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Dopo un breve allontanamento negli Abruzzi, fece ritorno a [[Roma]], dove passò al servizio di [[Giovan Matteo Giberti]], datario pontificio e futuro vescovo di Verona, dove il poeta lo seguirà dopo il drammatico [[sacco di Roma]]. Nel [[1532]] Berni decise poi di passare al servizio del cardinale [[Ippolito de' Medici]]; approfittando di un viaggio di quest'ultimo verso Nizza, il poeta approfittò per fermarsi a [[Firenze]], dove entrò in contatto con l'ambiente di [[Alessandro de' Medici (duca di Firenze)|Alessandro de' Medici]]. Nel [[1535]], a soli 38 anni, forse invischiato in un intrigo di corte, morì avvelenato.
 
== Opere ==
La prima opera di Berni, convenzionalmente datata al 1516, è [[La Catrina]], un breve scherzo scenico in ottave che riprende i modi della [[farsa rusticale]]. I suoi primi componimenti in [[terza rima]] si distinguono invece per un'originale ripresa del doppio senso erotico della poesia burchiellesca e dei [[canti carnascialeschi]]. Accanto alla poesia faceta in volgare, nei primi anni il poeta si dedicò anche alla composizione di carmi [[lingua latina|latini]], alcuni dei quali dedicati ad un suo amore omosessuale. Del ([[1526]])è invece il ''[[Dialogo contra i poeti]]'', un dialogo satirico contro le degenerazioni della poesia del suo secolo. Negli anni del servizio a Giberti compose numerosi sonetti di diversa intonazione (satirici, pasquineschi, parodici) e si dedicò al Rifacimento dell'''[[Orlando innamorato]]'' di [[Matteo Maria Boiardo]] (1524-31), in parte tradotto e pubblicato in Inghilterra da [[William Stewart Rose]].
La sua fama è legata soprattutto ai "32 Capitoli", pensieri satirici in [[terzina (metrica)|terzine]], scritti in momenti diversi della sua vita e pubblicati postumi in una prima edizione del [[1537]]. Nell'edizione giuntina di Opere burlesche del [[1555]], curata dal [[Anton Francesco Grazzini|Lasca]], egli viene proclamato "vero trovatore, maestro e padre del burlesco stile": la sua poesia diede vita ad un vero e proprio genere letterario, il "capitolo bernesco", che ebbe numerosi imitatori non solo nel [[Cinquecento]] e nel [[Seicento]], ma ancora nel Settecento (soprattutto dai poeti dell'[[Arcadia (poesia)|Arcadia]]) e nell'[[Ottocento]]. Dallo stile giocoso e faceto tipico delle sue poesie deriva l'aggettivo ''bernesco''.
 
== Edizioni ==
* Francesco Berni, ''Rime. A cura di [[Giorgio Bàrberi-Squarotti]]'', Collana [[NUE]] n.103, Einaudi, Torino, 1968.
* id., ''Rime. A cura di Danilo Romei. edizione integrale commentata'', Collana Testi, Mursia, Milano, 1985.
* id., ''Rime burlesche. A cura di Giorgio Bàrberi-Squarotti'', Collana I Classici, BUR, Milano, 1991, ISBN 978-88-17-16796-3.
* Raffaele Nigro (a cura di), ''Francesco Berni'', Collana Cento Libri per Mille Anni, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1999, ISBN 978-88-24-01950-7.
 
== Bibliografia ==
Utente anonimo