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{{quote|"''interzato in palo, nel 1° troncato d'oro e d'argento all'aquila di nero membrata e coronata d'oro, che è dei Doria; nel 2° di rosso alla colomba d'argento avente nel becco un ramo d'ulivo verde; capo d'azzurro caricato di tre gigli d'oro separati da due verghette di rosso, che è dei Pamphili; nel 3° inquartato 1° e 4° palati di oro e d'azzurro alla fascia d'argento attraversante; nel 2° e 3° fasciato increspato d'oro e d'azzurro, che è dei Landi.''"}}
[[File:Luigino Violante Lomellini D'Oria.png|upright=2|thumb|sinistra|[[Luigino]] di [[Torriglia]]: effigie della marchesa Violante]]
Il feudo di Torriglia, dal [[1665]] al [[1667]], sotto la reggenza della principessa Violante Lomellini, ebbe una propria [[zecca (moneta)|zecca]], ubicata sotto i bastioni della rocca: vi operarono gli zecchieri Francesco Moretti e Cristoforo Eilcoser (Heikolzer, di Bolzano ma proveniente da Napoli). Furono coniati vari [[Luigino|luigini]] (anche adulterati) per il commercio con il Levante.<ref>Arecco, p. 69</ref>
 
L'autorità religiosa aveva ormai ceduto parte della sua autorità a quella civile. I marchesi erano delegati dell'imperatore con entrate derivanti soprattutto dai possedimenti fondiari, dai diritti giurisdizionali e dai balzelli di transito: sul confine molto trafficato di Scoffera stazionava permanentemente una milizia avente il compito di riscuotere dai mercanti gli onerosi pedaggi. Anche l'applicazione dell'[[Diritto di asilo|asilo politico]] apportava ingenti somme nelle casse dello Staterello.<ref>Casale, ''La Magnifica Comunità..'', p. 27</ref>
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