Grotte Kizil: differenze tra le versioni

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Il sito è venuto alla luce grazie ad una prima spedizione archeologica tedesca intorno agli [[anni 1910|anni dieci]] del Novecento, a cui seguirono, venti anni dopo, una spedizione giapponese e, dagli [[anni 1950|anni cinquanta]], una cinese.
 
Nel sito sono stati rinvenuti molti frammenti di testi in [[sanscrito]] e in [[tocarico]], di natura commerciale, medica e religiosa, che testimoniano una forte influenza indiana del centro.<ref name="Arcangela Santoro 1998">Arcangela Santoro, ''Atlante di Archeologia'', Utet, Torino, 1998, pag.426</ref>
 
La struttura comprende sia luoghi di culto sia ambienti monastici e quelli situati più in basso appartengono ad un periodo storico più antico. Le celle per i monaci appaiono semplici e prive di decorazioni, mentre gli ambienti di culto abbondano di pitture ed immagini scolpite.<ref> name="Arcangela Santoro, ''Atlante di Archeologia'', Utet, Torino, 1998, pag.426<"/ref>
Le raffigurazioni prevalenti sono quelle riguardanti la vita del Buddha e si distinguono per tre stili diversi: il primo è detto indo-iranico (500-600); il secondo è definito iranico (600-650) e si caratterizza in una egemonia di figure stilizzate e dei colori verdi e blu; il terzo (700) evidenzia un influsso cinese, riconducibile al periodo di dominio [[Tang]].