Differenze tra le versioni di "Ghayba"

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Tale nascondersi agli occhi del mondo viene praticato, su più umile scala, da tutti i musulmani, sciiti e sunniti, quando si trovino a fronteggiare la credibile, imminente e pericolosa ostilità del mondo, che essi non possano ragionevolmente affrontare nella speranza di risolverla.<br>
Il concetto di "[[Shahīd|martirio]]" - pure esaltato dal pensiero [[islam]]ico in genere - secondo la tradizione giurisprudenziale deve essere infatti disgiunto da quello del [[suicidio]], non ammesso e condannato senz'altro. Il credente ha quindi il diritto-dovere di preservare la propria vita, nella speranza di potere in futuro essere utile alla causa islamica più di quanto non lo sarebbe immolandosi eroicamente ma spesso senza costrutto.
 
Nel pensiero sciita la ''ghayba'' cesserà alla fine dei tempi, quando l'[[epifania]] dell'Imam aprirà un periodo in cui gli autentici valori dell'Islam (che si ammette siano traviati fatalmente dall'umanità che a quel messaggio religioso crede e si riferisce) torneranno a operare in tutta la loro perfezione, prima del [[Giorno del Giudizio]] finale.
 
La ''ghayba'' è umanamente perseguita da tutti i musulmani sotto minaccia fisica o psicologica, consentendo loro persino di violare alcuni importanti assunti della giurisprudenza,<ref>''[[Shari'a|Sharīʿa]]'' e ''[[fiqh]]''.</ref> quali le prescrizioni legate alle particolari norme alimentari e persino [[abiura|abiurando]]ndo, dal momento che è ferma convinzione della tradizione che determinante sia la ''niyya'' (retta intenzione), che è nota perfettamente ad [[Allah]], che conosce profondamente l'animo di tutti gli uomini in tutte le epoche storiche.
 
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