Differenze tra le versioni di "Ghayba"

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La ''ghayba'' sarebbe stata perseguita in particolare dagli ultimi Imām [[Duodecimani|imamiti]] e [[Ismailismo|ismailiti]] (rispettivamente [[Muhammad al-Mahdi|Muḥammad ibn al-Ḥasan, detto al-Mahdī]], e [[Isma'il ibn Ja'far|Ismāʿīl b. Jaʿfarm, detto al-Ṣādiq]]), che in tal modo avrebbero garantito continuità di guida alla loro comunità attraverso loro rappresentanti (religiosi): ''wakīl'' o [[Grandi Ayatollah]], da essi ineffabilmente ispirati.
 
Tale nascondersi agli occhi del mondo viene praticato, su più umile scala, da tutti gii musulmani, sciiti e sunniti, quando si trovino a fronteggiare la credibile, imminente e pericolosa ostilità del mondo, che essi non possano ragionevolmente affrontare nella speranza di risolverla.<br>
Il concetto di "[[martirio]]" - pure esaltato dal pensiero [[islam]]ico in genere - secondo la tradizione giurisprudenziale deve essere infatti disgiunto da quello del [[suicidio]], non ammesso e condannato senz'altro. Il credente ha quindi il diritto-dovere di preservare la propria vita, nella speranza di potere in futuro essere utile alla causa islamica più di quanto non lo sarebbe immolandosi eroicamente ma spesso senza costrutto.
 
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