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=== La svolta pompeiana ===
Soltanto quando, morto [[Marco Licinio Crasso|Crasso]] nella [[battaglia di Carre]] contro i [[Parti]] ([[53 a.C.]]), tra Cesare e Pompeo cominciano a manifestarsi gelosie e reciproci sospetti, Catone, in un estremo tentativo di difendere le istituzioni repubblicane si avvicinò a Pompeo che, nel frattempo strizzava l'occhio agli ''[[optimates]]'' in funzione anticesariana: intanto Cesare, il conquistatore delle Gallie, varca il [[Rubicone]], puntando con le sue legioni su Roma: Pompeo, il senato romano e i catoniani abbandonano la città, sperando di ricongiungersi alle legioni anticesariane delle province. Gli eventi precipitano, portando allo scontro tra [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]] e [[Pompeo]], e quando quest'ultimo, in fuga, dopo la [[battaglia di Farsalo]] ([[48 a.C.]]), viene ucciso a tradimento in [[Egitto]], per ordine del quattordicenne faraone [[Tolomeo XIII]], fratello di [[Cleopatra]], per Catone e i suoi seguaci, incalzati dalle legioni di Cesare, non rimane che tentare un'estrema resistenza nelle Province. La più sicura di esse era la [[Numidia]], governata all'epoca dal re [[Giuba I]], anticesariano e protettore dei catoniani, già distintosi per aver inferto gravi sconfitte all'avversario, ma prossimo, anche lui, alla capitolazione, nella [[battaglia di Tapso]], e al [[suicidio]] ([[46 a.C.]]). Le milizie cesariane puntano ora su [[Utica]], dove sono arroccati i Catoniani e dove si consuma l'estremo sacrificio di Catone.
 
=== Vita privata ===
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