Differenze tra le versioni di "Villa Farnesina"

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[[File:VFarnesina.jpg|thumb|L'edificio]]
[[File:Farnesina.jpg|thumb|La villa vista dal fiume in una stampa di [[Giuseppe Vasi]]]]
La '''villa Farnesina''' (o ''villa della Farnesina'') è un edificio storico di Roma.
 
Si trova su [[via della Lungara]], nel rione [[Trastevere]], nel [[Municipio Roma I|Municipio I]] ed è uno degli edifici rappresentativi dell'architettura rinascimentale del primo Cinquecento. Progettata da [[Baldassarre Peruzzi]] fu il prototipo della [[villa|villa suburbana]] romana e la sua realizzazione ebbe notevole risonanza, anche perché a partire dal 1511, completate le murature, la residenza fu affrescata secondo un programma iconografico di straordinaria ampiezza affidato ai più grandi artisti del periodo: lo stesso Peruzzi, [[Sebastiano del Piombo]], [[Raffaello Sanzio]] e la sua scuola (compreso [[Giulio Romano]]) e [[Il Sodoma]].
Fu costruita dal [[1506]] al [[1512]] dal giovane Peruzzi per il ricchissimo banchiere senese [[Agostino Chigi]], grande mecenate e personaggio di spicco nella Roma di inizio Cinquecento, che aveva accumulato una grande fortuna dai proventi della vendita dell‘[[allume]] della [[Tolfa]] e che godeva della protezione di [[papa Giulio II]] prima, e [[Leone X]] poi<ref>Franzese, cit., pag. 90.</ref>. La Farnesina, che all'epoca era detta semplicemente villa Chigi, fu la prima villa nobiliare suburbana di [[Roma]] ed ebbe fin dall'inizio un grande risalto, venendo presto citata e imitata. Gli interventi architettonici, sebbene potevano dirsi conclusi nel 1512, si protrassero per altri lavori fino al [[1520]]<ref name=R593>''Roma'', cit., pag. 593.</ref>.
Con la morte del Chigi, nel [[1520]], la villa decadde e venne depauperata degli arredi e delle opere d'arte. Nel [[1580]] fu acquistata dal [[cardinale]] [[Alessandro Farnese il giovane|Alessandro Farnese]] ed ebbe così il nome attuale. A tale periodo risale un progetto, non realizzato, per collegare, con un passaggio coperto, [[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]] con la Farnesina. Nel [[1714]] divenne di proprietà dei [[Borbone di Napoli]] e nel [[1864]] vi si insediò l'ambasciatore [[Bermudez de Castro]], che, due anni dopo, promosse una serie di pesanti restauri. Nel [[1884]] l'apertura del [[Lungotevere]] comportò la distruzione di una parte dei giardini e della loggia sul fiume, che forse era stata disegnata da Raffaello<ref name=R593/>.
 
Dal [[1927]] appartiene allo Stato italiano, che l'ha fatta restaurare nel [[1929]]-[[1942]] per destinarla all'[[Accademia d'Italia]] a più riprese nel [[1969]]-[[1983]]. Oggi è utilizzata dall'[[Accademia dei Lincei]] come sede di rappresentanza e ospita, al primo piano, il [[Gabinetto nazionale delle stampe]]<ref name=R593/>.
==Architettura==
[[File:PianoVillaFarnesina.jpg|thumb|left|Pianta del piano terra]]
L'edificio, su due piani, ha una innovativa pianta a [[ferro di cavallo]], che si apre verso il giardino con due ali tra cui è posta una [[loggia]] situata nel piano terreno e composta da cinque archi che sono attualmente chiusi da vetrate protettive; soluzione questa necessaria per la salvaguardia degli affreschi, ma che tuttavia ha alterato la percezione di vuoti e pieni. Tale schema che consente uno stretto legame tra il giardino e la villa, richiama modelli [[Vitruvio|vitruviani]] e schemi architettonici presenti nell'opera di [[Francesco di Giorgio Martini]] e anticipati nella [[Villa Volte Alte]] nei pressi di Siena.
 
La loggia serviva da palcoscenico per le feste e le rappresentazioni teatrali organizzate dal proprietario. Il [[giardino all'italiana]] che completava la villa è stato molto alterato nel tempo.
 
==Interno==
[[File:Raffael 011.jpg|thumb|Gli affreschi della ''Loggia di Amore e Psiche'' di [[Raffaello]]]]Per la decorazione interna Agostino Chigi chiamò i migliori artisti del tempo per eseguire negli spazi interni cicli di [[affresco|affreschi]] con caratteri innovativi e secondo un programma iconografico interamente improntato alla classicità.
 
Accedendo si incontra per primo un atrio, creato nel XIX secolo, che porta alla [[Loggia di Psiche]].
{{vedi anche|Loggia di Psiche}}
[[File:Raphael's Triumph of Galatea 00.jpg|thumb|[[Raffaello]], ''Il trionfo di Galatea'' nella ''Sala di Galatea'']]
Nella loggia è dipinto il ciclo con le ''Storie di Amore e Psiche'', tratte da [[Apuleio]]<ref>Dall<nowiki>'</nowiki>''[[Asino d'oro]]''.</ref>, opera di [[Raffaello]] e dei suoi allievi ([[Raffaellino del Colle]], [[Giovan Francesco Penni]], [[Giulio Romano]]), in cui le scene sono inserite in un intreccio di festoni vegetali, opera dell'altro allievo [[Giovanni da Udine]] ([[1517]], ripassate da [[Carlo Maratta]] nel [[1693]]-[[1694]])<ref name=R593/>. Gli affreschi vennero sicuramente disegnati da Raffaello, ma la stesura spetta soprattutto alla sua scuola. La presenza degli intrecci vegetali accresce il senso di ''continuum'' della loggia con il giardino; vi sono riconoscibili la bellezza di circa duecento specie botaniche, soprattutto domestiche<ref>G. Caneva, ''Il Mondo di Cerere nella Loggia di Psiche'', 1992.</ref>, tra cui anche numerose piante importate dalle Americhe, scoperte solo pochi anni prima.
 
Al centro del complesso sistema figurativo spiccano le grandi rappresentazioni del ''Concilio degli dei'' e del ''Convito nuziale'', tra finti arazzi tesi tra festoni. Nei peducci si trovano i vari episodi delle ''Storie di Amore e Psiche''. Nelle vele sopra le lunette putti con gli attributi delle varie divinità<ref name=R593/>.
 
Le peripezie di Psiche ripercorrono la medesima travagliata salita sociale di [[Francesca Ordeaschi]], amante di Agostino Chigi, che da cortigiana si elevò al rango di moglie legittima del banchiere.
===Sala di Galatea===
{{vedi anche|Trionfo di Galatea}}
Una delle sale contigue alla loggia è la Sala di Galatea, un tempo con archi aperti sul giardino, che vennero chiusi nel [[1650]]. La sala deve il nome all'affresco di Raffaello con il ''[[Trionfo di Galatea]]'', che rappresenta la ninfa su un cocchio tirato da delfini, tra un festoso seguito di creature marine. Accanto all'affresco di Raffaello si trova il monumentale ''[[Polifemo (Sebastiano del Piombo)|Polifemo]]'' di [[Sebastiano del Piombo]] (1512-1513), prima opera dell'artista veneziano a Roma, arrivato proprio al seguito del Chigi<ref name=R593/>.
 
Allo stesso artista si devono anche otto delle dieci lunette con immagini mitologiche, dipinte con i toni particolarmente ariosi, tipici del colorismo veneto. Raffigurano:
Un'altra lunetta mostra una testa a monocromo che la tradizione popolare vuole dipinta da [[Michelangelo]], venuto in visita all'amico Sebastiano del Piombo, e desideroso di dare un bell'esempio di studio anatomico al rivale Raffaello; in realtà l'opera è da ascrivere al Peruzzi<ref name=R593/>.
 
Baldassarre Peruzzi affrescò anche la volta, con vari temi mitologici entro riquadri geometrici, determinati dall'architettura dipinta che si raccorda a quella della parete. Al centro, in un [[ottagono]] regolare, si trova lo stemma del committente, affiancato da due scene più lunghe, pure di forma ottagono allungato: a sinistra la Fama annuncia la gloria terrena del banchiere, vicino a [[Perseo (mitologia)|Perseo]] che uccide la [[Medusa (mitologia)|Medusa]], secondo un'iconografia derivata dall<nowiki>'</nowiki>''Urania'' di [[Giovanni Pontano]] e dalle ''Mitologie'' di [[Fulgenzio]]; a destra [[Elice (ninfa)|Elice]], la ninfa del polo celeste, ricorda come gli onori terreni dipendono dal favore degli astri. Seguono dieci pennacchi (doppi agli angoli, per un totale quindi di 14) con varie figure mitologiche/simboliche e dieci esagoni con varie divinità, intervallate negli spazi triangolari residui da putti a cavalli di animali fantastici a monocromo. Negli esagoni si vedono il ''Ratto di [[Ganimede (mitologia)|Ganimede]]'', ''[[Venere (divinità)|Venere]] in [[Capricorno (astrologia)|Capricorno]]'', Apollo/Sole in [[Sagittario (astrologia)|Sagittario]], che ricorda il segno del Chigi (nato il 29 novembre [[1466]] alle 21.30), ''[[Mercurio (divinità)|Mercurio]] in [[Scorpione (astronomia)|Scorpione]] e [[Marte (divinità)|Marte]] in [[Bilancia (astrologia)|Bilancia]]'', ''[[Diana (divinità)|Diana]]/Luna in [[Vergine (astrologia)|Vergine]]'' (l'ascendente del Chigi al momento del concepimento), e ancora ''Ercole e il leone nemeo'', ''Ercole e l'idra di Lerna'', ''[[Leda]] e il cigno'' (indicatore per determinati movimenti astrologici), ''[[Giove (divinità)|Giove]] in [[Toro (astrologia)|Toro]]'' (influenza benigna che determina il carattere generoso e magnanimo di Agostino), ''[[Saturno (divinità)|Saturno]] nei [[Pesci (astrologia)|Pesci]] ''<ref>Battistini, cit., pag. 106-107.</ref>. In definitiva si tratta quindi della raffigurazione dell'oroscopo personale di Agostino Chigi<ref name=R593/>.
 
I dipinti della sala vennero ritoccati nel [[1863]] e restaurati nel [[1969]]-[[1973]]<ref name=R593/>.
===Sala delle prospettive===
[[File:Peruzzi Sala delle Prospettive, Villa Farnesina, Rome 04.jpg|thumb|La sala delle Prospettive]]
Al piano superiore si trova la sala delle prospettive, dipinta illusionisticamente nel 1518-1519, da Baldassarre Peruzzi e aiuti, come se fosse una loggia. Gli affreschi vennero completamente ridipinti nel [[1863]], ma recuperati dai restauri del [[1976]]-[[1983]]. Qui Agostino Chigi tenne il suo banchetto nuziale nel [[1519]]<ref name=R594>''Roma'', cit., pag. 594.</ref>.
 
Ai lati del Salone Peruzzi dipinse due finte logge con colonne e archi, affacciate su vedute di Roma, tra cui una vista di Trastevere e una agreste. Sopra il camino si trova la ''Fucina di Vulcano''. Il lungo fregio che cinge l'ambiente nella parte superiore delle pareti raffigura scene mitologiche eseguite dal Peruzzi e dalla sua bottega, intervallate da finti bassorilievi con erme femminili.
 
Nella sala delle prospettive è facile individuare sulle pareti incisioni e graffiti vandalici risalenti al [[Sacco di Roma (1527)|sacco di Roma del 1527]] compiuti da [[lanzichenecchi]] che bivaccarono nella villa.
=== Sala delle Nozze di Alessandro e Rossane ===
[[File:Il Sodoma. Villa Farnesina fresco1.jpg|thumb|Sodoma, ''[[Nozze di Alessandro e Rossane]]'']]
L'attigua camera da letto era usata dal Chigi e dalla sua consorte<ref name=R594/>. Venne decorata da affreschi del [[il Sodoma|Sodoma]] ([[1517]]), con scene della vita di [[Alessandro Magno]], soggetto destinato a glorificare il committente, identificato con il personaggio della classicità.
 
Particolarmente conosciuta la scena delle ''[[Nozze di Alessandro e Rossane]]'', affrescata sull'intero lato nord, basata su fonti letterarie classiche, nel tentativo archeologizzante di ricostruire, attraverso la descrizione fatta da [[Luciano di Samosata]], un dipinto del pittore greco [[Aezione]]<ref>R. Bartalini, ''Le occasioni del Sodoma: dalla Milano di Leonardo alla Roma di Raffaello'', 1996.</ref>. Nell'affresco sono frequenti i richiami all'imminente matrimonio di Alessandro e Rossane, dai puttini alati alla fiaccola accesa sostenuta dal dio [[Imene (mitologia)|Imeneo]], emblema delle nozze, ritratto alle spalle del seminudo [[Efestione]], compagno del condottiero. Gli altri episodi legati al ciclo del condottiero sono la ''Famiglia di Dario davanti ad Alessandro'', sulla parete est, ''Alessandro Magno doma Bucefalo'', nel quale è riconoscibile, specialmente nella parte destra, la mano di un collaboratore, e ''Alessandro in battaglia'' nella parete sud. Del Sodoma anche ''Vulcano alla forgia con alcuni amorini che gli porgono dei dardi''<ref name=R594/>.
 
Esiste anche una lettura ermetica di questi affreschi del Sodoma, con analogie tra un significato manifesto della narrazione e uno latente, di ermeneutica alchemica, con le quattro fasi della Grande Opera (''[[nigredo]], [[rubedo]], [[citrinitas]], [[albedo]]'') descritte con simboli crittografici<ref>D'Andrea P., ''Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma. Sala delle Nozze di Alessandro e Rossane'', in I luoghi di Raffaello a Roma, catalogo della mostra a cura di Cassanelli L., Rossi S., 1983, pp. 62-66</ref><ref>D. Radini Tedeschi, ''Sodoma'', 2008.</ref>.
 
Questi affreschi, ritoccati da [[Carlo Maratta]], vennero restaurati nel [[1974]]-[[1976]].
 
L'elaborato soffitto a cassettoni, disegnato da Peruzzi, mostra dodici piccoli riquadri con scene dalle ''[[Metamorfosi (Ovidio)|Metamorfosi]]'' di Ovidio, eseguiti poi dal [[Maturino da Firenze|Maturino]]<ref>Nicole Dacos, ''Ni Polidoro, ni Peruzzi: Maturino'', in “Revue de l’art”, 57, 1982, pp. 9-28</ref> aiutato probabilmente da un giovane [[Polidoro da Caravaggio]].
==Archeologia==
{{Vedi anche|Casa della Farnesina}}
La villa Farnesina è interessata anche da ritrovamenti archeologici localizzati sotto una parte del giardino, dove è stata ritrovata, nel XIX secolo, una lussuosa casa, risalente all'epoca augustea, che si ritiene possa essere stata la residenza di [[Marco Vipsanio Agrippa]] e [[Giulia maggiore (figlia di Augusto)|Giulia maggiore]]. Tale residenza è stata denominata [[Casa della Farnesina]] ed è particolarmente ricca di affreschi, molti dei quali sono oggi a [[Museo nazionale romano di Palazzo Massimo|Palazzo Massimo alle Terme]].
 
Le pitture murali - come anche quelle della [[Casa di Livia]] - mostrano una combinazione tra il [[secondo stile|secondo]] e il [[terzo stile]] della pittura muraria romana. Mostrano immagini mitologiche centrali su uno sfondo bianco, che sono circondate da fasce rosse. Nello sfondo sono rappresentati colonne ed altri elementi architettonici. L'abitazione fu scoperta nei pressi della sede dei Lincei durante i lavori per la costruzione del muraglione lungo il [[Tevere]], verso il [[1880]].
 
== Collegamenti esterni ==
* [{{cita web|http://www.villafarnesina.it/ |Sito di villa Farnesina]}}
* [{{cita web|http://www.raffaellovillafarnesina.it/ |Sito di Raffaello villa Farnesina]}}
* [{{cita web|url=http://www.lincei.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=8 |titolo=La villa nel sito dell'Accademia dei Lincei]}}
* [{{cita web|http://www.hort.purdue.edu/newcrop/udine/default.html |Elenco e immagini delle specie botaniche affrescate da Giovanni da Udine nei festoni della Loggia di Cupido e Psiche di villa Farnesina a Roma]}}
* [http://romaleggendaria.blogspot.com/2009/11/la-testa-monocroma-di-villa-farnesina.html La leggenda della 'testa monocroma' di villa Farnesina], ''Roma Leggendaria''
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