Differenze tra le versioni di "Bibbia di Calci"

Con la soppresisone sabauda il codice restò comunque a Calci, finché nel [[1972]] fu dato in consegna al museo.
 
L'importanza del codice, segnalata già dal [[Toesca]] nel [[1927]], venne poi sottolineata da Garrison (1953-1963), che ne fece uno dei punti fermi nella sua classificazione dei manoscritti italiani, seguito poi da Berg (1968) e D'Aniello (2000). Fu quest'ultimo ad accostare alla ''Bibbia di Calci'' un numero consistente di manoscritti, tra cui quello nella Guarnacciana, proveniente dal [[Duomo di Volterra]], la Bibbia ms. 8 della [[Biblioteca Nacional]] di [[Madrid]] (dal [[Duomo di Messina]]) e il ''Salterio di San Paolo a Ripa d'Arno''. Tra gli altri interventi sul codice, spiccabnospiccano quelli ripetuti di Dalli regoli e Caleca. Appare azzardata invece l'ipotesi della studiosa Giorgi che nel [[1996]], su un suggerimento di [[Luciano Bellosi]], attribuì la Bibbia e alcuni codici correlati a [[Coppo di Marcovaldo]], posticipandoli di circa un secolo e negando la validità dell'iscrizione di prete Gerardo. Tale posizione, vivacemente contestata già quello stesso anno da Dalli Regoli, si scontra con un'obiettiva ricognizione dello stile del manoscritto, che non si discosta dalla tradizione in voga nell'Italia centrale tra i secoli XI e XII, sia per il tipo di lettere che per gli ornati a racemi. Tra gli esmepiesempi più vicini, si può portare quello della Bibbia di [[Corbolino da Pistoia]] del [[1140]] (ms. Conventi soppressi 630). Più originali effettivamente risultano le parti figurate, che rimandano in maniera equivocabile alla pittura mesobizantina, e che fanno del manoscritto un caso di eccezionale rarità.
 
==Descrizione==
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