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In teoria la forma della curvatura della superficie dovrebbe essere adattata alle caratteristiche del terreno in cui si usa l'aratro, ma i costruttori si sono orientati verso tre tipologie standard: il versoio ''elicoidale'', quello ''cilindrico'' e, poco conosciuto in [[Italia]], quello ''iperbolico''.
 
In [[Italia]] è di largo impiego il versoio elicoidale in quanto ha un effetto più morbido accompagnandodato che accompagna il ribaltamento della fetta senza produrre un eccessivo sgretolamento. Questo funzionamento si adatta meglio alle finalità dei terreni italiani, in genere caratterizzati da una [[granulometria|tessitura]] fine o finissima con una presenza significativa di [[colloide|colloidi]] minerali (argilla). La superficie del versoio elicoidale è originata dalla rototraslazione di una retta direttrice che ruota intorno ad un suo punto e contemporaneamente subisce una traslazione in direzione normale al piano di rotazione. La lunghezza del versoio elicoidale è pari a 3-3,5 volte la larghezza del taglio (determinata dalla proiezione trasversale del vomere).
 
Il versoio cilindrico ha invece un effetto di disgregazione più energico, più adatto per i terreni sciolti. In questi terreni infatti l'[[aratura]] svolge più un'azione di rimescolamento che di rovesciamento vero e proprio, contrariamente a quanto ci si prefigge per i terreni limosi e argillosi. La superficie del versoio cilindrico è originata dalla traslazione di una retta direttrice lungo un arco. La lunghezza del versoio cilindrico è pari a 1,5-2,5 volte la larghezza del taglio.