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{{quotecitazione|Lei mi invita...sì, dico doppiamente a nozze. Sposerò per finta una donna: ma sul serio, io sposo l'onestà.|[[Luigi Pirandello]], ''Il piacere dell'onestà''}}
 
{{Dramma
 
Ma le cose non vanno come previsto. Angelo che per la prima volta si sente investito da una grave [[responsabilità]] prende tutto molto sul serio. Aiuterà la ragazza lasciata sola, darà il suo nome al nascituro e sarà utile anche allo stesso marchese Fabio, vittima di una moglie che lo tradisce. Angelo si sente investito di una missione che lo riabiliterà di fronte agli altri e ai suoi stessi occhi:
{{QuoteCitazione|Ecco qua: uno ha preso alla vita quel che non doveva e ora pago io per lui, perché se io non pagassi, qua un'onestà fallirebbe, qua l'onore di una famiglia farebbe [[bancarotta]]: signor marchese, è per me una bella soddisfazione: una rivincita!}}
 
Egli si batterà per l'onestà rigorosamente per riscattare la sua vita finalmente con un ideale da seguire che, dice, gli procura «il piacere dei Santi negli affreschi delle chiese» Ma così manderà all'aria i progetti di Fabio che ormai non troverà più accoglienza da parte di Agata che ora pensa soltanto ad essere una buona madre per il figlio ormai nato.
Come già in ''[[Pensaci Giacomino]]'' e in ''[[Ma non è una cosa seria (Pirandello)|Ma non è una cosa seria]]'' Pirandello usa l'espediente del falso matrimonio su cui si confrontano personaggi costretti a togliersi la ''maschera'' dietro la quale hanno ingannato se stessi e gli altri. Si rivela così il vero volto della varia umanità dei protagonisti. Chi finora era apparso al sommario giudizio degli altri un disonesto a cui affidare un'azione infame si rivela invece una persona rispettabile e chi agli occhi dei buoni borghesi godeva di alta considerazione, un marchese di alto lignaggio, si manifesta per quello che è: un uomo infido e mediocre nelle azioni e nei sentimenti.
 
La sottesa critica alla borghesia benpensante valse alla commedia il giudizio positivo di [[Antonio Gramsci]] che avendo assistito alla "prima" scriveva:</br />
«''C'è nelle sue commedie uno sforzo di pensiero astratto che tende a concretarsi sempre in rappresentazione, e quando riesce, dà frutti insoliti nel teatro italiano di una plasticità e d'una evidenza fantastica mirabile. Così avviene nei tre atti del "Piacere dell'onestà"''»<ref>in ''Avanti'' edizione torinese del 2 novembre 1917.</ref>
 
{{portale|letteratura|teatro}}
 
[[Categoria:Opere teatrali di Luigi Pirandello|Piacere]]
[[Categoria:Opere teatrali italiane|Piacere]]
[[Categoria:Opere teatrali in italiano|Piacere]]
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