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In una lettera a [[Francesco Maria Piave]] del 16 febbraio 1845, Verdi scrisse che considerava ''Giovanna d'Arco'' «la migliore delle [sue] opere senza eccezione e senza dubbio»<ref>Citato in {{Cita|Mila 2013|p. 288}}</ref>. Tra la moderna critica verdiana l'opera è valutata molto negativamente da Carlo Gatti e da [[Gabriele Baldini]], mentre è elogiata da Alfredo Parente e da Charles Osborne<ref>{{Cita|Mila 2013|pp. 288-9.}}</ref>.
 
Massimo Mila, dandone un giudizio complessivo di condanna, ritiene che le parti migliori siano la prima metà del prologo (fino alla cavatina del tenore esclusa) e tutto il terzo atto. Per Mila «le parti negative sono quelle più tradizionali, là dove, richiedendolo la situazione e il taglio del libretto, Verdi si crede in dovere di pagare un tributo alle usanze teatrali dell'epoca» subordinando il procedere dell'azione drammatica «agli sfoghi melodici di arie, duetti e concertati»<ref>{{Cita|Mila 2013|pp. 286-7.}}</ref>. L'ouverture è considerata «una delle migliori composizioni orchestrali di Verdi, pur non potendo gareggiare con quelle dei ''[[I vespri siciliani|Vespri siciliani]]'' e della ''[[La forza del destino|Forza del destino]]''»<ref>{{Cita|Mila 2013|p. 273.}}</ref>.
 
== Trama ==