Fontana dei Quattro Fiumi: differenze tra le versioni

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La fontana sorge al centro della piazza, nel punto in cui fino ad allora si trovava un “beveratore”, una semplice vasca quadrata per l’abbeveraggio dei cavalli. Si compone di una base formata da una grande vasca ellittica a livello della pavimentazione stradale, sormontata da un grande gruppo marmoreo, sulla cui sommità si eleva un obelisco egizio ("[[Obelisco Agonale]]"<ref>La definizione di “Agonale” data all’obelisco, come alla [[Chiesa di Sant'Agnese in Agone]], deriva dall’antico nome della piazza, chiamata appunto “in Agone” (dal latino ''agones'', "giochi") poiché l’area della piazza era usata in epoca romana come stadio per le gare di atletica.</ref>), imitazione di epoca romana, rinvenuto nel [[1647]] nel [[circo di Massenzio]] sulla [[via Appia]]. La sistemazione dell’obelisco sul gruppo scultoreo centrale ribadì la validità di un’innovazione che lo stesso Bernini aveva sperimentato, nel [[1643]], con la realizzazione della [[fontana del Tritone]], e che era contrario a tutti i canoni architettonici dell’epoca: il monolite non poggiava infatti su un gruppo centrale compatto, ma su una struttura cava, che lasciava cioè un vuoto al centro e sulla quale erano poggiati solo gli spigoli della base dell’obelisco.
 
Le [[scultura|statue]] in marmo bianco che compongono la fontana hanno una dimensione maggiore di quella reale<ref>In un documento conservato nell’[[Archivio di Stato di Roma]], lo scultore [[Antonio Raggi]], autore del ''Danubio'', "''si obliga far detta statua o fiume d'altezza se si drizzasse in piedi di palmi 20 di misura Romana''", corrispondenti a circa 4,5 metri.</ref>. I nudi rappresentano le allegorie dei quattro principali [[fiume|fiumi]] della [[Terra]], uno per ciascuno dei continenti allora conosciuti, che nell'opera sono rappresentati come dei [[gigante (mitologia)|giganti]] in [[marmo]] che siedono appoggiati sullo scoglio centrale in [[travertino]] (opera di [[Giovan Maria Franchi]] del [[1648]]): il ''[[Nilo]]'' (scolpito da [[Giacomo Antonio Fancelli]] nel [[1650]]), il ''[[Gange]]'' (opera del [[1651]] di [[Claude Poussin]]), il ''[[Danubio]]'' (di [[Antonio Raggi]] nel [[1650]]) e il ''[[Rio della Plata]]''<ref>All’epoca non si conoscevano le reali dimensioni del [[Rio delle Amazzoni]].</ref> (di [[Francesco Baratta]], del [[1651]]).
 
Il disegno dei quattro colossi nudi che fungono da allegorie dei fiumi risalgono all'antico. I giganti del Bernini si muovono in gesti pieni di vita e con un'incontenibile esuberanza espressiva. Sull'antico, però, prevale l'invenzione del capriccioso. Così il [[Danubio]] indica uno dei due [[stemma|stemmi]] dei [[Pamphilj]] presenti sul monumento come a rappresentare l’autorità religiosa del pontefice sul mondo intero, il Nilo si copre il volto con un panneggio, facendo riferimento all'oscurità delle sue sorgenti, rimaste ignote fino alla fine del [[XIX secolo]], il Rio della Plata, vicino al quale le monete simboleggiano il colore argenteo delle acque, il Gange con un lungo remo che suggerisce la navigabilità del fiume. Lo scultore ricerca uno studio più attento dei movimenti e delle espressioni, che l'artista varia al massimo.
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