Differenze tra le versioni di "Uberto di Liegi"

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Secondo la tradizione agiografica ispirata alla leggenda di [[Eustachio Placido|sant'Eustachio]], un [[Venerdì santo]], durante una battuta di caccia, avrebbe ricevuto la visione di un [[crocifisso]] tra le corna di un [[Cervus|cervo]] che lo avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a convertirsi (l'episodio è alla base dell'[[iconografia]] del santo).<ref>Il [[Cervo (mitologia)|cervo]] fu rappresentato assai presto nell'iconografia cristiana quale simbolo di [[Gesù|Cristo]] che combatte il [[demonio]], rappresentato dal [[serpente]], a seguito della credenza, alimentata da molti scrittori dell'antichità, che il cervo fosse un avversario implacabile del serpente, cui darebbe la caccia stanandolo ed uccidendolo. ([[Louis Charbonneau-Lassay]], ''Il bestiario del Cristo'', vol II, Ed. Arkeios, Roma, 1995, ISBN 88-86495-02-1, pag. 357 e segg.)</ref>
 
Rimasto vedovo si pose sotto la direzione spirituale di [[san Lamberto di Maastricht]], rinunciando ai suoi beni e ai suoi titoli in favore di suo fratello minore [[Oddone di Aquitania|Oddone]], al quale affidò anche la cura del figlio Floriberto.
 
Studiò teologia e venne [[ordine sacro|ordinato]] [[presbitero|sacerdote]], divenendo il principale assistente di Lamberto al quale nel [[706]] succedette come [[vescovo]] di [[Maastricht]]: divenne predicatore e si dedicò all'evangelizzazione delle zone orientali del Belgio ([[Provincia del Brabante|Brabante]], Ardenne) e fondò la diocesi di Liegi, di cui divenne il primo vescovo; nella cattedrale che fece costruire nella sua nuova sede episcopale fece anche traslare il corpo di Lamberto.
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