Differenze tra le versioni di "Frontoni del tempio di Atena Alea"

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== Descrizione ==
La copertura del tempio di Tegea era decorata con un grande [[acroterio]] floreale all'apice di ciascun frontone, probabilmente di circa 210 cm di altezza, e con una figura femminile disposta sopra ciascun angolo laterale, alta circa 185 cm.<ref>{{Cita|Stewart 1977|p. 9.|harv=s}}</ref> Il frontone est rappresentava la ''Caccia al [[cinghiale Calidonio]]'', mentre quello ovest il ''Combattimento fra Greci e Asiatici nella pianura del Caico'', guidati rispettivamente da [[Achille]] e [[Telefo]]. Il marmo usato per tutte le sculture era una varietà locale proveniente dalle cave di Doliana, a circa cinque miglia dall'attuale villaggio di [[Alea]].<ref>{{Cita|Stewart 1977|p. 6.|harv=s}}</ref>
La cornice del frontone misurava circa 190 cm in altezza e 16,45 m in lunghezza.<ref name=St.14/> Le sculture del frontone occidentale erano più grandi di quelle del frontone orientale: tramite la misurazione delle teste conservate si è potuta ipotizzare un'altezza, per le figure in posizione stante, di circa 160 cm a est e 190 cm a ovest. Le discrepanze rispetto a queste dimensioni standard sono in parte causate dalle correzioni ottiche.<ref>{{Cita|Stewart 1977|p. 7.|harv=s}}</ref> Nella descrizione di Pausania (VIII.45.4-7), la decorazione scultorea del frontone orientale comprendeva circa 15 figure. Ci sono giunti frammenti consistenti da sette di queste figure, insieme a quelli di tre animali: il cinghiale e due cani.<ref name=St.14>{{Cita|Stewart 1977|p. 14.|harv=s}}</ref>
 
Pausania non dice nulla invece delle figure del frontone occidentale; si conservano frammenti significativi di circa 8 o 9 degli eroi che dovevano esservi raffigurati.<ref>{{Cita|Stewart 1977|p. 22.|harv=s}}</ref>
 
=== Programma iconografico ===
I soggetti della decorazione scultorea dovevano in qualche modo essere connessi al duplice ruolo svolto dalla dea Atena Alea protettrice in battaglia e nelle avversità. Se è corretta l'esegesi che vede rappresentata nei rilievi [[metopa]]li della facciata orientale, in base ai frammenti iscritti dell'[[architrave]], la storia mitica di Tegea e della dinastia discendente da [[Aleo]], sul frontone sovrastante la celebrazione di quest'ultima doveva culminare nell'uccisione del cinghiale calidonio da parte di [[Atalanta (mitologia)|Atalanta]], eroina tegeate per eccellenza. Dietro il successo della dinastia tegeate vi era Atena Alea nel suo ruolo di divina protettrice in battaglia; il tema, pur avendo un'impronta locale, si teneva all'interno di uno spirito panellenico; sulla facciata occidentale un mito locale come quello della vita di [[Telefo]] permetteva invece di evocare il coinvolgimento della dea come fonte di aiuto nelle avversità.<ref>{{Cita|Stewart 1977|pp. 59-63.|harv=s}}</ref>
 
== Stile==
L'apparenza solida e massiccia delle sculture di Tegea è incrementata dalle proporzioni delle figure in rapporto allo spazio disponibile come si può dedurre dalle dimensioni sopra indicate, con un effetto di compressione che doveva agire sulla forza della rappresentazione drammatica. In se stesse le figure appaiono modellate in modo fluido e continuo, prive della demarcazione muscolare derivata dalla struttura [[Policleto|policletea]]; le tensioni muscolari compaiono raramente e improvvisamente ad accompagnare una particolare attenzione rivolta alla struttura delle articolazioni, sempre subordinata ad una concezione classica della forma. La struttura interna appare sufficientemente salda da mantenere il senso unitario della figura pur all'interno di una prevalente morbidezza del modellato superficiale.<ref>{{Cita|Stewart 1977|pp. 71-72.|harv=s}}</ref> Il trattamento del panneggio, d'altro canto, si allontana dalla complessa elaborazione tipica del calligrafismo postfidiaco, ancora presente a Epidauro e in alcune parti del mausoleo di Alicarnasso.<ref>{{Cita|Stewart 1977|p. 77.|harv=s}}</ref>
 
Le teste di Tegea sono unanimemente riconosciute come uniche nell'ambito della [[scultura greca classica]]; esse sembrano presentare l'evoluzione di una forma che, tramite l'allargamento dei piani facciali, diviene cubica e impostata saldamente sul collo ampio; allo stesso tempo la modellazione dei tratti del volto si approfondisce applicandosi in particolar modo alla forma dell'occhio e della bocca. Nelle teste superstiti colpisce la maggiore infossatura degli occhi che dà una particolare ombreggiatura capace di attrarre maggiormente l'attenzione dello spettatore. Dettagli come lo sguardo rivolto verso l'alto e la bocca semiaperta rivelano un notevole pathos drammatico. Questa attenzione particolare alla rappresentazione del pathos, originatasi in [[stile severo|epoca protoclassica]] nei [[frontoni del tempio di Zeus a Olimpia]], ebbe un seguito convincente nel frontone est del tempio di Asclepio a Epidauro, come la superstite testa di [[Priamo]] (Atene, Museo archeologico nazionale 144) sembrerebbe mostrare. Lo scultore di Tegea tuttavia, opera una sorta di selezione all'interno dei mezzi disponibili, in modo da adattare l'esigenza dell'espressività facciale ad un più tradizionale contenimento classico. Nell'insieme dunque i caratteri delle teste di Tegea sembrano essere l'espressione di una creatività individuale e originale, non debitrice, se non in modo parziale, a esperienze precedenti.<ref>{{Cita|Stewart 1977|pp. 73-75.|harv=s}}</ref>
 
==Altre immagini==
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