Gennadio II di Costantinopoli: differenze tra le versioni

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Giorgio Kourtensios nacque a [[Costantinopoli]] verso il [[1405]] da famiglia agiata. Discepolo del [[metropolita]] [[Marco di Efeso]], studiò come autodidatta [[filosofia]] e [[teologia]], sia greca che latina. Successivamente, aprì nella sua casa una scuola, frequentata sia da allievi bizantini che italiani, figli dei membri della comunità veneziana e genovese presente nelle capitale. In questi anni, (verso il [[1420]]) conobbe l'umanista [[Francesco Filelfo]], che era a Costantinopoli in casa dei Crisolora, dedicandosi poi all'insegnamento con la composizione di una grammatica greca e di vari commenti a filosofi greci ([[Aristotele]]) e latini ([[San Tommaso d'Aquino]]). Infine, Giorgio entrò a servizio della corte imperiale bizantina, dapprima come giudice e subito dopo come segretario dell'imperatore [[Giovanni VIII Paleologo]], svolgendovi anche mansioni di precettore e predicatore (benché fosse laico), molto apprezzato per la sua eloquenza.
 
===Da unionista ad avversario dei cattolici== =
Nel [[1438]] fu scelto come membro del seguito di ecclesiastici, teologi e studiosi che dovevano seguire il ''basileus'' Giovanni VIII in [[Italia]], al fine di promuovere l'unione della Chiesa ortodossa con [[Roma]]. Il [[Concilio]] tra i rappresentanti cattolici e quelli ortodossi avvenne prima a [[Ferrara]] e poi a [[Firenze]], e si concluse nell'[[estate]] del [[1439]], con la bolla di unione tra le due Chiese, malgrado le proteste degli anti-unionisti, tra i quali spiccava l'antico maestro di Giorgio, Marco di Efeso. Personalmente Giorgio era favorevole all'unione, ma era scettico in quanto ai risultati tangibili (ovvero un'azione comune contro i [[Turchi]] che minacciavano la capitale imperiale). Dopo il ritorno in patria, lo studioso bizantino cercò di tenersi fuori dalle dispute teologiche, ma nel [[1444]], alla morte di Marco di Efeso, giurò sul suo letto di morte che avrebbe avversato ogni tentativo di unione con la Chiesa cattolica. Da allora i suoi scritti furono fortemente polemici contro i latini e la Curia romana, fino alla morte di Giovanni, nell'[[ottobre]] del [[1448]] e alla salita al trono del suo successore, [[Costantino XI]], fratello del defunto imperatore, il quale voleva ancora più di lui l'unione tra le due fedi per parare la minaccia ottomana. Capendo che la sua fortuna era venuta meno, Giorgio nel [[1450]] si ritirò nel [[monastero]] di Charsianites, con il nome di Gennadio Scolario. Quando, nel [[novembre]] del [[1452]], arrivò a Costantinopoli il legato papale [[Isidoro di Kiev]] per formalizzare l'unione tra le due Chiese (avvenuta il [[12 dicembre]] dello stesso anno nella basilica di Santa Sofia), prese decisamente posizione contro tale atto, pur non riuscendo ad impedirlo.
 
==Patriarca di Costantinopoli==