Differenze tra le versioni di "Giuliano Vanghetti"

 
=== I riconoscimenti e gli ultimi anni ===
Alla fine arrivarono anche i riconoscimenti, seppur pochi e tardivi: dall'Accademia Nazionale dei Lincei, come detto, dall'[[Accademia di Medicina di Torino]] con l'assegnazione del [[Alessandro Riberi|premio Alessandro Riberi]], e dalla [[Croce Rossa Italiana]], che gli conferì un diploma di benemerenza e la medaglia d'oro. La Società Ortopedica Italiana lo accolse come socio onorario in occasione del congresso nazionale del [[1918]], tenutosi a Milano sotto la direzione di [[Riccardo Galeazzi]] e con tema "Sull'amputazione cinematica. Patologia e cura dei monconi d'amputazione". Nello stesso anno gli giunse particolarmente gradito l'invito a visitare l'[[Istituto Ortopedico Rizzoli]] di [[Bologna]], dove il chirurgo [[Alessandro Codivilla]] era passato dall'iniziale diffidenza a un convinto sostegno per le protesi cinematiche, così come il suo successore, [[Vittorio Putti]].
 
Dopo la parentesi bellica, comunque, Vanghetti tornò a isolarsi nella campagna empolese occupandosi da un lato del figlio Dario, immobilizzato da una grave malattia, e dall'altro di disegnare e costruire nuovi apparecchi meccanici (fra cui un [[corsetto]] correttivo della [[scoliosi]]). Usciva di casa raramente, in genere il giovedì per recarsi in città al mercato e poi dal farmacista, dal meccanico e dal falegname: per l'abbigliamento un po' trasandato e per queste sue abitudini poco socievoli, che gli facevano preferire i polli agli uomini, passava per un eccentrico, uno strambo, un "matto" inoffensivo.
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