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Nel frattempo anche a nord i combattimenti il 26 giugno si conclusero con il fallimento degli attacchi sovietici: la 13. Panzer-Division respinse con facilità nella regione di Klevan i carri leggeri del 9º Corpo meccanizzato, e il generale Rokossovskij decise di rinunciare a impossibili avanzate e di adottare tattiche più prudenti di difesa mobile che permisero ai carri sovietici di ottenere qualche successo locale nei giorni seguenti, ma non impedirono la ulteriore avanzata dei panzer tedeschi del 3º Panzerkorps oltre Rovno<ref>C.Bellamy, ''Guerra assoluta'', p. 245.</ref>. Più a est era iniziato anche l'attacco del 19º Corpo meccanizzato del generale Feklenko sul fianco sinistro della punta avanzata della 11. Panzer-Division, contemporaneamente minacciata anche sul fianco destro dagli attacchi dell'8º Corpo meccanizzato. La 11. Panzer-Division, molto esperta e combattiva, assunse quindi, senza ripiegare, una cosiddetta posizione a riccio ("Igel", nella terminologia dell'esercito tedesco<ref name="R.Kirchubel, p. 36">R.Kirchubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', p. 36.</ref>) mantenendo le sue posizioni esposte, difendendosi in tutte le direzioni e respingendo gli attacchi dei carri leggeri del 19º Corpo meccanizzato<ref name="R.Kirchubel, pp. 36-37">R.Kirchubel, ''Operation Barbarossa 1941 (1)'', pp. 36-37.</ref>.
[[File:Bundesarchiv Bild 146-1975-078-27A, Russland, Panzer III.jpg|thumb|upright=1.4|Ufficiali delle [[Panzer-Division|Panzertruppen]] a colloquio durante una pausa dell'avanzata delle divisioni corazzate.]]
La situazione più critica per i tedeschi si verificò il 27 giugno a sud, dove il generale Rjabisev, dopo le energiche sollecitazioni del commissario Vašugin, organizzò un raggruppamento tattico della 34ª Divisione corazzata, affidato all'abile generale Nikolaj Popel, per marciare direttamente verso Dubno e tagliare le comunicazioni della 11. Panzer-Division<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 165-166.</ref>. L'attacco ebbe inizialmente successo; i carri del generale Popel avanzarono coraggiosamente in profondità nelle retrovie del 48º Panzerkorps tedesco, senza preoccuparsi dei collegamenti, raggiunsero Dubno e si spinsero pericolosamente fino a sei kilometri dalle unità di avanguardia del 19º Corpo meccanizzato, ripartito all'attacco da nord-ovest<ref name="R.Kirchubel, p. 36"/>. La manovra sovietica sembrò avere successo e mise in difficoltà i tedeschi, ma in realtà il gruppo mobile del generale Popel era praticamente isolato dal resto dell'8º Corpo meccanizzato e a rischio di distruzione, mentre il 9º Corpo meccanizzato era stato costretto alla difensiva e lo stesso 19º Corpo meccanizzato finì per essere respinto indietro dai panzer della 11. e della 13. Panzer-Division. Il generale Potapov, responsabile delle forze corazzate sovietiche a nord, inoltre non riuscì, per inesperienza e mancanza di adeguati collegamenti, a coordianarecoordinare le sue operazioni con quelle del raggruppamento meridionale del generale Morgunov, sprecando il momento favorevole e disperdendo la forza d'urto delle sue forze<ref name="J.Erickson, p. 165"/>.
 
Il 28 e il 29 giugno la battaglia nell'area di Dubno ebbe il suo momento decisivo: la Luftwaffe bombardò pesantemente tutti i concentramenti di carri sovietici, mentre la 16. Panzer-Division (schierata subito dietro la 11.Panzer-Division), guidata dall'energico generale [[Hans Hube]] e da abili comandanti come il colonnello Rudolf Sickenius e il tenente colonnello [[Hyazinth Graf Strachwitz|Strachwitz]], intervenne con grande abilità bloccando il gruppo mobile del generale Popel, isolandolo e accerchiandolo completamente<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', p. 166; C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp. 237-244.</ref>. Anche gli altri reparti dell'8º Corpo meccanizzato (12ª Divisione corazzata e 7ª Divisione motorizzata) vennero duramente respinti dai panzer della 16. Panzer-Division che decimarono i mezzi corazzati sovietici del gruppo mobile del generale Morgunov; nel frattempo l'"Igel" della 11. Panzer-Division respinse tutti gli attacchi e mantenne saldamente le posizioni, mentre le forze sovietiche esaurivano sempre più il loro potenziale offensivo<ref name="R.Kirchubel, pp. 36-37"/>.
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