Differenze tra le versioni di "Disturbo bipolare"

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Nonostante il progresso in campo farmaceutico, i disturbi bipolari continuano a comportare una fonte importante di morbilità e mortalità, con una grave compromissione della qualità della vita dei pazienti (e spesso anche dei loro familiari).
 
Le conseguenze della malattia e delle continue ricadute, per l’individuol'individuo e per i suoi familiari, unite ad un alto rischio di mortalità per suicidio, rendono necessario un approccio che vada oltre la farmacologia, che continua a rimanere un elemento fondamentale della terapia, ma che si orienti sempre di più verso la prevenzione<ref>La Veglia G. (2012). Il disturbo bipolare e la psicoeducazione. ''Psicoclinica - Il Giornale della Società Italiana di Psicologia Clinica.'' 5-2012.</ref>.
 
La psicoeducazione è uno strumento di cura del disturbo bipolare, rivolto non alla eliminazione di un deficit ma alla prevenzione e al rafforzamento delle competenze del paziente o “Empowerment”<ref>Colom (2011). Keeping therapies simple: psychoeducation in the prevention of relapse in affective disorders. Brithsh Journal of Psychiatry, May 2011 198:338-340.</ref>.
 
Le prime ricerche sulla psicoeducazione come strumento terapeutico nel disturbo bipolare, che risalgono a circa 30 anni fa, tendevano a mettere in luce il risultato del miglioramento dell’aderenzadell'aderenza al trattamento farmacologico da parte dei pazienti, mentre oggi i vantaggi sono esplorati e misurati in un’otticaun'ottica molto più allargata<ref>Nathan P.E., Gorman J.M. (2007). A guide to treatments that work. Oxford University Press, New York.(Nathan, 2007)</ref>.
 
L’impiegoL'impiego di un trattamento psicoeducativo implica diversi vantaggi per la terapia dei pazienti bipolari, quali il miglioramento della qualità assistenziale percepita dai pazienti, che si traduce in un’alleanzaun'alleanza terapeutica, in una migliore aderenza farmacologica e in un aumento delle capacità del paziente nella ricerca di aiuto in situazioni complesse come, ad esempio, l’ideazionel'ideazione suicidaria o, in altri casi, la suscettibilità e autoreferenzialità proprie dell’iniziodell'inizio di alcuni episodi maniacali.
 
La psicoeducazione evita il modello di una relazione tra un medico “sanatore” e un paziente passivo, per potenziare, invece, un’adeguataun'adeguata alleanza terapeutica incentrata sulla collaborazione, sull’informazionesull'informazione e sulla fiducia. La non comprensione della propria malattia, infatti, tende ad aggravare il decorso dei disturbi psichiatrici, dal momento che, al malessere causato dagli stessi sintomi della malattia, si aggiunge il malessere derivante dal non sentirsi capito dagli altri, e, ancora peggio, dal non comprendere che cosa stia accadendo, né cosa bisogna aspettarsi. La psicoeducazione cura la non comprensione del paziente rispetto a quello che gli sta succedendo, in modo da non sentirsi più “colpevole” per diventare “responsabile”, e tale passo costituisce l’iniziol'inizio dell’accettazionedell'accettazione della necessità di assumere una terapia.
 
== Prognosi ==
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