Differenze tra le versioni di "Crisi del XVII secolo"

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{{F|storia|aprile 2015}}
 
Stretto tra il [[XVI secolo|secolo del Rinascimento]] e dell'avvio della [[XVI secolo|unificazione del globo]], e il [[XVIII secolo|secolo dell'Illuminismo]] e della nascente [[Rivoluzione industriale]], il [[XVII secolo]] non ha mai goduto di una buona stampa: già agli osservatori immediatamente successivi, esso appare come un'epoca segnata dalla violenza e dal declino - una sorta di parentesi difficilmente spiegabile nel cammino verso il progresso.
 
 
====Fernand Braudel====
Altri storici, come il francese [[Fernand Braudel]], hanno sottolineato come la crisi del Seicento ebbe conseguenze diverse sulle varie regioni europee, favorendo l'insorgere di nuovi rapporti di forza internazionali: in pratica, secondo questa interpretazione, ci sarebbero stati anche dei vincitori, oltre che dei vinti, e dalla crisi sarebbe uscito un sistema economico internazionale più gerarchizzato. <ref>Guido Abbattista, ''Op.cit.'' p.47</ref>
 
Braudel in particolare condivide la<ref>Fernand tesi del Luzzatto nella sua operaBraudel, ''Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II'', Einaudi 2002</ref> la tesi del Luzzatto riguardo alla decadenza economica delle grandi città commerciali italiane che risentirono solo relativamente nel secolo XVI dello spostamento dei traffici dal Mediterraneo all'Atlantico.
 
====Hugh Trevor-Roper====
Vi sono poi studiosi, come l'inglese [[Hugh Trevor-Roper]], i quali hanno prestato attenzione soprattutto alle tante rivolte e rivoluzioni del periodo in questione, individuandone la causa di fondo nella crescita del peso economico e politico delle corti e degli apparati burocratici, espressione e strumento della volontà di [[centralizzazione del potere]] dello [[Stato]] moderno. <ref>''Studi storici'', Istituto Gramsci Editore, 1986 p.215</ref>
 
Tutte queste interpretazioni hanno arricchito il quadro delle nostre conoscenze, senza però che si sia giunti ad un consenso generale.
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