Differenze tra le versioni di "Corriere della Sera"

(wlink, anche se rossi)
L'accordo prevede che la vecchia società in accomandita, che aveva gestito da sempre il quotidiano di via Solferino, si trasformi in [[società a responsabilità limitata]], con un capitale diviso in parti uguali tra il [[gruppo Fiat]], il gruppo Moratti e Giulia Maria Crespi. La transazione dev'essere effettuata entro il 1973. Il nuovo [[consiglio di amministrazione]] è costituito da sei persone, due per ciascuno dei soci. La presidenza viene attribuita a Giulia Maria Crespi, che riveste la carica di socia accomandataria responsabile e mantiene le sue prerogative: scelta della linea della testata e rapporti col direttore, cui si aggiunge il diritto di veto alla sua nomina. Ai due nuovi soci viene invece attribuita la "responsabilità manageriale e finanziaria". Agnelli e Moratti concordano nel non volersi intromettere nella gestione editoriale del giornale, che lasciano completamente a Giulia Maria Crespi.
*1974 - L'accordo non è ancora stato attuato, per via delle resistenze dei nuovi soci, che mostrano di non credere nei piani di risanamento proposti dalla Crespi. I fatti sembrano dare loro ragione. In maggio, infatti, vengono forniti i risultati dell'esercizio 1973: il deficit della società editrice del Corriere è pari a 7 miliardi e 183 milioni di lire: la perdita è più che triplicata rispetto al 1972<ref>[[Giampaolo Pansa]], ''op.cit'', pag. 199.</ref>. Il passivo del triennio 1971-1973 sfonda gli 11 miliardi di lire (11,216 miliardi). Per l'esercizio 1974 si prevedono altri 7 miliardi di deficit. I tre soci del Corriere dovranno quindi fronteggiare un enorme "buco" di oltre 18 miliardi. Ai primi di luglio Giulia Maria Crespi decide improvvisamente di vendere la sua quota del ''Corriere'', con una mossa che prende Agnelli e Moratti in contropiede. Il 12 luglio viene firmato l'accordo di transazione con la casa editrice [[Rizzoli editore|Rizzoli]], presieduta da [[Andrea Rizzoli|Andrea]], figlio del fondatore Angelo. La famiglia Crespi esce definitivamente da via Solferino dopo 92 anni. Passano quattro giorni ed anche Moratti vende la propria quota, sempre a Rizzoli. Agnelli, a questo punto, è rimasto isolato. Per l'Avvocato la scelta diventa obbligata: il giorno successivo la Rizzoli si aggiudica anche la sua quota. Secondo un rapporto dell'[[Istituto Mobiliare Italiano]]<ref>[[Giampaolo Pansa]], ''op. cit.'', pagg. 203-4.</ref> redatto nel 1975, l'investimento della Rizzoli per acquisire la proprietà del ''Corriere'' è stato di 41 miliardi e 945 milioni di lire, così suddivisi:
{{Nota
{| id="pd" style="width:70%; margin: 0 auto; border:2px solid #FFD595; padding:5px; background-color: #FFF0D9;" cellpadding="3" cellspacing="3"
|allineamento = centro
|
|larghezza = 70%
*15 miliardi e 445 milioni, in contanti, per "Alpi", cioè la quota di Giulia Maria Crespi<ref>Secondo Giampaolo Pansa, la Rizzoli paga anche un 'extraprezzo' di 2 miliardi e 400 milioni, in quanto la signora Crespi era la presidente della società di gestione.</ref>;
|titolo = Distribuzione dell'investimento
* 13 miliardi, parte in contanti e parte differiti, per acquisire "Crema" (di Moratti);
|dim-testo =
* 13,5 miliardi, somma da devolvere entro 3 anni, per avere "Viburnum" (della Fiat).
|contenuto = *15 miliardi e 445 milioni, in contanti, per "Alpi", cioè la quota di Giulia Maria Crespi<ref>Secondo Giampaolo Pansa, la Rizzoli paga anche un 'extraprezzo' di 2 miliardi e 400 milioni, in quanto la signora Crespi era la presidente della società di gestione.</ref>;
|}
* 13 miliardi, parte in contanti e parte differiti, per acquisire "Crema" (di Moratti);
* 13,5 miliardi, somma da devolvere entro 3 anni, per avere "Viburnum" (della Fiat).
|}}
Il nuovo proprietario unico ribattezza la società Rizzoli-Corriere della Sera (oggi [[RCS MediaGroup]]).
Nel corso di un'intervista, rispondendo ad una domanda sulle fonti dei finanziamenti, il consigliere delegato [[Angelo Rizzoli (1943-2013)|Angelone Rizzoli]], figlio di Andrea e nipote di Angelo, dichiarò che l'operazione è stata gestita in piena autonomia ed è stata finanziata "da istituti di credito pubblici e privati italiani e da una banca estera, la Morgan"<ref>Secondo Giampaolo Pansa, invece, la Montedison ha favorito l'ingresso della Rizzoli nel ''Corriere'' in due modi: facendogli da garante di fronte agli Agnelli; sostenendola nel reperimento dei prestiti bancari.</ref>.
Utente anonimo