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Giuseppe Flavio (''Antichità Giudaiche'', libro XX, cap. 10) narra che l'imperatore romano nominava il sommo sacerdote delTempio di Gerusalemme, e questi durava in carica al massimo per un anno; e che talora i sommi sacerdoti compravano questa carica col denaro, senza attribuire questo fatto a Caifa. </br>
Il peccato pur grave di [[simonia]], secondo la teologia cattolica, non fa veunire meno l'autorità e la dignità spirituale derivanti dalla carica di sommo sacerdote, a prescindere dalla mente e volontà del singolo.
 
Il sommo sacerdozio si trasmetteva di padre in figlio, o in assenza di figli, al fratello maggiore. Il primo regnante (non ebreo) a nominare il sommo sacerdote, fu sotto la dominazione romana la moglie di Alessandro che incarica il figlio Ircano come sommo sacerdote (Libro XIII, 407-408) per nove anni, affidando ai Farisei il pieno dominio sulla regione. Ircano divene anche etnarca della Giudea, succedendo per tre mesi al trono dopo la morte della madre. </br>
Nei racconti di Flavio, il sommo sacerdote è a volte anche capo della nazione giudaica, altrove è imparentato con il governatore romano della regione.
 
== Nei Vangeli ==
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