Area di Sant'Omobono: differenze tra le versioni

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==Descrizione==
===I templi arcaici===
Il ''[[Vicus Iugarius]]'' congiungeva anticamente il [[Foro Romano|Foro]] con il porto fluviale sul Tevere, al confine tra [[Foro Olitorio]] e [[Foro Boario]]. Nel secondo quarto del VI secolo a.C. sorsero sull'area già occupata da capanne protostoriche, due templi arcaici gemelli, dei quali solo uno è stato possibile scavare (il secondo è sotto la chiesa). Dalle fonti sono stati indicati come i templi della [[Fortuna (divinità)|Fortuna]] e della [[Mater Matuta]]. Sorgevano su un pavimento battuto ed erano preceduti da un altare. Il [[podio]] presentava sagome a "cuscino", e la cella era grande e unica con quattro colonne ''[[in antis]]'' ciascuno. Le fonti collegano almeno il tempio della Fortuna a [[Servio Tullio]], che intendeva celebrare con questo edificio la sua divinità protettrice, alla quale dedicò ben 26 templi a Roma, ciascuno con un'[[epiclesi]] diversa.
 
[[File:Acroterio dall'area archeologica di sant'omobono, forse raffigurante minerva.jpg|thumb|left|L'acroterio in terracotta della presunta Minerva]]
Significativa fu la scelta del luogo: accanto al porto a voler sottolineare la crescente importanza commerciale di Roma. Anche la [[Mater Matuta]] era dopotutto una divinità legata alla navigazione (la "[[Lucifero (astronomia)|stella mattutina]]" che salvava dai naufragi e indicava la rotta, simile alla greca [[Ino|Inò]]), quindi popolare tra i marinari e mercanti stranieri che dovevano frequentare il porto<ref>La divinità latina della ''Mater Matuta'' (=del mattino, o del giorno più lungo e quindi del [[solstizio]] d’estate) si identifica con la dea greca '' [[Ino]]'' che, per salvare il figlio, si getta in mare e diventa ''Leucotea'', una divinità marina. Secondo la mitologia sarebbe stata accolta, col figlio, da [[Ercole]] nel [[Foro Boario]], diventando la protettrice della maternità, della navigazione e, data la collocazione nel Foro Boario, che era il mercato di Roma, anche dei commerci.</ref>. Gli scambi, che avvenivano tra romani, greci, etruschi, fenici e cartaginesi, erano quindi protetti dalle due divinità, in una sorta di santuario internazionale, come ne esistevano anche a [[Pirgi]], a [[Locri]] o a [[Samo (isola)|Samo]], con divinità sostanzialmente uguali ma con nomi differenti. Nei templi si praticava la [[prostituzione sacra]], che serviva anche per una circolazione forzata della moneta.
 
Della fase originaria sono state trovate numerose terrecotte architettoniche di "prima fase" ([[570 a.C.]] circa), tutte di qualità altissima, tra le quali delle punte ricurve, posizionate sul tetto<ref>se in alto o alle estremità o in altre posizione non è stato chiarito.</ref>, e dei frammenti di due animali ferini accucciati sulle zampe posteriori, alzati sulle zampe anteriori e voltati di faccia, che dovevano rappresentare delle pantere (sono state trovate tracce di macchie); il tutto era colorato con le tinte disponibili: bruno, azzurro, rosso, bianco e nero. Inoltre sono stati ritrovati i frammenti di due statue in terracotta, una raffigurante [[Ercole]] (con la pelle leonina legata sul busto) e una figura femminile con elmo dotato di paraguance e cimiero alto, forse [[Minerva]] o la Fortuna armata.
 
===I templi repubblicani===
La zona venne riedificata circa un secolo dopo, quando il livello del santuario venne rialzato artificialmente di circa quattro metri, con la costruzione di un unico, grande podio quadrato, con ciascun lato di circa 47 metri e con un orientamento nord-sud perfettamente ortogonale. I gradini, secondo il modello italico-etrusco, si trovano solo nella parte frontale, diversamente dal mondo greco dove sono situati sui quattro lati. Sopra il podio vennero riedificati i due templi gemelli, forse [[prostilo|prostili]] (cioè con una fila di colonne anteriore ciascuno) o forse [[periptero|peripteri]] ''sine postico'' (circondati di colonne solo su tre lati), come suggeriscono le fondazioni di un colonnato che corre sui tre lati di ciascun tempio. I rispettivi altari sono stati ritrovati davanti ai templi, a forma di U e con sagome a cuscino tipiche dell'Etruria e del Lazio della metà del IV secolo a.C.
 
Il secondo rifacimento viene attribuito dalle fonti a [[Marco Furio Camillo|Camillo]], situandolo agli inizi del IV secolo a.C., dopo la presa di [[Veio]] nel [[396 a.C.]] Il pavimento venne ulteriormente rifatto dal console [[Marco Fulvio Flacco (console 264 a.C.)|Marco Fulvio Flacco]] dopo la conquista di [[Volsinii]] nel [[264 a.C.]], con due nuovi basamenti di donario quadrangolari e uno circolare al centro, dove venivano poste le statuette bronzee saccheggiate nella città etrusca e nel santuario della federazione etrusca, che le fonti calcolano in circa duemila pezzi.
 
== Collegamenti esterni ==
*[{{cita web|http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Etruschi/Roma-omobono.html |I santuari di Fortuna e Mater Matuta]}}
*[{{cita web|url=http://www.signainferre.it/modules.php?name=Encyclopedia&op=content&tid=1247 |titolo=L'area sacra di Sant'Omobono]}}
*[{{cita web|http://www.specchioetrusco.it/ARTICOLI/La%20dea%20che%20proteggeva%20Roma%20e%20Pyrgi.htm |La Dea che proteggeva Roma e Pyrgi]}}
*[{{cita web|http://www.specchioetrusco.it/ARTICOLI/Il%20leoncino%20d%E2%80%99avorio%20del%20Foro%20Boario.htm |Il Leoncino d'avorio del Foro Boario]}}
 
{{Regio VIII Forum Romanum Magnum}}
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