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Il biennio nero
Il 9 settembre il Consiglio direttivo della C.G.d.L. si riunì dove si ventilò anche l'ipotesi di un'iniziativa insurrezionale, l'indomani si tenne una riunione congiunta fra la direzione della C.G.d.L. e quella del P.S.I. ed infine l'[[11 settembre]] il Consiglio nazionale della C.G.d.L. approvò una mozione che sanciva la rinuncia a fare dell'occupazione la prima fase di un più ampio moto rivoluzionario e si pose quale obiettivo immediato della lotta, non la rivoluzione socialista ma soltanto "il riconoscimento da parte del padronato del principio del controllo sindacale delle aziende"<ref>A. Tasca, ''op. cit.'', p. 128</ref>.
 
=== PeriodoIl fascistaBiennio nero ===
{{vedi anche|:de:Biennio nero}}
Al ''biennio rosso'' seguì il [[Biennio nero]] (1921-22).
Dopo la conclusione della vicenda dell'occupazione delle fabbriche e dopo le elezioni amministrative, il movimento fascista, che fino ad allora aveva avuto un ruolo piuttosto marginale<ref>[[Giampiero Carocci]], ''Storia del fascismo'', Newton Compton, Roma 1994, p. 16.</ref>, iniziò la sua ascesa politica che fu caratterizzata dal ricorso massiccio e sistematico alle azioni [[squadrismo|squadristiche]]<ref>G. Candeloro, ''op. cit.'', p. 345.</ref>.
=== Periodo fascista ===
 
Conclusosi il periodo in cui fu Segretario il socialista [[Ludovico D'Aragona]], all’inizio del [[1927]], alcuni dirigenti socialisti riformisti della Confederazione Generale del Lavoro (CGL) decisero l’auto-scioglimento dell’organizzazione. Ritenevano che l’affermazione del [[regime fascista]] impedisse la libera attività sindacale. La loro decisione fu fermamente osteggiata dai comunisti e dai socialisti di sinistra, che cercarono di mantenere in vita, seppur clandestinamente, la vecchia Confederazione sindacale. L’iniziativa ebbe una vita faticosa, sia a causa della repressione fascista sia a causa delle giravolte dell’[[Internazionale comunista]] (IC) che, nel [[1929]], con la tattica del socialfascismo, indusse i militanti comunisti italiani a operare nei sindacati fascisti e, nel [[1935]] (VII Congresso dell’IC), con la tattica del [[Fronte popolare]], spinse per la riconciliazione con il sindacalismo riformista, nella prospettiva dell’unità sindacale, da realizzarsi con la caduta del regime fascista. Quando avvenne, nell’estate [[1943]], la situazione sociale in Italia era assai tesa e impedì ai partiti democratico-borghesi, verso i quali convergeva il [[Partito Comunista Italiano]] di [[Palmiro Togliatti]], di prendere in mano la situazione.
 
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