Differenze tra le versioni di "Ammaraggio"

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==Velivoli progettati per l'ammaraggio==
[[ImmagineFile:PBY Catalina landing.jpg|right|thumb|Un idrovolante [[PBY Catalina]] in fase di ammaraggio]]
Gli [[idrovolante|idrovolanti]], siano essi a scafo, a galleggianti o anfibi, sono progettati per decollare e atterrare sull'acqua. Negli idrovolanti a scafo, la manovra è facilitata dalla forma della parte inferiore della [[fusoliera]], modellata in modo simile all'opera viva di un motoscafo; la stessa fusoliera assicura anche il galleggiamento, mentre possono essere previsti dei galleggianti di dimensioni ridotte, fissi o mobili e solitamente sorretti alle ali, per assicurare la necessaria stabilità laterale. Negli idrovolanti a galleggianti entrambe le funzioni sono assolte da due galleggianti di grandi dimensioni, distanziati tra loro e posti sotto la fusoliera e ad una certa distanza dalla stessa. Entrambe le tipologie di idrovolanti possono avere capacità anfibie, ossia essere in grado di decollare e atterrare anche da normali piste di atterraggio.
La disponibilità di piste di dimensioni adeguate è stato a lungo un limite alle dimensioni e al peso dei velivoli, mentre la capacità degli stessi di operare indipendentemente dalla presenza di strutture attrezzate fa sì che gli idrovolanti rimangano un utile mezzo di trasporto per laghi ed altre località remote. La loro capacità di galleggiare sull'acqua li rende altresì preziosi nelle operazioni di salvataggio in mare e quali mezzi antincendio. Un notevole svantaggio dal dover condurre le operazioni di atterraggio e decollo dall'acqua è la presenza pericolosa di onde. Inoltre, la particolare forma degli idrovolanti fa sì che siano in qualche misura compromesse l'efficienza aerodinamica e la velocità.
 
[[ImmagineFile:Apollo 15 descends to splashdown.jpg|left|thumb| La capsula [[Apollo 15]] in discesa, sostenuta da alcuni paracadute]]
 
I primi velivoli spaziali guidati lanciati dagli [[Stati Uniti d'America]] erano progettati per atterrare in acqua a velocità controllata (cosiddetto ''splashdown''). La capsula scendeva fino alla superficie del mare sostenuta da alcuni paracadute ed arrestava la propria discesa, praticamente verticale, in acqua; l'impatto era violento ma non tanto da creare lesioni gravi agli occupanti. La scelta di concludere la missione spaziale in acqua dipendeva dal fatto che questo metodo di rientro faceva divenire non necessari razzi di frenata, pur esponendo l'equipaggio ad un rischio, sia pure remoto, di affogare o di affondare con l'intera capsula. Il più moderno [[Space Shuttle]], dotato di ali e carrello, atterrava su una pista di atterraggio.
*Il 15 gennaio 2009, il [[volo US Airways 1549]] (un [[Airbus A320]]) con destinazione [[Charlotte (Carolina del Nord)|Charlotte]] è ammarato sul fiume [[Hudson]] a largo di [[Manhattan]] tutti i 150 passeggeri e i 5 membri dell'equipaggio sono sopravvissuti. Durante il decollo, avvenuto poco prima dall'aeroporto [[Aeroporto Fiorello LaGuardia|LaGuardia]] di [[New York]], a causa dell'impatto con uno stormo di oche, ci sia stata un'avaria a entrambi i motori e in pochi istanti il comandante ha dovuto prendere la difficile decisione di eseguire un atterraggio di emergenza sul fiume. Data la vicinanza alla città le operazioni di soccorso sono state tempestive e i passeggeri sono stati messi in salvo.
*Il 6 agosto 2005, il volo [[Volo Tuninter 1153]] (un [[ATR 72]]) è ammarato davanti alla costa [[Sicilia]]na dopo aver esaurito il carburante. Delle 39 persone a bordo, 20 sono sopravvissute. L'aereo si ruppe in tre tronconi principali.
*Nel 2002, il volo [[Garuda Indonesia]] n. 421 (un [[Boeing 737]]) è ammarato nel fiume [[Bengawan Solo]] vicino [[Yogyakarta]], isola di [[Giava]] dopo lo spegnimento di entrambi i motori in condizioni meteorologiche particolarmente avverse (pioggia forte e grandine). I piloti provarono a riaccendere i motori più volte prima di decidere di ammarare. Su sessanta persone a bordo, solo un' assistente di volo rimase uccisa.<ref>{{Cita web|url=http://www.ntsb.gov/Recs/letters/2005/A05_19_20.pdf |titolo=NTSB Safety Recommendation |autore=Mark V. Rosenker}}</ref> Le fotografie scattate immediatamente dopo l'evacuazione dell'aereo mostrano che lo stesso si è fermato in acqua alta non più di un metro.<ref>[http://www.airdisaster.com/photos/ga421/photo.shtml Garuda Indonesia Fl421] at ''AirDisaster.com'' retrieved 2 November 2007.</ref>
*Nel 1996, il [[volo Ethiopian Airlines 961|volo 961]] della [[Ethiopian Airlines]] (un [[Boeing 767|767-200ER]]) è ammarato a circa 500 metri dalla riva dopo essere stato dirottato ed aver esaurito il carburante. Impossibilitato, a causa dello spegnimento di tutti i motori, ad utilizzare i flap, ha toccato l'acqua ad alta velocità, toccando la superficie prima con l'estremità alare sinistra, ribaltandosi e rompendosi in più tronconi. All'esito dell'incidente sembra aver contribuito la lotta tra l'equipaggio e i terrorizzati dirottatori sviluppatasi pochi secondi prima dell'impatto, che è stata all'origine del rollio dell'aereo verso sinistra e del successivo catastrofico ammaraggio, Delle 175 persone a bordo, solo 52 sopravvissero. Molti passeggeri annegarono nella cabina dopo essere rimasti intrappolati per aver gonfiato il proprio salvagente all'interno dell'aereo.
*Nel 1963 un volo dell'[[Aeroflot]] (un [[Tupolev 124]]) ammarò nel fiume Neva dopo aver esaurito il carburante. L'aereo, miracolosamente intatto, rimase a galla e fu rimorchiato a riva; tutti i 52 occupanti sopravvissero e non riportarono lesioni.<ref>{{Cita web|url=http://www.airsafe.com/events/ditch.htm |titolo=Jet Airliner Ditching Events |accesso=26 giugno 2006 |autore= AirSafe.com |data=28 marzo 2002}}</ref>
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