Differenze tra le versioni di "Laura Malipiero"

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Nel [[1647]] fu protagonista di un secondo processo (che evitò per due anni presentando certificati medici e corrompendo i giudici). Ora veniva accusata con altre sette presunte streghe (tra cui la madre), due frati e un prete di "arrotondare" compiendo sortilegi dietro compenso, talvolta utilizzando anche simboli sacri come [[crisma]], [[acqua santa]] e [[ulivo benedetto]].
 
Questa attività doveva avergli garantito un certo tenore di vita, dato che fu l'unica delle imputate a potersi permettere un avvocato con il quale redasse un libello di difesa: nello scritto respingeva tutte le accuse, attribuendole alla malevolenza dei nemici; ammise di compiere rimedi curativi, ma con materiale naturale e legale reperito nelle spezierie; e portò a testimoniare alcuni sacerdoti, i quali sostennero la sua regolare condotta religiosa. Nonostante ciò, il 7 settembre [[1649]] vennefu condannata a dieci anni di carcere in quanto [[recidiva]].
 
=== Il terzo processo e la morte ===
Già il 17 marzo successivo il Sant'Uffizio le concedeva la libertà con [[fideiussione]], in considerazione della pena già scontata e dell'infermità di cui soffriva. Ma il 14 gennaio [[1654]] fu nuovamente denunciata dal sacerdote Antonio Cardini: mentre [[confessione|confessava]] la moglie di un servo di Angelo [[Emo (famiglia)|Emo]], era venuto a sapere che quest'ultimo, in apprensione per la moglie gravemente malata che non reagiva alle cure mediche convenzionali, aveva contattato la Malipiero; la guaritrice, servendosi dell'intermediazione di una vergine, le diagnosticò una fattura lanciata dai suoi figli di primo letto perché non rimanesse incinta dell'Emo e non compromettesse l'integrità della [[dote]]. La padrona alla fine non era guarita e venne alla luce un raggiro: la vergine di cui si era servita era incinta ed era stata appositamente istruita dalla Malipiero.
 
Il 30 gennaio fu arrestata ancora una volta. La sua casa vennefu perquisita: vi furono trovate ampolle, oli, candele, cordelle e libri di magia. L'accusata tentò invano di difendersi, dichiarando che i volumi erano stati dimenticati in casa sua da due affittuari, uno studente di medicina e un [[Ordine dei Frati Minori|minore osservante]].
 
Il 3 marzo [[1655]] vennefu condannata a dieci anni di detenzione e a recitare il [[rosario]] due volte a settimana. Il 17 agosto [[1656]] chiese di poter proseguire la pena agli [[arresti domiciliari]] per motivi di salute; gli fu concesso solo di uscire di prigione durante i giorni festivi.
 
Negli anni seguenti subì nuove denunce e il 16 dicembre [[1660]], nel tentativo di fuggire a un nuovo arresto, cadde battendo la testa. Portata in prigione, vi morì tre giorni dopo, confessata e comunicata ma con addosso oggetti magici. Venne sepolta nella [[chiesa di San Giovanni Nuovo]].
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