Francesco (Pisa)|chiesa di San Francesco]]: ciò ne farebbe il primo nome noto della scuola pittorica pisana.
 
Con la soppresisone sabauda il codice restò comunque a Calci, finché nel [[1972]] fu dato in consegna al museo.
 
L'importanza del codice, segnalata già dal [[Toesca]] nel [[1927]], venne poi sottolineata da Garrison (1953-1963), che ne fece uno dei punti fermi nella sua classificazione dei manoscritti italiani, seguito poi da Berg (1968) e D'Aniello (2000). Fu quest'ultimo ad accostare alla ''Bibbia di Calci'' un numero consistente di manoscritti, tra cui quello nella Guarnacciana, proveniente dal [[Duomo di Volterra]], la Bibbia ms. 8 della [[Biblioteca Nacional]] di [[Madrid]] (dal [[Duomo di Messina]]) e il ''Salterio di San Paolo a Ripa d'Arno. Tra gli altri interventi sul codice, spiccabno quelli ripetuti di Dalli regoli e Caleca. Appare azzardata invece l'ipotesi della studiosa Giorgi che nel [[1996]], su un suggerimento di [[Luciano Bellosi]], attribuì la Bibbia e alcuni codici correlati a [[Coppo di Marcovaldo]], posticipandoli di circa un secolo e negando la validità dell'iscrizione di prete Gerardo. Tale posizione, vivacemente contestata già quello stesso anno da Dalli Regoli, si scontra con un'obiettiva ricognizione dello stile del manoscritto, che non si discosta dalla tradizione in voga nell'Italia centrale tra i secoli XI e XII, sia per il tipo di lettere che per gli ornati a racemi. Tra gli esmepi più vicini, si può portare quello della Bibbia di [[Corbolino da Pistoia]] del [[1140]] (ms. Conventi soppressi 630). Più originali effettivamente risultano le parti figurate, che rimandano in maniera equivocabile alla pittura mesobizantina, e che fanno del manoscritto un caso di eccezionale rarità.
 
==Descrizione==
È una Bibbia di tipo atlantico, caratterizzata cioè dal grande formato e con lettere iniziali ingrandite e decorate da figurazioni miniate all'inizio di ciascun libro biblico e delle rispettive prefazioni.
 
In generale tali lettere sono del tipo a doppia barra, con racemi nel campo interno, arricchiti talvolta da protomi umane o animali; più raramente vi sono raffigurati in sacro scrittore o una scena.
 
Le miniature della Bibbia dimostrano che, nella fase d'oro dello splendore artistico ed economico pisano, la pittura aveva assimilato il [[pittura bizantina|linguaggio bizantino]] (anziché quello [[pittura romanica|romanico]] proveniente dal Mediterraneo occidentale).
 
==Bibliografia==
*Mariagiulia Burresi (a cura di), ''Cimabue a Pisa: la pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto'', catalogo della mostra, Pacini editore, Pisa 2005.
*Mariagiulia Burresi, Lorenzo Carletti, Cristiano Giacometti, ''I pittori dell'oro. Alla scoperta della pittura a Pisa nel Medioevo'', Pacini Editore, Pisa 2002. ISBN 88-7781-501-9
 
==Altri progetti==
{{Interprogetto|commons=Category:Calci Bible}}
 
==Collegamenti esterni==
*[http://www.comune.pisa.it/museo/Inoplug-in/DOC/lba-078/paragrafo3.html Scheda nel sito del Comune di Pisa]
 
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