Differenze tra le versioni di "Benjamin Constant"

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== Biografia ==
Constant nacque a Losanna, in Svizzera, da una famiglia [[Ugonotti|ugonotta]] che aveva lasciato la [[Francia]] durante il [[XVII secolo]]. Sua madre, a soli venticinque anni, morì per le conseguenze del parto pochi giorni dopo averlo dato al mondo. Suo padre era un militare acquartierato nei [[Paesi Bassi]]. Fu educato da istitutori privati e studiò all'[[Università di Erlangen]], in [[Baviera]], e all'[[Università di Edimburgo]], in [[Scozia]]. Nel corso della sua esistenza trascorse molti anni in Francia, Svizzera, [[Germania]] e [[Gran Bretagna]]. Durante il suo soggiorno parigino conobbe la celebre [[Isabelle de Charrière]], scrittrice ed intellettuale dell'epoca, dalla quale fu notevolmente influenzato. Nel [[1778]] fu introdotto in qualità di [[ciambellano]] presso la corte del [[duca di Brunswick]], dove ebbe modo di conoscere la sua futura moglie Minna von Cramm.
 
Autore di orientamento [[Liberismo|liberale]], più legato alla tradizione anglosassone che a quella francese, guardava più all'Inghilterra che all'Antica Roma come modello pratico di libertà all'interno di una vasta società commerciale. Egli delineò la distinzione tra la "Libertà degli Antichi" e la "Libertà dei Moderni". La prima era partecipatoria, basata sulla libertà repubblicana, e dava ai cittadini il diritto di influenzare direttamente la politica tramite dibattiti e votazioni nelle pubbliche assemblee. Allo scopo di sostenere questo grado di partecipazione diretta, la cittadinanza era un obbligo morale che richiedeva un considerevole dispendio di tempo ed energia. Generalmente ciò richiedeva una sottoclasse di schiavi per assolvere a gran parte del lavoro produttivo, lasciando così ai liberi cittadini la possibilità di deliberare sugli affari pubblici. La Libertà degli Antichi era anche delimitata a società relativamente piccole ed omogenee, nelle quali la popolazione poteva radunarsi in un unico luogo per dibattere la cosa pubblica.
 
La Libertà dei Moderni, di contro, era basata sul godimento delle libertà civili, sul dominio della legge, e sulla libertà dall'ingerenza dello Stato. La partecipazione diretta veniva così limitata: ciò era una conseguenza necessaria all'interno degli stati moderni, ed anche un risultato inevitabile dell'aver dato vita ad una società commerciale in cui non esistevano schiavi ma ognuno doveva guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro. Per questo motivo coloro che avevano diritto al voto dovevano eleggere dei rappresentanti che avrebbero deliberato in un [[Parlamento]] in rappresentanza del popolo liberando i cittadini dall'onere della politica.
 
Constant era convinto che nel mondo moderno grazie al [[commercio]] la [[guerra]] fosse superflua. Egli attaccò aspramente la sete di conquiste territoriali di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] che considerava illiberali e non degne di una moderna organizzazione sociale e commerciale. Era l'Antica Libertà ad essere guerriera, mentre uno Stato organizzato sui principi della Libertà Moderna doveva essere pacifico in mezzo ad altre nazioni pacifiche.
L'importanza delle opere di Constant riguardo alla libertà degli antichi ha quasi oscurato il resto del suo pensiero. Constant non era, ad ogni modo, un sostenitore di un [[libertarismo]] radicale. I suoi molteplici lavori letterari e culturali (tra i quali i più importanti sono la novella ''[[Adolphe (romanzo)|Adolphe]]'' e le dettagliate storie della religione) mettevano l'accento sull'importanza dello spirito di sacrificio e del calore delle emozioni umane come base per la convivenza umana. In questo modo, se da un lato riteneva la libertà individuale essenziale per lo sviluppo morale dell'individuo e sinonimo di modernità, dall'altro sentiva che l'egoismo e gli interessi personali non erano sufficienti a definire veramente la libertà individuale. L'autenticità delle emozioni e la compartecipazione dei sentimenti erano elementi critici. In questo, il suo pensiero morale e religioso era fortemente influenzato dagli scritti morali di [[Jean-Jacques Rousseau]] e dai pensatori tedeschi, come [[Immanuel Kant]], che lesse per documentarsi sulla storia della religione e con cui ebbe una celebre polemica in merito al "diritto di mentire".
 
== Opere ==
=== Saggi ===
* De la force du gouvernement actuel de la France et de la nécessité de s'y rallier (1796) (''La forza del governo attuale: sulla necessità di uscire dalla rivoluzione'', tr. di Marina Valensise, Roma, Donzelli, 1996)
=== Romanzi, scritti autobiografici, corrispondenza ===
* [[Adolphe (romanzo)|Adolphe]] (1816) (''Adolfo, aneddoto trovato nelle carte d'un ignoto e pubblicato dal signor Beniamino Constant'', prima traduzione italiana, Livorno, Vignozzi, 1835) (''Adolfo'', tr. di Aristide Polastri, Milano, Sonzogno, 1903) (''Adolfo'', tr. di [[Lavinia Mazzucchetti]], Milano, Istituto Editoriale Italiano, 1917) (''Adolfo'', tr. di Maria Ortiz, Firenze, Sansoni, 1923) (''Adolfo'', tr. di [[Massimo Bontempelli]], Milano, Bietti, 1923) (''Adolfo'', tr. di [[Francesco Flora]], Milano, Treves, 1932) (''Adolphe'', tr. di Giulia Gerace, Torino, Utet, 1933) (''Adolfo'', tr. di [[Enrico Emanuelli]], Roma, Colombo, 1944) (''Adolphe'', tr. di Carlo Cordie, Milano, Leonardo, 1944) (''Adolfo'', tr. di [[Piero Bianconi]], Milano, Rizzoli, 1953) (''L'Adolfo'', tr. di L. G. Tenconi, Milano, Leda, 1963) (''Adolphe'', tr. di Stefano de Simone, Torino, Utet, 1963) (''Adolphe'', tr. di [[Oreste del Buono]], Milano, 1968) (''Adolphe'', tr. di Lisa Tullio, Roma, Curcio, 1977) (''Adolphe'', tr. di Teresa Cremisi, Milano, Garzanti, 1979)
* Le Cahier rouge (1807, pubbl. postumo nel 1907) (''Il quaderno rosso'', tr. di [[Enrico Emanuelli]], Milano, Bompiani, 1943) (''Il quaderno rosso'', tr. di Lisa Tullio, Roma, Curcio, 1977) (''La mia vita (Il quaderno rosso) '', tr. di Laura Este Bellin[[Laura Este Bellini|i]], Milano, Adelphi, 1998) (''Il quaderno rosso: la mia vita (1767-1787) '', tr. di [[Pier Francesco Paolini]], Roma, Robin, 2009)
* Cécile (1811, pubbl. postumo nel 1951) (''Cecilia'', tr. di [[Piero Bianconi]], Milano, Rizzoli, 1953) (''Cécile'', tr. di Lisa Tullio, Roma, Curcio, 1977)
* Correspondance de Benjamin Constant et d'Anna Lindsay - L'Inconnue d'Adolphe, publiée par la baronne Constant de Rebecque (Plon, 1933).
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