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- In "Memorie della Diocesi e della città di Cesena" il Canonico Giovanni Urtoller, uno storico del 1800, riporta come la residenza estiva dei frati di Santa Maria del Monte "ebbe molto a soffrire l’anno 1503 allora quando Guidobaldo primo Duca d’Urbino venne per occupare Cesena. Fermossi egli in questo locale, e lo occupò per lo spazio di sei mesi: ma fu espulso dal Cavaliere Nicolò Secondo Masini nobile Cesenate".
 
- Lo storico Zazzeri documenta che i monaci di S.Maria del Monte, durante l'opera di bonifica dei terreni a loro donati dai Malatesta e precisamente prosciugando alcune paludi, trovarono in zona una lapide Romana con la seguente iscrizione:&nbsp; <br>
 
BALNEVM . AVRELIANVM<br>
EX . LIBERALITATE . IMP CAES . M . AVRELII<br>
CONCESSERAT . FACTA . VSVRARVM . EXACTIONE<br>
CURANTE . STATIO . IULIANO . VE . CVRATORE<br>
REFECIT . ET . PERFECIT&nbsp;
 
Traduzione: "La città rifece l’edificio termale (che va sotto il nome) di Aureliano, come segno dell’indulgenza&nbsp; dell’imperatore Cesare Augusto Marco Aurelio Pio Felice, conservando il privilegio del denaro concesso dal divino Aureliano e usando le rendite tratte da quella somma, amministrata da Stazio Giuliano, membro dell’ordine equestre". Il toponimo "Bagnarola" vede qui una chiara associazione con "Balneum Aurelianum" ossia "Bagno dell'Imperatore Marco Aurelio", imperatore vissuto dall'anno 121 al 180 d.c., ossia circa 300/400 anni dopo l'insediamento Romano della centuriazione Cesenate che ha eretto un "Balneum" ossia un edificio termale di cui non è possibile oggi definire la localizzazione anche se la più probabile è proprio Villa Bagnarola. La stessa lapide, posta poi davanti all'altare maggiore dei monaci a Cesena, andò persa nel 1660 a seguito di una ristrutturazione e solo grazie a storici di allora ne abbiamo memoria.
 
- Lo storico [[Giuliano Fantaguzzi]] racconta in "Caos - Cronache cesenati del sec. XV" di quando i frati casentinesi iniziarono i lavori per la realizzazione del mulino e scrisse: "Li frati di Santa Maria del Monte questo anno [1505] fecero uno molino da grano a la Bagnarola verso el Porto Cesenatico sul Pissadello o vero Rubicone, nel quale in fundo trovarono uno vaso de terra pieno de medaglie de argento (...) del tempo in cui Roma era trionfante".
- Riporta C.Riva in "Da Sant'Agata a Macerone" (Ed.BCC di Macerone) un dettagliato contratto dell'epoca; siamo fuori dal medioevo e l'intensa azione di bonifica dei frati di Santa Maria del Monte ha dato i suoi frutti, potendo questi beneficiare di una florida tenuta dotata di maceri, di un mulino e divisa in diversi appezzamenti. Tale tenuta della Bagnarola viene quindi nel 1671 affittata dai frati per 6 anni a tal Francesco Benvenuti, denominato sul contratto "Magnifico Signore" proveniente dal Cesenatico. L'anno successivo il perito agronomo Pietro Funetti viene incaricato di riprodurre dettagliatamente i beni oggetto del contratto e queste tavole sono ancora oggi conservate presso l'Archivio dell'Abbazia del Monte sotto la voce "Misure de pratti, con le sue figure fatte su li beni della Abbazia di S.Maria del Monte a la Bagnarola e su altri beni di detta Abbazia in territorio di Cesena".
 
- Una mappa del 1733 a cura Giovanni Battista Braschi mostra diversi dettagli della nostra frazione.: Riportariporta Villa Bagnarola, la residenza estiva dei frati del monte, e il mulino&nbsp; poco distante, con tanto di deviazione delle acque dell'attuale&nbsp; Pisciatello. Mostra altresì un ex-alveo che corre parallelo all'attuale via&nbsp; Cesenatico, che definisce come antico tratto del Rubicone.
 
- Nel 1763 viene pubblicato "Dissertazione seconda dell'Abate Pasquale Amati, Savignanese, sopra alcune lettere del signor Dottor Bianchi di Rimini e sopra il Rubicone degli Antichi", dove appunto tal Abate Amati confuta la tesi della Bagnarola palustre. Egli ritiene che i terreni di Bagnarola "furono sempre fertili fondi delle Chiese di Cervia, di Classe e di Ravenna ripieni di vigne, di colture, di prati, di casali e castelli popolati. Il Pisciatello intorno all'anno 1220 fu rivolto per la prima volta dalla Tagliata nel Cesenatico e negli anni 1455 e 1463 nel Fiumicino alle due Bocche (...). Intorno all'anno 1590 la Badia di Classe destò lite col Pubblico di Cesena non per la deviazione del Pisciatello, acciocché non inondasse più i loro beni, ma per li confini della tenuta e dell'enfiteusi negati da' Cesenati (...)". Continua poi affermando che "Noi dobbiamo maravigliarci forte in questo luogo del Signor Dottor Bianchi che per provare le paludi della Bagnarola e della Mesola (...) altri documenti non ci rechi che quelli delle surrifere decisioni di Ruota le quali lungi dal fare menzione veruna di paludi, decidono al contrario che il Pisciatello alla Tagliata (...) tra di asciutti, colti e popolati terreni fino oltre ogni memoria de' nostri archivi sono andati sempre a mettere foce nel vivo mare Adriatico (...)". L'abate prosegue sostenendo che già dall'epoca Romana all'anno mille non vi siano prove della paludosità dei terreni e men che meno nei secoli a seguire e conclude quindi che "infine la Bagnarola, egualmente al presente, asciutta e fruttifera villa de' Benedettini di Cesena non fu giammai ancor ella palude, ma una porzione dell'asciutta e fruttifera suddetta Tenuta di Sala, situata tra il Fiumicino e il vecchio Pisciatello (...)".
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