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Caifa non era un nome ebraico corrente all'epoca, ma, come riporta il Vangelo di Luca, era nuovo alla tradizione anche il nome di un contemporaneo e figlio di sacerdote, Giovanni Battista.
 
L'etimologia è incerta. La somiglianza del nome "Caifa" con "Cefa" ("Pietra"), il soprannome che Gesù diede a Pietro, lascia ipotizzare una origine etimologica comune dei due termini. </br />
Il sommo sacerdote era la massima autorità spirituale vivente per gli ebrei, istituita direttamente da Dio nel Levitico e in carica a vita, la cui parola era assimilata a verità che altra autorità non poteva contraddire, similmente a quanto affermato dalla Chiesa cattolica romana riguardo al pontefice.</br />
Kai'apha in aramaico significa 'indovino'.
 
Secondo il Levitico (VIII), il Signore aveva istituito un unico sommo sacerdote che doveva restare in carica a vita. In seguito, i giudei riadattarono la legge (come fecero per il divorzio inizialmente vietato), permettendo che vi fossero più di un sommo sacerdote che restassero tali a vita, anche se a coprire la carica era sempre un singolo sommo sacerdote: queste persone avevano il titolo ed esercitavano a turno tale dignità, uno ogni anno. Il Vangelo di Giovanni riporta in proposito <<ma uno di loro di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno>>.
 
Giuseppe Flavio (''Antichità Giudaiche'', libro XX, cap. 10) narra che l'imperatore romano nominava il sommo sacerdote del Tempio di Gerusalemme, e questi durava in carica al massimo per un anno; e che talora i sommi sacerdoti compravano questa carica col denaro, senza attribuire questo fatto a Caifa. </br />
Il peccato pur grave di [[simonia]], secondo la teologia cattolica, non farebbe comunque venire meno l'autorità e la dignità spirituale derivanti dalla carica di sommo sacerdote, a prescindere dalla mente e volontà del singolo.
 
Il sommo sacerdozio si trasmetteva di padre in figlio, o in assenza di figli, al fratello maggiore. Il primo regnante (non ebreo) a nominare il sommo sacerdote, fu sotto la dominazione romana la moglie di Alessandro che incaricò il figlio Ircano come sommo sacerdote (Libro XIII, 407-408) per nove anni, affidando ai Farisei il pieno dominio sulla regione. Ircano divenne anche etnarca della Giudea, succedendo per tre mesi al trono della madre dopo la sua morte. </br />
Nei racconti di Flavio, il sommo sacerdote è a volte anche capo della nazione giudaica, altrove è imparentato con il governatore romano della regione.
 
 
=== Identificazione ===
Il nome di Caifa viene fatto in tutte le fonti biliche ad eccezione del Vangelo di Marco:</br />
* Vangelo di Matteo: Mt 26,3.57;
* Vangelo di Giovanni: Gv 11,49; 18,13.14.24.28;
* Vangelo di Luca: Lc 3,2
* Atti degli Apostoli: At 4,6.</br />
Il nome di Caifa non compare mai nel Vangelo di Marco, che si riferisce semplicemente al sommo sacerdote (Mc 14, 53.54.60.61.63). Ciò ha fatto ipotizzare al biblista Rudolph Pesh che il sommo sacerdote fosse ancora in carica all'epoca della stesura del racconto, che sarebbe quindi stato scritto prima del 37 d.C., in data precedente al periodo in cui sono collocati gli altri testi del Vangelo di Marco.</br />
Nelle ''Antichità Giudaiche'', scritte in greco ellenistico da Giuseppe Flavio, viene fatta menzione di "Giuseppe ''detto'' Caifa", mentre nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli si fa riferimento direttamente al nome ''Caifa'', senza fare menzione del nome "Giuseppe" nelle due formule "Giuseppe detto Caifa", ovvero "Giuseppe bar Caifa" (Flavio riporta i nomi col patronimico ebraico "bar" o "ben").
 
 
Dato che Tiberio governò dal 14 al 37 d.C., il Vangelo di Luca sostiene che Caifa era in carica come sommo sacerdote nell'anno decimoquinto di regno, tra il 26 e il 29 d.C.
:{{Vedi anche|Data di morte di Gesù#Inizio del ministero}}.</br />
 
In modo coerente, Giuseppe Flavio (e la prima e più antica copia delle Antichità Giudaiche pervenutaci tramite Eusebio) colloca Caifa come sommo sacerdote in carica per la prima volta nel 18 d.C, e destituito nel 37 d.C.
Nel Vangelo di Luca, sono dunque menzionati i sommi sacerdoti [[Anna (sommo sacerdote)|Anna]] e Caifa, come se avessero detenuto contemporaneamente questa carica, mentre in effetti Caifa era succeduto al suocero Anna nella carica di sommo sacerdote.
 
Tuttavia, secondo Giuseppe Flavio restava con ogni probabilità notevole l'influenza di Anania al suo tempo, come se di fatto a decidere fossero due sommi sacerdoti (Anna e Caifa).</br />
Da parecchi anni, un sommo sacerdote non era lasciato in carica per periodo così lungo, pari a 10 anni, oltre ad avere dato a Israele (caso unico nella storia) 5 sommi sacerdoti provenienti dalla stessa famiglia sacerdotale.
 
:{{quote|[197] Venuto a conoscenza della morte di Festo, Cesare inviò Albino come procuratore della Giudea. Il re poi allontanò Giuseppe dal sommo sacerdozio e gli diede come successore nell'ufficio il figlio di Anano, il quale si chiamava anch'egli Anano.</br />
[198] Del vecchio Anano si dice che fu estremamente felice; poiché ebbe cinque figli e tutti, dopo di lui, godettero di quell'ufficio per un lungo periodo, divenendo sommi sacerdoti di Dio; un fatto che non accadde mai ad alcuno dei nostri sommi sacerdoti|Antichità Giudaiche, Libro XX, 197-198}}.
 
:{{quote|Quirino vendette i beni di Archelao, e nello stesso tempo ebbero luogo le registrazioni delle proprietà che avvennero nel trentasettesimo anno dalla disfatta di Azio, inflitta da Cesare ad Antonio. Essendo il sommo sacerdote Joazar sopraffatto da una sedizione popolare, Quirino gli tolse la dignità del suo ufficio e costituì sommo sacerdote Anano, figlio di Seth. (Anano: è il sommo sacerdote Anna che tenne il sommo sacerdozio dal 6 al 15 d. C., furono lui e Giuseppe, soprannominato Caifa, suo genero e sommo sacerdote dal 18 al 36 circa d. C. ad avere tanta parte nel tribunale che condannò Gesù. Dall'autorevole famiglia di Anna uscirono cinque sommi sacerdoti e fu in seguito annientata dagli Zeloti|Antichità Giudaiche, Libro XVIII:26 - II, I}}.
{{quote|[33]Dopo Cesare, salì sul trono Tiberio Nerone, figlio di sua moglie Giulia; egli inviò Valerio Grato a succedere ad Annio Rufo quale governatore sui Giudei.[34] Grato depose Anano dal suo sacro ufficio e proclamò sommo sacerdote Ismaele, figlio di Fabi; dopo un anno lo depose e, in sua vece, designò Eleazaro, figlio del sommo sacerdote Anano. Dopo un anno depose anche lui e all'ufficio di sommo sacerdote designò Simone, figlio di Camitho. [35] L'ultimo menzionato tenne questa funzione per non più di un anno e gli successe Giuseppe, che fu chiamato Caifa. Dopo questi atti Grato si ritirò a Roma dopo essere stato in Giudea per undici anni. Venne come suo successore Ponzio Pilato|Antichità Giudaiche, Libro XVIII, 33-35}}.
Quindi risulta: </br />
*sequenza di sommi sacerdoti: Joazar, Anano (Anania, Anna), Ismaele, Eleazaro, Simone, Caifa;
* Eleazaro, figlio di Anna;
 
===''Historia Ecclesiastica'' di Eusebio===
La ''Historia Ecclesiastica'' di [[Eusebio]] commenta:</br />
:{{Quote|Giuseppe (Flavio), nel medesimo libro delle Antichità (XVIII 34-35), enumera in ordine successivo i quattro Sommi Sacerdoti da Anna fino a Caifa, dicendo: «[[Valerio Grato]] tolse la carica sacerdotale ad Anna, figlio di (bar) Seth, e proclamò Sommo Sacerdote Ismaele, figlio di (bar) Fabi, ma non molto tempo dopo destituì anche lui e nominò Sommo Sacerdote Eleazaro, figlio del (bar) Sommo Sacerdote Anna. Trascorso un anno anche costui fu esautorato e la carica fu affidata a Simone, figlio di (bar) Kamith ed anche lui non la tenne per più d'un anno; fu suo successore Giuseppe, chiamato anche Caifa». 6. Dunque l'intera durata dell'insegnamento del nostro Salvatore, come appare evidente, non comprende quattro anni completi, e ci furono in questo periodo quattro Sommi Sacerdoti, da Anna fino a Caifa, uno per anno. E il Vangelo indicando Caifa come Sommo Sacerdote durante l'anno in cui si compì la passione di Cristo è nel vero. Da quanto ci dice e dall'osservazione precedente si può così stabilire la durata dell'insegnamento di Cristo"|Eusebio, HEc. I 10, 4/6}}.</br />
 
Da qui, Eusebio, sovrapponibile agli altri manoscritti pervenuti di Giuseppe Flavio, colloca in circa 4 anni la durata della predicazione di Gesù.
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