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Anche durante e dopo la [[Prima Guerra Mondiale]] si verificò un'impennata di falsificazioni a danno dei valori bollati della serie ordinaria del [[Regno d'Italia]]. Nel solo [[1918]] - [[1919]] a [[Palermo]] prima ed a [[Milano]], qualche mese dopo, si falsificarono l'esemplare da 10 cent. della cosiddetta "[[Serie Leoni]]" (a Milano venne contraffatto pure il valore da 15 centesimi), mentre a [[Livorno]] nel [[1923]] si falsificò il valore da 50 centesimi della "[[Serie Michetti]]" (la serie raffigurava l'effigie di re [[Vittorio Emanuele III]] generalmente volta a sinistra), ed anche a [[Roma]], negl'ultimi mesi del [[1925]] si provvide all'uopo contraffacendo il valore da 60 centesimi.
 
Il periodo della [[Repubblica Sociale Italiana]] tra l'ottobre [[1943]] e l'aprile [[1945]] fu uno dei più attivi da parte dei falsari, in quanto circolavano soprattutto francobolli del precedente periodo del [[Regno d'Italia]] soprastampati e la falsificazione di una soprastampa è più semplice rispetto a quella di un intero francobollo. Classico è l'esempio dei francobolli falsificati a [[Genova]] tra l'autunno del [[1943]] e l'estate del [[1944]] scoperti con oltre sessant'anni di ritardo in quanto da sempre ritenuti "varietà" di serie ufficiali che differivano per sovrastampa e / o dentellatura.
 
Un caso peculiare, fu quello dei cosiddetti "Falsi di [[Buenos Aires]]", stampati allo scopo di alleggerire le tariffe sulle [[rimesse degli emigrati]]. Autore della frode fu [[Francesco Percivalle]], nativo di [[Amantea]] ([[Cosenza]]), che iniziò le falsificazioni nel [[1945]] appena conclusa la [[seconda guerra mondiale]]. Per risparmiare i soldi sull'importo maggiorato dei nuovi valori bollati in corso, nel maggio dello stesso anno Percivalle acquistò un ingente quantitativo di francobolli della serie "Monumenti distrutti" appartenente alle [[Francobolli della Repubblica Sociale Italiana|emissioni della Repubblica Sociale Italiana]]. Attraverso una modifica della soprastampa aumento il valore al francobollo da 20 centesimi portandolo ad 1,20 lire. Allo stesso modo quello da 25 centesimi fu portato a 2 Lire. In questo caso quindi la [[Truffa|frode]] a carico dell'amministrazione postale non era nel francobollo di per sé ma architettata attraverso la soprastampa, che imitava quella realmente allestita da parte dell'ente emittente. Francesco Percivalle commerciò poi questi falsi francobolli intascando la differenza d'importo tra il valore originale e quello sovrastampato in sèguito.
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