Differenze tra le versioni di "Etologia umana"

Questa disciplina fa riferimento non soltanto a fattori di origine sociale, come fa la [[sociologia]], oppure a fattori di tipo cognitivo e psicologico, come fa la [[psicologia]], ma anche a fattori biologici e fisiologici, e nasce precedentemente alla sua definizione ufficiale. Prima di pubblicare uno studio sul comportamento animale, [[Charles Darwin]] menziona molteplici parallelismi tra il comportamento umano e quello di altri mammiferi, facendo notare un comune denominatore nel tracciato comportamentale di base.
Il [[positivismo]] ottocentesco prima e il neopositivismo dopo hanno influenzato il pensiero in chiave evoluzionista e naturalista, basti considerare il [[determinismo]]. L’altra chiave di lettura possibile è la posizione espressa da [[Sigmund Freud]], che vede l’uomo molto più complesso di un animale, e non confrontabile nei suoi processi mentali profondi. Egli infatti evita le basi biologiche ed evolutive, dando maggiore peso alle interazioni culturali fra individui e derivandone, come pratica medica terapeuticamente connessa, la [[psicoanalisi]].
 
Su queste stesse basi [[Konrad Lorenz]], il padre dell'[[etologia]], dimostra l'esistenza di comportamenti sociali complessi in molti animali, cosa fino a quell'epoca impensabile, postulando nel celebre saggio ''[[L'anello di Re Salomone]]'' una sorta di adattamento del pensiero di [[Thomas Hobbes]] ("Il Leviatano") in chiave evoluzionistica. Lo stato di natura (il comportamento umano in chiave etologica) crea contrasti con il suo vivere sociale (culturale e non naturale).
 
L'uomo contemporaneo, ridotto com'è "ad una dimensione" ([[Herbert Marcuse]]) non può che trarre giovamento dall'esplorazione del mondo misterioso di un suo vecchio compagno, il cane, che è l'unico tra i mammiferi che abbia imparato "a vivere realmente con noi e non semplicemente accanto a noi" ([[Irenäus Eibl-Eibesfeldt]]).
A partire dagli [[anni 1960|anni sessanta]] l'etologia ha invaso quindi anche il campo della psicologia umana, impegnandosi nella comprensione e spiegazione del comportamento umano, spesso interpretato in chiave evolutiva o in analogia con quelli adottati da specie imparentate, come faranno più tardi anche le correnti della [[sociobiologia]] e della [[psicologia evoluzionistica]]. <ref> Nel 1965 la [[Royal Society]] organizzò un convegno sul tema “ Ritualizzazione del comportamento nell’uomo e negli animali” e i lavori presentati vennero raccolti sulle “Philosophical Transactions of the Royal Society” (1966, 251, p.247-526)</ref>.
 
L'etologia umana parte dal presupposto che il [[DNA]] sia un ricettacolo filogenetico di ciò che sono stati e di come si sono comportati i nostri ascendenti, il che ha in qualche modo modellato il carattere dei comportamenti della discendenza. Tali comportamenti sono ovviamente cambiati nel passaggio da una specie a un'altra più evoluta, ma resta un tracciato comune (una sorta di memoria primordiale) delle cause per i quali sono avvenute le modificazioni strutturali, e quindi comportamentali. Queste “mutazioni” che riguardano i comportamenti della specie e poi individuali influenzano (e costituiscono al tempo stesso) la cultura umana; la [[socialità]] o la [[antisocialità]], la [[mitezza]] o la [[aggressività]], ecc. sono il frutto sia dell'evoluzione biologica che di quella culturale.
 
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