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Entusiasta, il re scrive, nel giugno 1909, all'allora Presidente del Consiglio dei Ministri, [[Venceslao Lima]], mettendolo al corrente della recente riorganizzazione del Partito socialista, poi unitosi sotto la guida di [[Aquiles Monteverde]], ricordandogli inoltre l'importanza di una collaborazione con il regime socialista: "E' in questo modo, deviando la classe operaia dal partito repubblicano, guidandoli, che essa diventerà una forza utile e produttiva."
 
Nonostante i contatti col socialista [[Sour Gneco]], [[Venceslao Lima]] considerava comunque un'azione difficile conciliare le forze politiche, ancor più dopo il fatto che il Congresso Nazionale dei Lavoratori era stato boicottato da anarchici e repubblicani con un congresso rivale. Anche le commissioni che si crearono per appoggiare i lavori socialisti, ad ogni modo, si dimostrarono poco efficaci e non riuscirono a reificare i loro intenti, ancor più per il fatto che il regno di Manuele II durò troppo poco per pensare di attuare deleldelle riforme efficienti anche a livello governativo.
 
==== La politica estera ====
[[ImageIFile:Manuel II of Portugal.jpg|thumb|right|200px|Manuele II in alta uniforme in una fotografia del 1910]]
Durante il suo regno, Manuele II visitò diverse località del nord del paese e si recò ufficialmente in visita in [[Spagna]], in [[Francia]] ed in [[Inghilterra]], occasioen quest'ultima dove, nel mese di novembre del 1909, venne nominato cavaliere dal prestigioso [[Ordine della Giarrettiera]]. Ricevette in Portogallo le visite ufficiali di [[Alfonso XIII di Spagna]] nel 1909 e di [[Hermes da Fonseca]], presidente eletto del Brasile, nel 1910 .
Generalmente egli tentò sempre di seguire una politica di ravvicinamento con la Gran Bretagna, non solo a fronte di un orientamento geopolitico già seguito da suo padre, ma per rafforzare la sua posizione al trono e questo fu probabilmente anche alla base del suo matrimonio con una principessa imparentata con la casata reale inglese.
 
==== La situazione interna e la rivoluzione repubblicana ====
La situazione politica dello stato in quegli anni si stava tuttavia deteriorando, col succedersi di ben sette governi in soli 24 mesi di regno. I vari partiti monarchici tornarono ai loro abituali litigi interni, divisioni e frammentazioni, mentre il Partito Repubblicano continuava a guadagnare terreno. Alle elezioni parlamentari del 28 agosto [[1910]], in parlamento vi erano solo 14 deputati repubblicani (il 9% degli oppositori, contro il 58% dei parlamentari a favore del governo ed il 33% di indecisi), ma la miccia della rivoluzione era ormai stata accesa.
 
Infatti, il 4 ottobre [[1910]], ebbe inizio una rivoluzione ed il giorno dopo, 5 ottobre, a Lisbona venne proclamata la Repubblica. Il Palço des Necessidades, residenza ufficiale del re, venne bombardata ed il monarca dovette trasferirsi al palazzo di Mafra dove si unirono a lui anche sua mamma e sua nonna paterna. Il giorno successivo, Manuele II decise a bordo dello yacht reale "Amélia" di dirigersi a [[Porto]], ma di fatti egli venne "sequestrato" dagli ufficiali di bordo che lo portarono a [[Gibilterra]] dopo aver sentito la notizia che anche Porto era caduta nelle mani dei repubblicani. Da li pertanto la famiglia reale si recò nel [[Regno Unito]] ove venne ospitata in esilio da re [[Giorgio V]].
 
=== L'esilio ===
[[ImageFile:Manuel II.jpg|thumb|right|250px|Il re Manuele in esilio in Inghilterra, alla cerimonia annuale dei cavalieri dell'[[Ordine della Giarrettiera]] nel giugno 1911]]
Manuele si stabilì in una residenza a Fulwell Park, presso [[Twickenham]], appena fuori [[Londra]], circondandosi delle personalità che gli erano state fedeli durante il periodo del suo regno e tentando a più riprese di organizzare dei colpi di stato per essere restaurato (nel 1911, nel 1912 e nel 1919). Nella comunità dove risiedette fu sempre molto attivo: frequentava abitualmente la locale chiesa cattolica di San Giacomo, fu il padrino di battesimo di diverse decine di bambini ed ancora oggi molti esempi di toponomastica lo ricordano come la "Manuel Road", la "Lisbon Avenue" o i "Portugal Gardens".
 
Sebbene deposto ed esiliato, Manuele fu sempre fautore di grande patriottismo che nel [[1915]] lo portò nel suo testamento a lasciare ogni suo bene allo stato portoghese, per la fondazione di un museo, anche esprimendo il desiderio di essere sepolto in Portogallo.
 
==== Manuele II nella Prima guerra mondiale ====
L'essere anglofilo e ammiratore dello spirito britannico, difese Manuele da alcune dichiarazioni che fece nell'ambito dello scoppio della [[Prima guerra mondiale]]. Egli infatti chiese ai realisti di prendere parte attivamente al conflitto per difendere la patria, mettendo da parte le ostilità contro la repubblica portoghese e combattere fianco a fianco per tutta la durata del conflitto, giungendo egli stesso seppur in esilio a chiedere l'incorporazione nell'esercito repubblicano portoghese.
 
Giorgio V, che sempre apprezzò l'operato di Manuele durante tutto il conflitto ed a favore della sua patria adottiva, l'Inghilterra, lo ricompensò nel [[1919]] invitandolo a sedere al suo fianco nella tribuna d'onore durante la sfilata ufficiale per la vittoria della Grande Guerra.
 
=== Le incursioni realiste ===
Dal [[1911]] le forze monarchiche portoghesi che si trovavano in esilio si concentrarono in [[Galizia]] da dove, con l'approvazione del governo spagnolo, si accordarono per penetrare in [[Portogallo]] e restaurare la monarchia. Il gruppo era guidato dal carismatico [[Henrique de Paiva Couceiro]], veterano delle campagne in Africa e l'unico ufficiale che aveva colpito audacemente il regime durante il colpo di stato del 5 ottobre. Creduto da molti il paladino della restaurazione monarchica portoghese (così lo indicava una certa stampa repubblicana in patria), egli credeva fosse sufficiente puntare sulle masse insoddisfatte di contadini per riottenere il sostegno alla corona, ma gli eventi diedero prova che egli si sbagliava e molti dei raid organizzati dalla Galizia fallirono.
 
La seconda incursione avvenuta nel [[1912]] fu meglio preparata ed ebbe un maggior successo della prima. Ciò era dovuto al fatto che il governo spagnolo, inchinandosi alla pressione diplomatica, aveva in un primo momento appoggiato fortemente gli squadroni galiziani, salvo poi ritirare il proprio appoggio. Manuele II riteneva che la forza non fosse il modo migliore per riconquistare il trono, ma questo orientamento non era ben visto dai monarchici radicali. Il re quindi si limitò ad aggravare l'anarchia nel paese di modo che si potesse far ritorno alla monarchia.
 
==== Il patto di Dover ====
[[ImageFile:II. Manuel portugál király 1913-29.jpg|thumb|right|200px|Manuele con la madre Amelia e la moglie Augusta nel 1913]]
Dopo il fallimento della prima incursione monarchica, e prima ancora a causa del mancato interesse di Manuele in persona nel voler arrivare con la forza alla conquista del trono, il sovrano in esilio si rese conto di dover meglio articolare le proprie forze e per fare questo decise di riconoscere il giusto trattamento di lignaggio ai discendenti di Michele I del Portogallo, capeggiati dal pretendente Michele II. I due principi si incontrarono con tutta probabilità a [[Dover]] il 30 gennaio 1912 ma sulla discussione che si ebbe tra i due ancora oggi vi è molta discussione tra gli storici. Alcuni sostengo che si fosse definito unicamente un patto di amicizia e di sostegno per la restaurazione del trono, col riconoscimento dei titoli degli ex pretendenti, mentre secondo altri in quell'occasione Manuele II avrebbe ceduto i propri diritti di successione a Michele II in cambio della restaurazione della monarchia in Portogallo, per il bene del paese.
 
==== La monarchia del nord ====
[[ImageFile:A Bandeira Monarquica no Porto.png|thumb|left|250px|La "[[Monarchia del nord]]" venne proclamata a [[Porto]] il 18 gennaio 1919]]
Dopo il fallimento dei raid monarchici e la condanna del re a quanti ancora utilizzassero la forza per giungere alla restaurazione della monarchia, quest'ultima opzione sembrò riaprirsi con la fine della dittatura del generale [[Pimenta de Castro]] nel gennaio del 1915. fatto che brevemente ruppe il monopolio politico del Partito Democratico portoghese e, nel tentativo di catturare le simpatie più conservatori, rimosse le restrizioni alla libertà di associazione monarchiche che erano state limitate dalla costituzione della repubblica. Tra l'aprile ed il maggio del 1915 aprirono i battenti circa 55 circoli monarchici (33 nel nord e 12 nel centro del paese), ma già dal 14 maggio di quello stesso anno la rivoluzione era sbarcata nelle strade: 15.000 persone tra civili e militari fedeli al re si scontrarono lasciando sul campo oltre 500 morti e 1000 feriti tra le file dell'esercito repubblicano.
Pur in questa situazione, tuttavia, Manuele II continuò ad invocare la calma degli animi ed a rifiutare l'idea di un intervento forzoso per la sua restaurazione, prevedendo piuttosto dei colloqui di pace da tenersi a Parigi, temendo che l'aumento dell'illegalità nel paese avrebbe potuto minarne la posizione negoziale. Paiva Couceiro e gli integralisti si servirono per la gestione della situazione del luogotenente generale Aires de Ornelas e proprio a lui Paiva indirizzò un telegramma, convinto in un appoggio immediato del re alle operazioni di un colpo di stato di quelle dimensioni, scrivendo senza esitazioni "Si va avanti. Parola del re".
Col fallimento della restaurazione nel centro e nel sud del paese, 13 febbraio di quello stesso anno la Guardia Nazionale era riuscita a ripristinare la repubblica a Porto e molti dei monarchici catturati vennero condannati a pene esemplari. Il re, in esilio, ricevette solo poche e sporadiche informazioni sugli eventi che si stavano verificando e seppe del fallimento dai giornali. Nei mesi successivi il sovrano trasferì la propria influenza presso i tribunali britannici di modo che potesse ottenere delle petizioni per richiedere l'amnistia per i propri conterranei. Questo fatto peggiorò un poco anche la figura dello stesso monarca che ora veniva accusato anche da alcuni monarchici di avere disinteresse verso gli sforzi da loro compiuti per salvare la patria e ridonargli un trono.
 
==== Il patto di Parigi ====
[[File:Sucessao pacto paris.jpg|thumb|right|300px|Il cosiddetto ''Patto di Parigi'' in una cartolina d'epoca fatta stampare dal gruppo [[Integralismo Lusitano]] nel 1922.]]
Nel 1922, col raffreddarsi delle relazioni tra monarchici, il movimento [[Integralismo Lusitano]] ed il re, e memore del fatto che il suo matrimonio con Augusta Vittoria non aveva prodotto eredi, Manuele fece delle aperture più concrete nei confronti dei discendenti di Michele II. In un incontro che si tenne a Parigi nell'aprile del 1922, rappresentati rispettivamente dal generale [[Aires de Ornelas]], e dalla michelista infanta Adelgundes, che si era definita duchessa di Guimarães, e dal tutore Duarte Nuno, si dice che fossero state gettate le basi per la successione che sarebbe passata a Duarte Nuno. A quel tempo i monarchici costituzionalisti non si dichiararono soddisfatti dell'accordo perché esso negava le leggi della monarchia costituzionale in vigore nel 1910. Anche gli integralisti non furono particolarmente felici di questa scelta, dal momento che l'accordo riduceva il tutto ad una questione di famiglia senza parlare di voler ristabilire la monarchia tradizionale. [[Integralismo lusitano]] ritirò il proprio appoggio ai movimenti monarchici in corso, ma questo accordo portò alla definitiva riconciliazione dei due rami della Casa di Braganza.