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Il primario scopo del Papa fu di ottenere la conferma della posizione che egli aveva assunto nel suo [[Sillabo]] ([[1864]]), condannando una vasta gamma di posizioni associate al [[razionalismo]], al [[liberalismo]] e al [[materialismo]] e al fideismo.
Il fine del Concilio fu, accanto alla condanna, di definire la dottrina riguardante la chiesa. Nelle tre sessioni ci fu discussione e approvazione solo di due costituzioni: [[Dei Filius]], la Costituzione Dogmatica sulla Fede Cattolica (che definiva, tra le altre cose, il senso in cui la Bibbia è ispirata da Dio secondo la dottrina cattolica) e [[Pastor Aeternus]], la Prima Costituzione Dogmatica sulla Chiesa di Cristo, che tratta il [[primato papale|primato]] e l'[[infallibilità papale|infallibilità]] del vescovo di Roma quando definisce solennemente un [[dogma]].<ref name="Rivista" />
[[File:LUIGI NATOLI.jpg|thumb|right|upright=0.7|L'Arcivescovo Luigi Natoli, il maggior sostenitore del dogma dell'infallibilità del Papa]]
 
La definizione di infallibilità papale non era nell'ordine del giorno originario degli argomenti da discutere (Pio IX sentì che sarebbe stato sconveniente per lui introdurre tale tema), ma fu aggiunta ben presto con forza dopo che il Concilio Vaticano si radunò, per volontà dell'Arcivescovo [[Luigi Natoli]] che sostenne, in molteplici interventi, la chiara definizione del [[Dogma]] della [[infallibilità papale|infallibilità del Papa]].
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