Differenze tra le versioni di "Benjamin Constant"

m
Bot: fix citazione web (v. discussione)
m (Bot: fix citazione web (v. discussione))
|coalizione =
|titolo di studio = [[Laurea]] in [[lettere]]
|professione = [[Scrittore]]<br />[[Saggista]]
|luogo di sepoltura = [[Cimitero del Père-Lachaise]]
|alma_mater =
 
==Pensiero==
Autore di orientamento [[Liberismo|liberale]], più legato alla tradizione anglosassone che a quella francese, guardava più all'Inghilterra che all'Antica Roma come modello pratico di libertà all'interno di una vasta società commerciale. Egli delineò la distinzione tra la "Libertà degli Antichi" e la "Libertà dei Moderni". La prima era partecipatoria, basata sulla libertà repubblicana, e dava ai cittadini il diritto di influenzare direttamente la politica tramite dibattiti e votazioni nelle pubbliche assemblee. Allo scopo di sostenere questo grado di partecipazione diretta, la cittadinanza era un obbligo morale che richiedeva un considerevole dispendio di tempo ed energia. Generalmente ciò richiedeva una sottoclasse di schiavi per assolvere a gran parte del lavoro produttivo, lasciando così ai liberi cittadini la possibilità di deliberare sugli affari pubblici. La Libertà degli Antichi era anche delimitata a società relativamente piccole ed omogenee, nelle quali la popolazione poteva radunarsi in un unico luogo per dibattere la cosa pubblica.
 
La Libertà dei Moderni, di contro, era basata sul godimento delle libertà civili, sul dominio della legge, e sulla libertà dall'ingerenza dello Stato. La partecipazione diretta veniva così limitata: ciò era una conseguenza necessaria all'interno degli stati moderni, ed anche un risultato inevitabile dell'aver dato vita ad una società commerciale in cui non esistevano schiavi ma ognuno doveva guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro. Per questo motivo coloro che avevano diritto al voto dovevano eleggere dei rappresentanti che avrebbero deliberato in un [[Parlamento]] in rappresentanza del popolo liberando i cittadini dall'onere della politica.
 
La distinzione tra Libertà Antica e Moderna è significativa per diversi aspetti. In primo luogo, la Francia aveva cercato di riprodurre durante la Rivoluzione Francese la Libertà Antica, basando le sue istituzioni (come il [[Consolato (Francia)|Consolato]] e il [[Tribunato]]) sul modello della [[Repubblica romana|Roma Repubblicana]]. Ciò aveva avuto come esito contrario il dominio personale di Napoleone. Constant era convinto che se la libertà fosse stata salvata dalle conseguenza della Rivoluzione Francese, allora la chimerica Libertà Antica sarebbe stata abbandonata in favore della Libertà Moderna.
L'Inghilterra, dai tempi della 'Gloriosa Rivoluzione del 1688', aveva dimostrato la praticabilità della Libertà Moderna e l'Inghilterra era una [[monarchia costituzionale]]. Constant ne concluse che quest'ultima forma di governo fosse più adatta delle istituzioni repubblicane nel mantenere viva la Libertà Moderna. Questa sua visione contribuì alla definizione dell'''Acte Additional'' del 1815, che trasformava il restaurato potere di Napoleone in una monarchia costituzionale.
 
Questa doveva durare solo cento giorni, prima che Napoleone venisse sconfitto, ma il lavoro di Constant fu nondimeno utile a riconciliare la monarchia con la libertà. In effetti, la Costituzione Francese del [[1830]] potrebbe essere considerata una traduzione in pratica delle idee di Constant: una monarchia ereditaria convivente con una Camera dei deputati eletta e una Camera dei Pari senatoriale, con il potere esecutivo attribuito a ministri responsabili. Così, sebbene spesso ignorato in Francia a causa delle sue simpatie anglosassoni, Constant diede un contributo profondo (anche se indiretto) alla tradizione costituzionale francese.
 
Inoltre, Constant disegnò una nuova teoria di monarchia costituzionale, nella quale il Potere Reale era da intendersi come un potere neutro, protettivo, di equilibrio e di limitazione agli eccessi degli altri poteri attivi (l'esecutivo, il legislativo e il giudiziario). Questa era una innovazione rispetto alle teorie prevalenti nei paesi anglosassoni che, seguendo la saggezza tradizionale di [[William Blackstone]], il giurista inglese del XVIII secolo, aveva attribuito al Re il diritto di essere a capo del potere esecutivo. Nello schema di Constant, invece, il potere esecutivo era affidato a un Consiglio di Ministri (o Gabinetto) il quale, sebbene nominato dal Re, era in definitiva responsabile di fronte al Parlamento. Delineando questa chiara distinzione tra i poteri del Re (come Capo dello Stato) e i Ministri (cioè l'Esecutivo) Constant rispondeva alla situazione politica inglese da più di un secolo a quella parte: cioè che sono i Ministri, e non il Re, a essere responsabili, e quindi che il Re "regna ma non governa". Tutto ciò fu importante per gli sviluppi dei governi parlamentari in Francia come altrove. Va ricordato comunque che nello schema di Constant il Re non era visto come una entità senza poteri: ne avrebbe avuti diversi, tra cui quello di effettuare nomine tra i giudici, sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, nominare i senatori e far decadere i ministri; ma non sarebbe stato in grado di governare, determinare le linee guida o dirigere l'amministrazione, poiché questo era compito dei rispettivi Ministri.
 
Le sue teorie furono applicate alla lettera in [[Portogallo]] nel [[1822]] e in [[Brasile]] nel [[1824]], dove al Re o all'Imperatore erano esplicitamente attribuiti "poteri di moderazione" anziché il potere esecutivo. Altrove (per esempio nello [[Statuto albertino]] del Regno di Sardegna del [[1848]]) il potere esecutivo era nominalmente attribuito al Re ma era esercitabile nella pratica solo dai suoi ministri responsabili.
 
Un altro soggetto di interesse di Constant era un "nuovo tipo di federalismo", un serio tentativo di decentralizzare il governo francese tramite l'attribuzione di diversi poteri a consigli comunali eletti. Questa proposta fu infine recepita nel [[1831]], quando furono istituiti dei consigli comunali eletti (sebbene con una base elettorale ristretta).
- Furet, F (1981). “La Révolution sans la Terreur? Le débat des historiens du XIXe siècle", in Le Débat 13, 41.
 
- Vincent, K. Steven. 'Benjamin Constant, the French Revolution, and the Origins of French Romantic Liberalism', in French Historical Studies; 23:4 (2000 Fall), pp. &nbsp;607–637 in Project MUSE
 
- Wood, Dennis. Benjamin Constant: A Biography (1993).
- Tzvetan Todorov, Benjamin Constant: la passion democratique (1997. Hachette, Paris)
 
- David Cecil, 'Adolphe', in David Cecil, Poets And Story-Tellers A Book of Critical Essays (1949), p.&nbsp;139-152
 
- Giuseppe Sciara, La Solitudine della libertà: Benjamin Constant e i dibattiti politico-costituzionali della prima restaurazione e dei cento giorni (2013, Rubbettino Editore)
== Collegamenti esterni ==
* {{Helveticat}}
* [{{cita web|http://www.unil.ch/ibc/ |Pagina principale dell'Institut Benjamin Constant ]}}
* [{{cita web|http://www.institutconstant.ch/ |Pagina principale dell'Institut Constant de Rebecque ]}}
* [http://fare.tunes.org/books/Faguet/benjamin_constant.html Ritratto intellettuale di Benjamin Constant], scritto da [[Emile Faguet]] (in francese)
* [http://www.uark.edu/depts/comminfo/cambridge/ancients.html La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni] (1819) (in inglese)
2 766 756

contributi