Differenze tra le versioni di "Geografia della Sicilia"

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=== Vulcani ===
[[File:Eolie stromboli 10.jpg|thumb|Un'eruzione di Stromboli]]
A causa della sua posizione, a cavallo delle due importanti placche tettoniche, la regione e le isole circostanti sono interessate da un'intensa attività vulcanica. I vulcani siciliani più importanti sono: [[Etna (vulcano)|Etna]], [[Isola di Stromboli|Stromboli]] e [[Vulcano (vulcano)|Vulcano]].
 
== Geografia ==
L'Etna sorge sulla costa orientale della Sicilia, entro il territorio della provincia di Catania ed è attraversato dal 15º meridiano est, che da esso prende il nome.
 
Trattandosi di un vulcano a scudo con affiancato uno strato vulcano, la sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni che ne determinano l'innalzamento o l'abbassamento. Così se nel 2011 raggiungeva i 3.340 m. s.l.m., nel 2010 erano 3.350 m., 3.274 m. nel 1900, 3.326 m. nel 1950 e 3.269 m. nel 1942.
 
Esso occupa una superficie di 1570 km², il suo diametro è di circa 45 chilometri
<nowiki> </nowiki>e il suo perimetro di base è di circa 180 km. Le sue dimensioni lo
pongono tra i maggiori al mondo e, dal punto di vista prettamente
geologico, il più alto del continente europeo.
 
== Etimologia ==
L'Etna fotografato da nord-ovest nell'ottobre 2002 dalla Stazione Spaziale Internazionale con la cenere espulsa dal vulcano sotto forma di coltre di fumo scuro.
 
Il nome Etna sembrerebbe risalire alla pronuncia del greco antico itacista del toponimo Aitna (Aἴτνα-ας), nome che fu anche attribuito alle città di Katane e Inessa, che deriva dalla parola del greco classico ''αἴθω'' (''aitho'' cioè ''bruciare'')<sup>[5][6]</sup>. L'Etna era conosciuto nell'età romana come ''Aetna''.
 
Gli scritti in lingua araba<sup>[7]</sup> si riferivano ad essa come la montagna ''Ǧabal al-burkān'' o ''Ǧabal Aṭma Ṣiqilliya'' ("montagna - o vulcano - somma della Sicilia") o Ǧabal al-Nār ("montagna di fuoco"); questo nome fu più tardi mutato in ''Mons Gibel'' letteralmente "monte Gibel"<sup>[8]</sup> (dal latino mons "monte" e dall'arabo Jebel (جبل) "monte") proprio per indicarne la sua maestosità, da cui ''Mongibello'' (o anche ''Montebello'')<sup>[9]</sup>.
 
Il termine Mongibello rimase di uso comune praticamente fin quasi ai
nostri giorni (ancora oggi esiste chi chiama l'Etna in questa maniera).
Secondo un'altra teoria il nome Mongibello deriva da ''Mulciber'' (''qui ignem mulcet'' - ''che placa il fuoco''), uno degli epiteti con cui veniva chiamato, dai latini, il dio Vulcano, Le popolazioni etnee, per indicare l'Etna, usano a volte il termine gergale ''<nowiki/>'a muntagna''
<nowiki> </nowiki>semplicemente nel suo significato di montagna per antonomasia. Oggi il
nome Mongibello indica la parte sommitale dell'Etna: l'area dei due
crateri centrali e dei crateri sud-est e nord-est.
 
== Leggende ==
{|
 
|
|''Per approfondire, vedi '''Etna (mitologia)'''.''
 
|}
{|
 
|« ...Trescano ai piedi tuoi silfi e sirene;/ Fremon dentro di te sofi e giganti... »
 
|-
|(<small>Mario Rapisardi - All'Etna</small>)
 
|}
Le eruzioni regolari della montagna, a volte drammatiche, l'hanno resa un soggetto di grande interesse per la mitologia greca e romana e le credenze popolari che hanno cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite i vari dei e giganti delle leggende romane e greche.
 
A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne sconfitto da Atena
<nowiki> </nowiki>e sepolto sotto un enorme cumulo di terra che la dea raccolse dalle
coste del continente. Encelado soccombette, si appiattì e divenne
l'isola di Sicilia. Si racconta che il suo corpo sia disteso sotto
l'isola con la testa e la sua bocca sotto l’Etna che sputa fuoco ad ogni
<nowiki> </nowiki>grido del gigante<sup>[10]</sup>. Di Encelado sepolto sotto l'Etna parla pure Virgilio<sup>[11]</sup>. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e della metallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il "mondo dei morti" greco, il Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.
 
Si racconta che Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., si gettò nel cratere
<nowiki> </nowiki>del vulcano per scoprire il segreto della sua attività eruttiva. Il suo
<nowiki> </nowiki>corpo sarebbe stato in seguito restituito dal mare al largo della costa
<nowiki> </nowiki>siciliana, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia.
 
Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di santa Agata,
<nowiki> </nowiki>il popolo di Catania prese il velo della Santa, rimasto intatto dalle
fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di
ciò l'eruzione finì, mentre il velo divenne rosso sangue, e che per
questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e fulmini.
 
Re Artù
<nowiki> </nowiki>risiederebbe, secondo la leggenda, in un castello sull'Etna, il cui
celato ingresso sarebbe una delle tante e misteriose grotte che la
costellano. Il mitico re dei Britanni appare anche in una leggenda,
quella del ''cavallo del vescovo'', narrata da Gervasio di Tilbury<sup>[12]</sup>. Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra ora risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto per governare il regno.
 
== Il vulcano ==
 
=== Genesi del vulcano ===
Faraglioni dei Ciclopi Aci Trezza Aci Castello
 
Restituzione grafica 3D dell'Etna.
 
L'Etna vista da Catania negli anni dieci; si nota l'aspetto del tutto
diverso del vulcano modificato ampiamente dalla successiva nascita dei
nuovi crateri
 
Come tutti i vulcani l'Etna si è formato nel corso dei millenni con
un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 570.000 anni
<nowiki> </nowiki>fa, nel Quaternario, durante il Pleistocene inferiore medio<sup>[13]</sup>. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine di lava basaltica
<nowiki> </nowiki>fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del
golfo primordiale detto pre-etneo. Oggi di questi restano gli splendidi
affioramenti della “Riviera dei Ciclopi” con i loro ''prismi basaltici'' (l'isola Lachea ed i Faraglioni di Aci Trezza), le brecce vulcaniche vetrose (ialoclastiti) e le lave a pillow della rupe di Aci Castello, ma anche i basalti colonnari affioranti nel terrazzo fluviale del Simeto, esteso nei versanti sud occidentale e sud orientale da Adrano e Paternò fino alla costa Ionica<sup>[14]</sup>.
 
In una fase successiva compresa tra i 350.000 ed i 200.000 anni fa,
da una attività di tipo fessurale, spesso anche subacquea, scaturirono
lave estremamente fluide che diedero luogo alla formazione di bancate
laviche tabulari di elevato spessore (fino a 50 m), i cui resti sono
oggi gli imponenti terrazzamenti visibili nell'area sud occidentale
dell'edificio vulcanico a quote comprese fra i 300 ed i 600 m s.l.m.<sup>[14]</sup>.
 
Gli studi sulla composizione di queste lave hanno messo in evidenza
che questi prodotti vulcanici (sia subacquei che subaerei) rappresentano
<nowiki> </nowiki>le cosiddette vulcaniti tholeiitiche basali,
<nowiki> </nowiki>cioè magmi simili, anche se con delle differenze, a quelli che vengono
prodotti in aree del mantello terrestre caratterizzate da alti gradi di
fusione parziale di grande attività distensive, tipiche delle dorsali
<nowiki> </nowiki>e delle isole oceaniche. Le tholeiiti costituiscono una percentuale
assai limitata dei prodotti dell’area etnea e sono state eruttate in più
<nowiki> </nowiki>riprese a partire da circa 500.000 anni fa, questa è infatti l’età dei
più antichi prodotti etnei<sup>[15]</sup>. Allo stesso periodo geologico si attribuisce anche la formazione del notevole Neck di Motta, una rupe isolata di lave colonnari su cui è edificato il centro storico di Motta Sant'Anastasia<sup>[14]</sup>.
 
Si ritiene che tra 200000 e 110 000 anni fa ci fu uno spostamento
degli assi eruttivi verso nord e verso Ovest con un contemporaneo
mutamento nell'attività di risalita e nei meccanismi di effusione,
accompagnati da una variazione nella composizione chimica dei magmi e
nel tipo di attività<sup>[14]</sup>.
<nowiki> </nowiki>La nuova fase eruttiva vide come protagonisti coni subaerei che
emettevano lave di tipo "alcalino". L'attività si concentrò lungo la
costa ionica in corrispondenza del sistema di faglie dirette denominato
delle Timpe.
<nowiki> </nowiki>I prodotti alcalini costituiscono la gran mole del vulcano etneo e
vengono eruttati ancora oggi. La distinzione tra i termini viene
effettuata mediante i rapporti tra le percentuali di alcuni ossidi ed in
<nowiki> </nowiki>particolare SiO2 e K2O+Na2O ritenuti indicativi delle condizioni di
genesi dei magmi stessi<sup>[16]</sup>
 
Durante il Tarantiano,
<nowiki> </nowiki>110.000-60.000 anni fa, l’attività eruttiva si sposta dalla zona Val
Calanna-Moscarello verso l’area adesso occupata dalla depressione della Valle del Bove.
<nowiki> </nowiki>Da un’attività di tipo fissurale, come quella che ha caratterizzato le
prime due fasi, si passerà gradualmente ad un’attività di tipo centrale
caratterizzata sia da eruzioni effusive che esplosive. Questo tipo di
attività porterà alla formazione di diversi centri eruttivi. Il
principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna,
<nowiki> </nowiki>è oggi inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo,
<nowiki> </nowiki>circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni
vulcanici, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo caratterizzato da eruzioni pliniane polifasiche, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso.
<nowiki> </nowiki>L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di
<nowiki> </nowiki>un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II
<nowiki> </nowiki>(dai 70 ai 55.000 anni fa). Il collasso di questo edificio ha dato
origine all'immensa caldera
<nowiki> </nowiki>della già citata Valle del Bove, profonda circa mille metri e larga
cinque chilometri, lasciando esposti sulle pareti di questa gli
affioramenti di rocce piroclastiche che evidenziano lo stile
particolarmente esplosivo della sua attività. L’esplosività è
probabilmente collegata alle grandi quantità di acqua nell’edificio che
vaporizzandosi frammentava il magma.
 
Intorno a 55.000 anni fa circa si verifica un’ulteriore spostamento
dell’attività eruttiva verso nord-ovest dopo la fine dell’attività dei
centri della Valle del Bove. È la fase detta dello stratovulcano.
<nowiki> </nowiki>Tale spostamento porterà alla formazione del più grosso centro eruttivo
<nowiki> </nowiki>che costituisce la struttura principale del Monte Etna: il "vulcano
Ellittico". Il nome Ellittico deriva dalla forma, appunto di ellisse
(2 km asse maggiore ed 1 km asse minore), della caldera che ha segnato
la fine della sua attività. I suoi prodotti, sia colate laviche che
piroclastiti, costruirono un edificio di dimensioni notevoli che, prima
del collasso calderico avvenuto 15 000 anni fa, doveva probabilmente
raggiungere i 4000 metri di altezza. Le eruzioni laterali dell’Ellittico
<nowiki> </nowiki>hanno prodotto la graduale espansione laterale dell’edificio vulcanico
attraverso la messa in posto di colate laviche che hanno causato un
radicale cambiamento dell’assetto del reticolo idrografico
principalmente nel settore nord e nord-orientale<sup>[17]</sup>. In quest’area le colate laviche colmarono antiche paleovallate come quella del fiume Alcantara generando numerosi fenomeni di sbarramento lavico del paleoalveo del fiume Simeto<sup>[18]</sup>.
<nowiki> </nowiki>L’intensa e continua attività effusiva degli ultimi 15000 anni riempirà
<nowiki> </nowiki>del tutto la caldera del vulcano Ellittico coprendo in gran parte i
suoi versanti e formando il nuovo cono craterico sommitale. Tale
attività effusiva, originata sia dalle bocche sommitali che da apparati
eruttivi parassiti, porterà alla formazione dell’edificio vulcanico che
forma il complesso oggi in attività: il Mongibello.
 
Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività
eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; nei
<nowiki> </nowiki>prodotti del Mongibello recente è stata osservata una generale
transizione da termini più antichi ed acidi (relativamente arricchiti in
<nowiki> </nowiki>SiO2) a più recenti e basici (cioè relativamente povere di SiO2) e
porfirici (ricchi di minerali cristallizzati in profondità prima
dell’emissione), le lave sono quindi ritornate ad essere di tipo fluido basaltico
<nowiki> </nowiki>e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti. Il vulcano
attuale è costituito essenzialmente da 4 crateri sommitali attivi: il
cratere centrale o ''Voragine'', il cratere subterminale di Nord-est
(formatosi nel 1911), la Bocca Nuova (del 1968) e il cratere
subterminale di Sud-est (del 1971) (SEC)<sup>[19]</sup>.
 
Alla fine del 2011 dove prima c'era un ''cratere a pozzo'' (o ''pit crater'') alla base del SEC, si è sviluppato quello che ormai anche gli studiosi hanno ribattezzato Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC)<sup>[20]</sup>.
<nowiki> </nowiki>Durante l'ultima campagna di misurazioni con GPS effettuata dall'INGV
nel gennaio del 2014 si è constatato che il punto più alto del nuovo
cono si era assestato ad una quota di 3290 m s.l.m.<sup>[21]</sup> facendone di fatto, con pieni diritti, la quinta bocca sommitale del grande vulcano.
 
L'Etna presenta inoltre diverse piccole bocche laterali sparse a varie altitudini, dette ''crateri avventizi'', prodotte dalle varie eruzioni laterali nel tempo. Esistono poi dei centri eruttivi eccentrici caratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo.
 
=== Attività vulcanica ===
{|
 
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|''Per approfondire, vedi '''Eruzioni dell'Etna'''.''
 
|}
Canale lavico sull'Etna
 
L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio
<nowiki> </nowiki>che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica
esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. A periodi
abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un
periodo di degassamento ed emissione di sabbia vulcanica a cui fa seguito un'emissione di lava
<nowiki> </nowiki>abbastanza fluida all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività
<nowiki> </nowiki>stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo
per via della loro spettacolarità. In genere le eruzioni dell'Etna pur
fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si
eccettuano i casi fortuiti o di palese imprudenza come quello
dell'improvvisa esplosione di massi del 1979
<nowiki> </nowiki>che uccise nove turisti e ne ferì una decina di altri avventuratisi
fino al cratere appena spento. A memoria storica si ricordano centinaia
di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.
 
==== Eruzioni notevoli in periodo storico ====
L'eruzione del 1669 secondo Giacinto Platania.
 
L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano.
<nowiki> </nowiki>Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica
particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975 m s.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grotte laviche, oggi visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.
 
Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino e superandolo creò oltre un chilometro di nuova terraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse il paese di Nicolosi e danneggiò Trecastagni, Pedara, Mascalucia e Gravina.
<nowiki> </nowiki>Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e,
sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il
gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso, Mompilieri, Camporotondo, San Pietro Clarenza, San Giovanni Galermo (oggi frazione di Catania) e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclastici che oggi sono denominati Monti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.
 
Nel 1892 un'altra eruzione portò alla formazione, a circa 1800 m di quota, del complesso dei Monti Silvestri.
 
Nel 1928,
<nowiki> </nowiki>ai primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo.
Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò anche Sant'Alfio e Nunziata.
 
L'eruzione del 5 aprile del 1971
<nowiki> </nowiki>ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di
prodotti piroclastici formò l'attuale cono sub-terminale di Sud-est.
Vennero distrutti l'Osservatorio Vulcanologico e la Funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi. L'eruzione del 1981
<nowiki> </nowiki>ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena
poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le
lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette la distruzione della pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m.
 
Il 1983 è
<nowiki> </nowiki>da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100
<nowiki> </nowiki>milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti
sciistici, ristoranti, altre attività turistiche, nuovamente la funivia
dell'Etna e lunghi tratti della S.P. 92), anche per il primo tentativo
al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo
<nowiki> </nowiki>della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile,
<nowiki> </nowiki>con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che
fecero temere per i centri abitati di Ragalna,
<nowiki> </nowiki>Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli
studiosi, vennero praticati, con notevole difficoltà, date le altissime temperature
<nowiki> </nowiki>che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di
fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche
esplosive. La colata venne parzialmente deviata; l'eruzione ebbe
comunque termine di lì a poco.
 
Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (durata 473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove.
<nowiki> </nowiki>L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si
diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991
dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione fu giudicata pericolosa
per la città di Zafferana Etnea e venne messa in opera, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio
<nowiki> </nowiki>dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri
d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La
tecnica fu quella dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro
<nowiki> </nowiki>ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio. Questa tecnica
in seguito si rivelerà efficace nel tentativo di salvataggio del rifugio
<nowiki> </nowiki>Sapienza e della stazione turistica di Etna Sud nel corso dell'eruzione
<nowiki> </nowiki>2001, e sarà oggetto di studio da parte di équipe internazionali, tra cui esperti giapponesi<sup>[22]</sup>.
<nowiki> </nowiki>Tutto si rivelò efficace nel rallentare il flusso lavico guadagnando
tempo ma ancora una volta non risolutivo in caso di persistenza
dell'evento eruttivo. Furono chiamati gli incursori della Marina che
operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive
al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso
<nowiki> </nowiki>di lava ed inviarla così nel canale d'invito nella valle del Bove,
riportando indietro di circa sei mesi la posizione del fronte lavico.
L'operazione riuscì perfettamente, utilizzando una carica di C4 pari a 7
<nowiki> </nowiki>tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima
successione facendo crollare il diaframma che separava il magma dal
canale d'invito e successivamente ostruire con grandi macigni di pietra
lavica il canale principale che scendeva pericolosamente verso Zafferana
<nowiki> </nowiki>Etnea.<sup>[23]</sup>
 
== Turismo e ambiente ==
{|
 
|
|''Per approfondire, vedi '''Parco dell'Etna'''.''
 
|}
Colata lavica del 2002 a Linguaglossa.
 
La cima dell'Etna, in basso i resti di un rifugio ricoperto dalla colata del 2002.
 
Il territorio del vulcano è suddiviso in ambienti differenti per
morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e
fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e
brullo soprattutto dal lato ovest dove dai mille metri in poi
predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano i fitti boschi.
 
Al di sopra dei 1000 m, in inverno, è presente la neve
<nowiki> </nowiki>che spesso dura fin quasi all'estate. Questa è raggiungibile
agevolmente dai versanti sud e nord. Di conseguenza sull'Etna si
trovavano anche due stazioni sciistiche la cui particolarità è quella di poter sciare sulla neve potendo osservare il mare. Da quella Sud dello storico ''Rifugio Sapienza''<sup>[24]</sup>, nel territorio di Nicolosi, è possibile ammirare tutto il golfo di Catania e la valle del Simeto. Nelle piste a Nord, quelle di Piano Provenzana in territorio di Linguaglossa, lo scenario che si apre d'innanzi comprende Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001, quando una colata lavica
<nowiki> </nowiki>ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi
passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di
Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'Autunno del 2002.
 
Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud, Nicolosi, sono state protagoniste della "Tre giorni Internazionale dell'Etna" gara di sci alpino
<nowiki> </nowiki>che vedeva alla partenza i grandi nomi dello sci alla fine delle gare
della coppa del mondo. Poi con il passare degli anni e con l'avvento del
<nowiki> </nowiki>professionismo esasperato in tutte le discipline sportive, questa gara
non ha più avuto luogo.
 
L'Etna è anche meta ininterrotta delle visite di turisti interessati
al vulcano e alle sue manifestazioni in virtù del fatto che è uno dei
pochi vulcani attivi al mondo ad essere a portata di mano di chiunque
avendo a supporto ogni tipo di mezzo di comunicazione per raggiungerlo.
Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che
in sicurezza portano fino ai crateri sommitali. Il circondario ha
caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare fertilità
<nowiki> </nowiki>dei detriti vulcanici. La zona abitata giunge fino ai 1000 m s.l.m.
mentre le zone coltivate e boschive vanno fin oltre i 1500 metri. Ampie
parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale che è meta di turisti amanti della natura e di un sano relax.
 
La superficie del vulcano è percorsa dalla strada provinciale SP92,
che per salire la montagna genera circa 20km di tornanti. Questa
infrastruttura non permette tuttavia di raggiungere la cima in auto, ma
ferma su un belvedere con annesso uno storico rifugio servito da funivie
<nowiki> </nowiki>per raggiungere la cima.<sup>[24]</sup>
 
== Santuari mariani sull'Etna ==
Un
<nowiki> </nowiki>chilometro sotto Nicolosi si può visitare la Grotta e il Santuario
della Madonna della Sciara di Mompileri in territorio di Mascalucia. Ciò
<nowiki> </nowiki>che rende unica la visita di questa grotta è la possibilità di vedervi
ormai inglobati, i resti dell'antico Santuario (sec. XIV) la grotta è
stata scoperta il 18 agosto 1704 permettendo il ritrovamento del
cinquecentesco simulacro marmoreo mariano perduto durante l'eruzione del
<nowiki> </nowiki>12 marzo 1669. Oggi il simulacro è custodito dentro il povero Santuario
<nowiki> </nowiki>ottocentesco che è cuore della grande area sacra con la nuova, grande
chiesa.<sup>[''senza fonte'']</sup>
 
== Sport ==
Sulle strade del versante sud si è disputata, sin dal 1924, una gara automobilistica, la Catania-Etna
<nowiki> </nowiki>con partenza da Catania. Motivi di sicurezza e di circolazione
suggerirono in seguito di spostare il punto di partenza a nord di Nicolosi. La gara è stata sospesa ''sine die'' dalla edizione del 2010 in cui perse la vita un giovane astante catanese.
 
Il 26 maggio 1967 la 7ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria di Franco Bitossi.
 
Il 22 agosto 1982,
<nowiki> </nowiki>per la prima volta, venne corsa una maratona di beneficenza; i
partecipanti indossavano una maglia bianca con la scritta Corri Catania.
 
Il 22 maggio 1989 la 2ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria del portoghese Acácio da Silva.
 
Domenica 15 maggio 2011 L'Etna è stata la sede di arrivo della 9ª tappa del Giro d'Italia 2011, con partenza da Messina, vinta dallo spagnolo Alberto Contador che, nell'occasione, ha conquistato anche la maglia rosa.
 
Dal 2004, il vulcano è sede della SuperMaratona dell'Etna, unica maratona al mondo<sup>[''senza fonte'']</sup> ad avere tremila metri di dislivello. La manifestazione sportiva parte dalla spiaggia di Marina di Cottone sul livello del mare e si conclude, appunto, sul vulcano a quota tremila.
 
Dal 2012, nel primo weekend di agosto, sull'Etna si corre l'Etna Trail.
 
=== Sci ===
L'Etna si presta agli sport invernali, sci, sci di fondo, scialpinismo e snowboard;
<nowiki> </nowiki>l'abbondante innevamento consente l'apertura delle due stazioni
sciistiche presenti (una nel versante sud e l'altra in quello nord) in
genere dalla metà di dicembre a primavera inoltrata. Nel versante sud,
dal Rifugio Giovannino Sapienza, (Nicolosi) si può usufruire di una cabinovia da 6 posti, di una seggiovia biposto e di tre skilift per raggiungere le piste, nel versante est è presente il Rifugio Citelli, in comune di Sant'Alfio. Il comprensorio meridionale offre circa 10 km di piste. Il versante nord (Piano Provenzana, Linguaglossa, situato a 1825 m), è dotato di due skilift e di una seggiovia.
 
Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni
differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della
lava tuttavia dopo qualche anno di interruzione è avvenuta l'apertura
degli impianti.
 
== Letteratura ==
L'Etna ha ispirato diverse opere letterarie dell'antichità, tra cui una perduta tragedia di Eschilo, intitolata ''Le Etnee'', il dramma satiresco ''Il ciclope'' di Euripide, ispirato alla figura omerica di Polifemo e ambientato alle balze dell'Etna<sup>[25]</sup>, e il poemetto pseudovirgiliano ''Aetna'' compreso all'interno dell'''Appendix Vergiliana''. Molto più spesso l'Etna ha ispirato diverse poesie dell'età moderna; esempi significativi possono essere la ''Fábula de Polifemo y Galatea'', opera scritta nel 1616 da Luis de Góngora ispirata alla leggenda di Aci e Galatea e ambientata in una caverna etnea, ''A' piè dell'Etna'' di Alfio Belluso<sup>[26]</sup> e ''All'Etna'' di Mario Rapisardi<sup>[27]</sup>.
 
== Araldica ==
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|''Per approfondire, vedi '''Armoriale dei comuni della provincia di Catania'''.''
 
|}
L'Etna figura negli stemmi comunali dei seguenti comuni della provincia di Catania: Adrano, Belpasso,Castiglione di Sicilia, Misterbianco, Nicolosi, Piedimonte Etneo, Ragalna, Sant'Alfio, Santa Venerina, Tremestieri Etneo e Zafferana Etnea.
 
[[Isola di Stromboli|Stromboli]] e [[Vulcano (vulcano)|Vulcano]].
 
Essi hanno la singolarità di appartenere a tre tipologie differenti: eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di calma il primo; eruzioni continue, e fontane di lava, il secondo, le cui caratteristiche sono state prese come modello tipologico dagli scienziati del settore, che hanno coniato il termine ''tipo stromboliano'' per designare le attività similari dei vulcani terrestri; infine di tipo esplosivo o ''pliniano'' il terzo, caratterizzato da lunghi periodi di apparente calma ed eruzioni violente.